Alla scoperta del pianeta lupo in Piemonte

di Mario Bocchio

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Un esemplare di lupo maschio fotografato nel Parco delle Alpi Marittime (Cn)

Il lupo è ritornato sull’arco alpino. Nel 1983 questi predatori in Italia erano 200: la stima del 2012, anno dell’ultimo censimento (il prossimo è atteso per settembre) è di 800 esemplari. Grazie alla normale dispersione tipica della specie, dalla fine degli anni Novanta in Piemonte, i lupi sono apparsi soprattutto nelle Valli Pesio, Stura e Gesso (nel Cuneese), nel Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand e in Valsusa (Torino) e in Val Borbera nell’Alessandrino.
Piemontese è Francesca Marucco, uno dei più esperti zoologi internazionali di lupi, che ha vissuto otto anni negli Stati Uniti, con una robusta esperienza di ricerche sul campo in Montana.

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La nota biologa Francesca Marucco in laboratorio

Allieva di Luigi Boitani, riconosciuto come il padre della conservazione dei carnivori in Italia, la Marucco è il punto di riferimento di Life Wolfalps, il programma di monitoraggio dei lupi sulle montagne italiane nel più ampio quadro delle normative europee, e l’anima del Centro Uomini e Lupi di Entracque, sempre nel Cuneese, all’interno del Parco delle Alpi Marittime, dove il Canis lupus viene spiegato ai visitatori come l’animale simbolo del confine frastagliato e sempre contraddittorio tra l’umano e il selvaggio, tra natura e cultura. Ed è qui che, partendo da reperti come le feci o i peli, vengono estratti i dna dei capi per redigere il censimento.
“In Nord America gli animali selvaggi sono vissuti come specie da apprezzare, ma a distanza - spiega la Marucco -. Da noi, in zone molto antropizzate, abbiamo l’idea del lupo come peluche o del predatore da eliminare. Questo è un momento in cui si parla molto del terrore per il lupo, ma il lupo nei nostri boschi si è reinsediato da decenni senza nessun attacco documentato alle persone. E se poi pensi al numero dei visitatori delle montagne, l’evidenza statistica della sua non pericolosità è chiara. Il lupo poi, è molto difficile da vedere, anche per lo sguardo esperto di un biologo. si tiene alla larga il più possibile da noi umani.

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Guardiaparco del Parco delle Alpi Marittime alla ricerca del branco stanziale in Valle Gesso

Ho cominciato a lavorare in Piemonte nel 2000; nei primi dieci anni il clima era buono per il lupo, nonostante la sua popolazione stesse crescendo. Poi negli ultimi tre o quattro anni, ho assistito ad un cambiamento di atteggiamento. La causa è la strumentalizzazione del lupo, usato come icona di alcune categorie sociali in cerca di rappresentanza. I mezzi di informazione, da parte loro, si sono concentrati sugli attacchi dei predatori ai capi di bestiame sugli alpeggi. Perciò è fondamentale produrre dati scientifici solidi su cui costruire programmi gestionali basati sulla logica, non sull’emotività”.

Proprio Boitani, era solito sostenere che per descrivere l’uomo servono le stesse parole usate per il lupo.

“Da un punto di vista culturale, il lupo è il complesso di istinti ferini che non riusciamo mai a dominare completamente. Suscita sempre un’opinione, non lascia mai indifferenti - ci spiega -. Il lupo spesso diventa anche l’incarnazione di cambiamenti sociali ed economici traumatici, ad esempio l’abbandono della campagna e di conseguenza il rinselvatichimento. In Italia, e in Piemonte, sui lupi si sono concentrate le angosce di un mondo in transizione. Il nostro stile di vita è sempre più dipendente da supporti tecnologici che mediano il rapporto con la realtà e fanno perdere il contatto con il selvatico. Ormai lo immaginiamo come nei cartoni animati. E poi la domesticazione del lupo, che ha portato al cane, ne ha fatto una specie molto vicina, forse troppo vicina a noi. Il lupo ha una vera famiglia, non è un solitario come la lince.

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Giovane lupa fotografata nei boschi di Entracque (Cn)

I giovani vanno in dispersione, come i ragazzi che escono di casa a venti o trenta anni. Vanno a formare un nuovo branco. Quando in Nord America si fanno le analisi di selezione dell’habitat sul lupo, per capire le zone selezionate per la riproduzione e la predazione, quelle in quota non vengono neppure inserite nei modelli, perché i lupi scelgono sempre i fondovalle. Lo stesso lavoro sulle Alpi dà esiti completamente diversi. I lupi italiani preferiscono l’alta montagna, pur di evitare paesi e strade, non hanno nessun problema a salire ai tremila metri: i siti di rendez vous, dove si trovano le tane con i cuccioli, sono a misura di camoscio, quanto ad altezza e difficoltà di accesso. Le Alpi sono quindi un insostituibile laboratorio sul futuro, per capire fino a che punto possiamo convivere con i carnivori. I piani di gestione faunistica devono essere integrati con i dati di presenza del predatore. L’Italia ha aderito alla Convenzione di Berna e alla Direttiva Habitat dell’Unione europea e questo significa che il nostro Paese ha abbracciato il ragionamento sotteso a questi strumenti normativi: l’area attuale dei lupi è una soglia minima sotto cui non si può scendere, ma è altamente auspicabile per la sopravvivenza della specie che questo spazio possa espandersi e che aumenti la connettività tra le popolazioni esistenti”.

Il Centro faunistico Uomini e Lupi di Entracque (Cn)

Insomma, il range potenziale del lupo è più ampio di quello attualmente occupato e costituisce un valore ecologico in sè che, in prospettiva, deve essere salvaguardato anche sulla base di scelte politiche di conservazione.

“Una gestione efficace dei lupi in Italia deve adattarsi continuamente ai cambiamenti socio-economici, non può essere statica, e deve fondarsi su parametri di popolazione e distribuzione monitorati con continuità - ancora la Marucco -. Bisogna sempre tener presente che questi animali non sono gestibili all’interno di aree predefinite: un lupo va dove vuole, ha un territorio di almeno 250 kmq.

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La paura ancestrale del lupo

Tutto necessita di compromessi. Quando si arriva alla decisione, ci si trova per forza di cose ad un tavolo in cui ci sono le necessità e i bisogni di tutte le categorie coinvolte dalla presenza del lupo. La buona notizia è che in Italia stiamo andando nella direzione di uno stretto dialogo tra biologi e politici, in modo da definire piani di intervento sempre più descrittivi della realtà al suolo”.

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Il lupo popola anche le favole per i bambini

Conclude la Marucco: “L’atto di bracconaggio più subdolo e spregevole contro il lupo è l’avvelenamento, perché non si limita ad uccidere il predatore, ha ricadute terribili su tutta la fauna selvatica, l’ecosistema e la catena alimentare. I bracconieri oggi usano sostanze facilmente reperibili come i rodonticidi e gli anticoagulanti, ma in provincia di Cuneo uccidono anche con la stricnina e il cianuro, veleni proibiti in Italia e quindi immessi di contrabbando. Il boccone tossico è una minaccia anche per i turisti e i loro cani.

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Gruppo di lavoro per la gestione del lupo sulle montagne del Piemonte

Nel progetto Life Wolfalps che io coordino prevediamo la costituzione da qui al 2018 di due squadre analoghe al Gruppo antidoto del Gran Sasso, addestrate per setacciare due settori geografici, le Alpi Occidentali e quelle Orientali. Stiamo anche procedendo con i corsi di formazione per operatori alpini dal Piemonte al Trentino, che ci consentiranno di avere un censimento veramente completo e dettagliato dei lupi sull’intero arco alpino. Il lupo non è una presenza causale o contingente dei nostri boschi, è al contrario parte irrinunciabile della nostra identità ecologica di europei”.

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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