Camera con vista sulla storia delle immagini

APRE A TORINO UNA FONDAZIONE CHE PROMUOVE
LA CULTURA FOTOGRAFICA E L’EDUCAZIONE VISIVA
di Federica Calosso

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Appena nata a Torino, città in cui è stata scattata la prima fotografia in Italia nel 1839, una nuova realtà attenta alle imma-gini. Attraverso una Fondazione privata, Camera promuove a livello nazionale la cultura della fotografia, la salvaguardia degli archivi esistenti e l’educazione all’immagine rivolta al pubblico degli appassionati e ai professionisti.
Quattro colori fluo, quattro fili conduttori. L’attività di Camera, Fondazione privata nata a Torino, è partita nell’ottobre scorso all’insegna della creatività e della collaborazione con enti pubblici e privati. Mostre fotografiche di livello interna-zionale, collegamento stretto con il territorio e le istituzioni locali, valorizzazione degli archivi, attività di formazione: questi i quattro filoni colorati che la caratterizzano. Dove prima c’era la sede della Regia opera della mendicità istruita, sede della prima scuola pubblica del Regno d’Italia — l’insegna storica campeggia tutt’ora sul portone d’ingresso di via delle Rosine 18, a Torino — oggi c’è il Centro italiano per la fotografia. Anche attraverso questa ambiziosa iniziativa Torino vuole tornare a essere un aggregatore a livello nazionale e internazionale di attività legate alla fotografia.
In duemila metri quadrati di spazio completamente ristrutturato (grazie ai fondi Fesr dell’Unione europea e alla collabora-zione con la Regione Piemonte), il team prevalentemente al femminile di Camera, lavora da alcuni mesi con un solo scopo: “Dotare l’Italia di un Centro dedicato alla fotografia come forma di linguaggio, di documentazione e di espressione ar-tistica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente e creativo con le espe-rienze internazionali”. Lorenza Bravetta, direttore di Magnum Photos per l’Europa continentale a Parigi fino al 2014, è il primo motore di Camera; Francesca Spiller è il coordinatore generale.

Una lunga serie di mostre e iniziative

L’obiettivo decisamente ambizioso del Centro si è concretizzato con la prima mostra proposta al pubblico fino al 10 gennaio: Boris Mikhailov: Ukraine. Una retrospettiva, con più di 300 opere esposte, dedicata a uno dei maggiori arti-sti viventi cresciuti nella ex Unione Sovietica.
Termina anche il 10 gennaio una mostra (con ingresso gratuito) che rende omaggio a Torino capitale europea dello Sport 2015. Una selezione di immagini provenienti dagli archivi fotografici del territorio torinese: enti pubblici, società sportive e privati prestano le proprie fotografie originali per contribuire al racconto partecipato della storia sportiva di una comunità ampia. Lo sport come fattore di coesione sociale e generazionale viene raccontato attraverso storie e aneddoti legati alla città di Torino.
Accanto alla mostra principale Camera propone sempre anche un’esposizione complementare: dal 21 gennaio al 13 marzo sarà la volta di Oh Man, ultimo lavoro di Lise Sarfati sulla figura umana e il contesto urbano, realizzato in Cali-fornia. Francesco Zanot, all’interno di Camera, si occupa della cura delle esposizioni e dei progetti.

Educare lo sguardo

L’aspetto complessivo dell’educazione allo sguardo costituisce una parte importante della mission di Camera, di cui si occu-pa Maria Cristina Araimo. Osservare, conoscere, comprendere, criticare in maniera autonoma la fotografia è lo scopo delle attività di formazione avviate in questi primi mesi. Si parte dalle scuole elementari e medie, con moduli differenziati per età basati sul gioco e su laboratori interattivi. Con gli allievi delle scuole superiori si realizza un vero progetto fotografico originale che prevede l’uscita per la realizzazione di fotografie sul territorio e successivamente la loro elaborazione per arrivare al prodotto finale. Per gli appassionati e i professionisti il programma di Workshop e Masterclass è realizzato, a Torino ma non solo, in collaborazione con Leica Academy Italy e con i grandi fotografi di Magnum Photos. Gli argomenti vanno dalla street photograpy al ritratto, dal paesaggio naturale all’architettura industriale e alla ricerca antropologica.

Censire le raccolte

Camera ha scelto di non costruire un proprio archivio specifico ma di lavorare per mettere in rete i numerosissimi archivi fo-tografici esistenti in Italia: un patrimonio poco conosciuto e oggi difficilmente utilizzabile per i differenti sistemi di archiviazio-ne usati. Il software Abacvm, (grazie a una convenzione con la Tavola Valdese e il Comune di Torino) è alla base del proget-to. Dopo un lavoro d’adattamento e implementazione con funzioni specifiche relative alla gestione delle immagini digitali, il software sarà in grado di dialogare con vari archivi e banche dati fotografiche.
Primo passo del progetto è la realizzazione del censimento e della mappatura sul territorio dei fondi fotografici esistenti in tutta Italia, attività di partenza che Camera sta mettendo a punto in stretta collaborazione con l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni culturali. Responsabile degli archivi è Barbara Bergaglio.

In sintonia con il territorio

La collaborazione con le diverse realtà del territorio, nazionale e internazionale, costituisce il quarto filone di attività di Camera. Due residenze per trenta fotografi under 35, guidate da fotografi internazionali come Alex Webb e Harry Gruya-ert, sono già state realizzate nelle Langhe per promuovere il nuovo sito patrimonio dell’Unesco. Esposizioni importanti, frutto di lavori fotografici realizzati in tutto il mondo, saranno portate sotto le volte candide di Camera per renderle visibili anche al pubblico italiano, mentre altre iniziative saranno organizzate in collaborazione con enti esterni per portare la cul-tura della fotografia anche in zone periferiche, con pubblici differenti. Interessante la collaborazione di una Fondazione privata (con scopi che potremmo definire para-pubblici) con numerosi partner privati, anche in vista della sostenibilità dell’intero progetto. All’interno della sede di Camera operano infatti la casa editrice Corraini di Mantova per il bookshop e lo spazio Leica con la vendita di apparecchi fotografici e l’esposizione di mostre a tema. Hanno dato finora il proprio pa-trocinio e sostegno a Camera: Ministero dei Beni culturali, Regione Piemonte, Città di Torino, Intesa Sanpaolo, Eni, Ma-gnum Photos, Reda, Lavazza, Erco, Sky Arte e La Stampa.
www.camera.to

Non un “museo” ma un archivio condiviso
intervista a Lorenza Bravetta
Abbiamo chiesto a Lorenza Bravetta, direttore di Camera, di illustrarci i tratti caratteristici del Centro italiano per la fotografia.

Che cosa è Camera?

Camera rende concreto un progetto trasversale tra diverse forme d’arte. La fotografia è intesa qui come una forma d’espressione e di lin-guaggio che dialoga continuamente con la società. In un mondo in cui tutti scattano fotografie con lo smartphone, in ogni momento della giornata e in ogni situazione, per noi è molto importante non soltanto mostrare le fotografie realizzate dai grandi professionisti ma proporre attività didattiche e di formazione. Non vogliamo insegnare la pratica fotografica ma educare a comprendere la fotografia, sin dall’infanzia. Per questo motivo organizziamo attività con le scuole, workshop per gli adulti e anche seminari di alta formazione per i professionisti.

Perché proprio a Torino?

In Italia la fotografia non ha il ruolo che le spetta, come succede invece nella maggior parte dei paesi occidentali. Camera è nata a Torino perché questa città è stata in passato un centro molto importante per lo sviluppo della fotografia e anche perché io stessa, dopo molti anni d’attività all’estero, alla soglia dei 40 anni, ho deciso di tornare nella mia città e di costruire qui il progetto dinamico in cui ho sempre credu-to. A Torino ho trovato l’appoggio delle istituzioni locali, delle imprese del settore e di tanti professionisti che hanno creduto in questo pro-getto. Insieme abbiamo costituito una Fondazione privata che ha l’ambizione di essere un centro di livello nazionale, in grado di sostener-si anche grazie alla collaborazione dei partner che saprà trovare. A ottobre abbiamo aperto al pubblico nello spazio dell’ex istituto delle Rosine, ristrutturato grazie ai fondi europei erogati dalla Regione, un luogo che ben si adatta alle esigenze espositive e di formazione.

Camera è anche un museo della fotografia?

Abbiamo deciso di non costituire una nostra collezione privata ma piuttosto di iniziare una grande operazione di recupero della memoria che porti alla formazione di un archivio fotografico nazionale. Per far questo è stato costituito un tavolo di lavoro, cui partecipa anche il Mi-nistero della Cultura, per il censimento di tutti gli archivi fotografici pubblici e privati esistenti in Italia. Attraverso una convenzione stipulata con la Città di Torino e la Chiesa Valdese stiamo realizzando un software che sarà in grado di dialogare con i vari sistemi d’archiviazione finora utilizzati. Si arriverà quindi ad avere un grande archivio virtuale, consultabile e utilizzabile da tutti (fatti salvi i diritti degli autori), la-sciando però in loco ciascun fondo fotografico.

Al Museo del Cinema un milione di scatti
DAI DAGHERROTIPI DEL PRIMO ‘800 ALLE STAMPE ALL’ALBUMINA, PER DOCUMENTARE LA STORIA DELL’ARTE FOTOGRAFICA IN ITALIA E IN EUROPA

Fotografia e cinema sono mondi strettamente connessi, soprattutto nella loro parte storica. La fototeca del Museo nazionale del Cinema di Torino, gestita da Roberta Basano, possiede oggi un archivio con un milione di fotografie. Fu Maria Adriana Prolo, nel 1941, a iniziare la prima raccolta di materiali fotografici costituita da apparecchi, libri, riviste e immagini dedicate alla storia della fotografia e del cinema. La collezione di fotografia storica comprende oggi più di 132.000 fotografie e documenta in partico-lare la produzione fotografica piemontese dalle origini fino al 1940. Il nucleo di materiali più antichi è costituito dalla raccolta di dagherrotipi, tra cui quelli di Carlo ed Enrico Federico Jest che scattarono la celeberrima fotografia della chiesa della Gran Ma-dre. Nell’età del collodio le immagini di Torino iniziarono a far conoscere la città in Europa, ad allora risalgono le stampe all’albumina di Ludovico Tuminello, l’album “Turin, ancien et moderne” pubblicato nel 1867 da Henri Le Lieure, la veduta della Gran Madre di Dio ripresa nel 1860 da Achille Quinet e la celebre immagine del Padiglione del Bogorama in piazza Ca-stello a Torino, scattata nel 1870 da Vincenzo Giani. Oltre 6.500 carte de visite, realizzate in Europa e negli Stati Uniti, te-stimoniano la produzione di massa del ritratto fotografico ottocentesco. La stereoscopia è ampiamente rappresentata at-traverso 16.000 immagini conservate al Museo. Dagherrotipi, negativi e positivi realizzati da celebri studi fotografici o da semplici amatori costituiscono oggi un importante strumento di studio per conoscere la nascita e lo sviluppo della fotogra-fia 3D.
A rendere unica la collezione fotografica del Museo del Cinema sono soprattutto i fondi dei fotografi amatoriali piemontesi che hanno reso celebre a livello internazionale la fotografia italiana. Il fondo di Secondo Pia, avvocato astigiano noto per a-ver fotografato per primo la Sindone in occasione dell’ostensione del 1898, comprende 12.000 fotografie (appena digitalizza-te) che ripercorrono la sua attività tra il 1886 e il 1927. Oltre ai famosi scatti della Sindone (custoditi nell’omonimo museo to-rinese), Pia documentò con meticolosa attenzione il patrimonio artistico piemontese.
Sono anche presenti nella fototeca del Museo le fotografie di Maggiorino Gramaglia, esponente della fotografia futurista, dei fratelli Giuseppe e Odoardo Ratti con un archivio di 5.000 immagini che comprendono interessanti fotografie della prima guerra mondiale, l’opera del fotoreporter Vittorio Zumaglino è documentata con oltre 10.000 fotografie. Nel 2011 il Museo del Cinema ha ricevuto la donazione dell’archivio del magistrato piemontese Domenico Riccardo Peretti Griva, indiscusso maestro europeo della corrente fotografica pittorialista: 23.000 fotografie (tra stampe alla gelatina ai sali d’argento, bromoli, bromoli-trasferti, ne-gativi e provini) che rappresentano una tra le più significative testimonianze della storia della fotografia italiana. n
www.museocinema.it

Immagini digitali sul mondo dell’impresa, dell’industria e del lavoro in Piemonte

Si può ripercorre la storia dell’industria, delle imprese e del lavoro in Piemonte dai primi del ‘900 al 2010 attraverso l’importante colle-zione d’immagini digitali, frutto del progetto di censimento degli archivi delle aziende piemontesi realizzato da Regione Piemonte e di-rezione generale per gli archivi del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Il censimento, iniziato nel 2009 e concluso nel 2011, ha portato alla realizzazione di un grande archivio di materiale illustrativo reperito in 39 aziende piemontesi, scelte tra le più rappresentative e conosciute, che hanno voluto condividere il proprio patrimonio. Il risultato è nelle 4.085 immagini inedite selezionate tra fotografie su lavorazione, prodotto, ambienti aziendali ed eventi e manifesti, locandine, buste, carta intestata, disegni, progetti, boz-zetti che testimoniano le vicende delle famiglie imprenditoriali e delle persone, i percorsi produttivi, i materiali, gli edifici di aziende co-me Aurora, Aviogroup, Borsalino, Cinzano, Fiat, Gruppo finanziario tessile, Lanterna magica, Lenci, Leone, Olivetti (nella foto), Pasto-re, Riv-Skf, Superga, Talmone-Venchi e Utet. (aq)
www.imprese.san.beniculturali.it/

Banca dati “Guarini” un catalogo virtuale

Panorama della città di Casale Monferrato nel 1896; immagine della Cattedrale di Asti nel 1890; scene in bianco e nero della Passione di Sor-devolo risalenti a fine ‘800 e degli anni ’50; antiche capanne di paglia all’Alpe Piana del Ponte in Alta Valsessera, scatto fotografico del 1900; case tipiche in un alpeggio in Valsesia intorno al 1895; donne al lavoro nei campi nei primi del ‘900; piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre a Torino, negli anni ’20; canottieri che gareggiano sul fiume Po a Torino negli anni ’30; Cesare Pavese e Giulio Einaudi a Cervinia nel 1945; un’Alfa Romeo Giulietta 1300 berlina e sullo sfondo il Castello del Valentino a Torino, nel 1955; la visita di Papa Giovanni Paolo II a Susa nel 1991… Sono alcune “istantanee” scelte tra le migliaia di fotografie, cartoline, mappe e documenti cartacei, catalogati attraverso il sistema in-formativo “Guarini”, software messo a punto da Csi Piemonte su incarico della direzione regionale Beni culturali e riconosciuto dal Ministero per i Beni e le attività culturali.
“Guarini” è infatti un progetto nato negli anni Novanta con l’obiettivo di creare uno strumento per catalogare l’immenso patrimonio archeologico, architettonico, storico, artistico, etnologico, antropologico e delle tradizioni popolari del Piemonte conservato da musei, istituti culturali, archivi e comuni piemontesi, ed anche da associazioni e fondazioni che affiancano gli enti pubblici nell’attività di salvaguardia della nostra cultura.
Csi Piemonte ha così creato una banca dati regionale centralizzata con oltre 75mila immagini digitalizzate sui beni storico-artistici, oltre 70mila immagini su edifici storici e 2mila immagini su locali storici.
Una parte di questo patrimonio è fruibile direttamente dai cittadini via web. Il servizio permette di eseguire ricerche e di visualizzare dati e im-magini appartenenti ad alcuni enti pilota che hanno catalogato i beni con schede fototipo cui sono allegate delle fotografie. (aq)
www.regione.piemonte.it/cultura/guarinipat/web.htm

Una regione si mette in posa
TUTTO INIZIA CON LA FOTOGRAFIA DELLA GRAN MADRE DI DIO A TORINO SCATTATA NEL 1839 DA ENRICO FEDERICO JEST, OGGI CONSERVATA ALLA GAM

La storia della fotografia italiana è molto legata al Piemonte. Tracciare i contorni della sua evoluzione, seppur per sommi capi, non è un compito semplice. Lo abbiamo affidato a Pierangelo Cavanna, per anni docente di storia e tecnica della fotografia in diverse uni-versità italiane e storico della fotografia. Torino ha conquistato un posto d’onore nella storia ufficiale della fotografia italiana anche per-ché conserva la più antica immagine fotografica conosciuta realizzata in Italia: quella della chiesa della Gran Madre di Dio, scattata da Enrico Federico Jest nel 1839, oggi conservata presso la Galleria d’Arte moderna di Torino. Nello stesso anno in Francia Louis Mandé Daguerre aveva inventato la dagherrotipia, antenata delle moderne fotografie. Negli anni successivi la tecnica fotografica migliora e, anche grazie alla presenza di Casa Savoia e della sua corte, in Piemonte la fotografia si diffonde rapidamente.
“Negli anni Ottanta del XIX secolo — racconta Cavanna — i fotografi riscoprono il Medioevo: per realizzare il Borgo Medievale di Torino, in occasione della Esposizione internazionale, l’architetto Alfredo D’Andrade commissiona le fotografie dei borghi e dei castelli medio-evali del Piemonte e della Valle d’Aosta a Vittorio Ecclesia, Giovan Battista Berra e Carlo Nigra”.
Le carte de visite

Fino ad allora chi ne aveva la possibilità commissionava ai pittori un ritratto per tramandare la propria immagine ai posteri. Con l’avvento della fotografia tutto diventa più semplice ed economico. A Torino, nella seconda metà dell’Ottocento, quando la città è capitale del regno, nascono numerosi studi fotografici — ricordiamo, tra gli altri, quelli di Henri Le Lieure, Luigi Montabone e Michele Schemboche che mettono in posa du-chi, dame e baroni ma anche gli esponenti della borghesia, e producono le carte de visite: fotografie di piccolo formato montate su cartonci-no, facili da tenere in tasca o da spedire all’amata lontana. Nella nostra città i soggetti delle fotografie erano a volte anche gli invitati ai grandi balli in costume.
“Spesso i nobili organizzavano feste in costumi medioevali che richiamavano le origini dei Savoia — prosegue Cavanna -
gli invitati facevano a gara per ispirarsi agli antichi ritratti di corte. Non era ancora tempo di reportage veri e propri dell’evento in sé, ma il giorno successivo alla festa dame e cavalieri posavano davanti al fotografo”.
Queste immagini curiose non sono per ora raccolte in fondi specifici, ma mescolate alle comuni foto personali, da cui occasionalmente emergono.
“Per esempio — ricorda lo storico — nel fondo Avondo custodito alla Gam c’è una fotografia di Vittorio Avondo in costume medievale”.

Secondo Pia e Vittorio Sella

La carriera fotografica di Secondo Pia è nota soprattutto per la foto della Sindone del 1898, ma l’avvocato astigiano fu anche un attento os-servatore delle architetture del Piemonte che documentò con attenzione e qualità professionali, anche se fotografava soltanto per passione. Altro grande appassionato di fotografia fu a Biella Vittorio Sella che unì la passione per l’alpinismo con quella per la fotografia, diventando il maggior fotografo di montagna dell’Ottocento.

La fotografia artistica e la pellicola

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo la fotografia in Piemonte attraversa un grande cambiamento. Le fotografie non sono più realizzate sulle delicatissime lastre di vetro ma su pellicola.
“Anche lo scopo cambia — spiega Cavanna — si passa dalla pura documentazione all’interpretazione di ciò che si vede: nasce la fotografia ar-tistica e Torino ne diventa l’indiscussa capitale”.
I tanti fotografi presenti in città nel 1902 colgono una grande occasione: l’Esposizione internazionale di arte decorativa. Partecipano con le loro opere fotografi di tutto il mondo occidentale, tra cui anche l’americano Alfred Stieglitz. Torino diventa un centro internazionalmente riconosciuto per la fotografia, qui s’incontrano e si confrontano professionisti di tutto il mondo. Subito dopo, nel 1904, nasce in città una rivista internazionale che rimarrà una pietra miliare nella storia delle immagini: La fotografia artistica, diretta da Annibale Cominetti, resterà in vita fino al 1917, alla vigi-lia della I Guerra mondiale.

La Grande Guerra

Gli eventi bellici azzerano ogni cosa ma sviluppano anche un diverso filone, quello della fotografia privata, non ufficiale. Mentre al seguito di tutti gli eserciti in guerra ci sono i fotografi ufficiali che documentano formazioni, vittorie e onorificenze, anche grazie ad apparecchi fotografici sem-pre più semplici e trasportabili, generali, ufficiali e soldati incominciano a scattare fotografie per scopi personali: immagini che spesso non ven-gono spedite a casa (anche per evitare la censura), ma sono sviluppate e stampate mesi o anni dopo, una volta tornati a casa.
“Proprio in questi ultimi anni — prosegue Cavanna — stanno venendo alla luce dagli album di famiglia le migliaia di fotografie (o i negativi) di non-ni e bisnonni che mostrano le trincee, i feriti, le scene di una guerra tremenda che noi possiamo solo immaginare. Un patrimonio in gran parte ancora da studiare”.

Le mostre degli anni Venti e Trenta

Negli anni Venti del Novecento a Torino ricomincia la grande stagione delle mostre, anche di fotografie.
“Numerosi fotografi non professionisti raccontano la città e la montagna con immagini rimaste storiche: Stefano Briccarelli, Mario Gabinio, Cesare Giulio sono alcuni nomi tra molti altri. Negli anni Venti e Trenta nascono nuove riviste: Galleria e il Corriere fotografico, diretto da Carlo Baravalle, Achille Bologna e appunto Briccarelli. Fino alla fine degli anni Quaranta Torino è un fermento di idee in campo fotografico, come dimostra anche l’attività di un autore eccentrico come l’architetto Carlo Mollino, che nel 1949 darà alle stampe il Messaggio dalla camera o-scura, la prima, personalissima storia della fotografia scritta in Italia”. (fc)

Dal 1948 gli appassionati s’incontrano sotto la Mole

La Federazione italiana delle Associazioni fotografiche (Fiaf), che raduna i fotografi amatoriali di tutta Italia, è nata a Torino subito dopo la guerra, nel 1948, e ancora oggi ha nel capoluogo piemontese la propria sede nazionale. Sin dalla nascita, lo scopo di divulgare e soste-nere la fotografia amatoriale si è realizzato con la creazione di un’associazione senza fini di lucro che radunasse i moltissimi appassionati di fotografia presenti in tutta Italia. Oggi la Fiaf, che ha 5.500 associati e 550 circoli affiliati, dispone di un’organizzazione capillare che raggiunge circa 40.000 appassionati di fotografia in tutta Italia. La sua sede organizzativa a Torino è in corso San Martino 8. In Italia, con dieci gallerie associate, i circoli Fiaf organizzano mostre periodiche e una delle più recenti è stata allestita a Torino con Seat Pagine Gialle per i 150 anni. La Fiaf, membro dell’Associazione internationale Fiap, ha contribuito a costruire la storia della fotografia amatoriale italiana e ancora oggi fornisce ai propri soci sostegno per la realizzazione di mostre, la formazione e la didattica.
www.fiaf.net

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