Alessandro Volta e la “nativa aria infiammabile di palude”

di Marco Travaglini

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Ritratto di Alessandro Volta

Alessandro Volta è considerato, a buon motivo, tra i più famosi fisici della storia. Studioso e inventore molto prolifico, si applicò soprattutto allo studio dei fenomeni elettrici. Infatti, quella che viene comunemente chiamata la “pila di Volta”, il primo generatore statico di energia elettrica mai realizzato, in pratica il prototipo della batteria elettrica moderna, fu un’invenzione davvero rivoluzionaria. Ma al geniale ingegnere comasco si deve anche la scoperta del metano, avvenuta nel 1776, tre anni prima della “pila”. Alessandro Volta nel corso dei suoi studi viaggiò molto, spostandosi in diversi paesi d’ Europa,senza trascurare i territori più vicini. Tra questi anche la sponda lombarda del lago Maggiore, dove — ospite della famiglia Castiglioni — trascorse ad Angera alcune giornate nell’autunno dello stesso anno in cui, a Filadelfia, veniva scritta la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Il soggiorno nel paese all’ombra della Rocca Borromea fu breve ma fruttuoso.

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L’Isolino Partegora, nei pressi di Angera

Durante una gita in barca attorno alle rive dell’Isolino Partegora( quello che gli angersi chiamano “l’isulìn”), un piccolo scoglio circondato da canneti, unica delle undici isole del Lago Maggiore situata in territorio lombardo, Volta s’imbattè nell’aria infiammabile delle paludi. Costeggiando quei canneti, frugando con un bastone il fondo melmoso dell’acqua, il grande fisico vide salire a galla e poi svanire nell’aria bollicine gassose.

Incuriosito, racchiuse il gas all’interno di alcune provette di vetro per studiarne le proprietà fino a scoprire che la sostanza gassosa s’incendiava , sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica. “Quest’aria arde assai lentamente con una bella vampa azzurrina”, scrisse, deducendo che il gas si formava grazie alla decomposizione di sostanze organiche, animali e vegetali, in assenza di ossigeno.

Immaginando un utilizzo pratico della sua “aria infiammabile”( dalle sue ricerche risultava che quel gas fosse presente in grande quantità in tutte le paludi) Alessandro Volta costruì una pistola elettroflogopneumatica in legno, metallo e vetro, con la quale trasmettere un segnale a distanza, dimostrandosi — in pratica — un precursore dei sistemi di accensione dei moderni motori a benzina.

Non pago realizzò una lucerna ad aria infiammabile e perfezionò l’eudiometro per la misura e l’analisi dei gas. Per una corretta determinazione della composizione del gas si dovette però attendere ancora un quarto di secolo. La scoperta portò grandi vantaggi e, già nella prima metà dell’800, l’illuminazione a gas divenne comune in molte città americane ed europee. Una rivoluzione, per i cittadini: le strade, ben illuminate anche di sera, scoraggiarono i malintenzionati, la gente usciva anche dopo il tramonto, modificando abitudini e costumi. Nel febbraio del 1822 il gas fece la sua prima apparizione a Torino, in piazza San Carlo, nel caffè del sig. Gianotti ( quello che oggi è il Caffè San Carlo) ma solo vent’anni dopo venne impiegato nell’illuminazione delle strade cittadine. Nel 1837, Carlo Alberto, autorizzò François Reymondon, architetto di Grenoble, e Hippolyte Gautier, ingegnere di Lione a costruire il gasometro di Porta Nuova e due anni dopo un nuovo tipo di illuminazione a gas entrò in funzione con cento fiamme che, tre anni dopo, diventarono mille e seicento. Le cronache dell’epoca raccontano che, nell’ottobre del 1846, “fra l’entusiasmo della popolazione, furono illuminate le contrade Dora Grossa e Nuova” e, poco dopo, anche le vie Po e Santa Teresa, piazza Castello, piazza San Carlo e piazza Vittorio. E tutto questo, in qualche misura, trovò origine anche da quella “nativa aria infiammabile di palude” che il Volta scoprì tra i canneti dell’isolotto sul lago Maggiore.

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