Cirio, i “pelati” nati a Torino

di Marco Travaglini

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La lapide dedicata a Francesco Cirio a Porta Palazzo — Torino

A Torino, a nord-ovest del centro storico, c’è Porta Palazzo (Pòrta Palass o Pòrta Pila in piemontese). E’ lì, in piazza della Repubblica, la più estesa della capitale subalpina, che quotidianamente viene ospitato il mercato all’aperto più grande d’Europa. Ed è lì che, davanti al numero 24, s’incontra una lapide dedicata — nel lontano 1910 — a Francesco Cirio. Le lettere un po’ consunte ci informano come “con una fede iniziatrice, con ardimentosa energia , fra gioie e dolori ,suscitò gloriose fortune per gli agricoltori italiani insegnando nuovi commerci, nuove vie e nuovi mercati”.

E’ noto che nel dire Cirio si è sempre pensato al pomodoro e viceversa, parlando dei “pelati” in latta, veniva naturale associarli alla ditta che porta quel nome. Francesco Cirio, uno dei pionieri dell’industria conserviera, nato a Nizza Monferrato il giorno di Natale del 1836 e trasferitosi a Torino, riuscì con le sue intuizioni a portare i prodotti ortofrutticoli del paese “del sole e del mare” su tutti i mercati del mondo. Sì, perché Il famoso “pelato” Cirio non vide la luce a Napoli, come si potrebbe pensare, ma nella città della Mole, dove Cirio, dall’astigiana valle Belbo, vi arrivò a quattordici anni, squattrinato ma con una grande determinazione e alcune idee geniali. Prima garzone , poi commerciante in proprio di frutta e verdura a Porta Palazzo, Francesco Cirio — trasportando la merce con un carretto — rivendeva in periferia la verdura che comprava a prezzo di realizzo al mercato durante l’ora di chiusura.

Ma come conservare piselli, peperoni, pomodori, cetrioli , carciofi per più giorni o in modo che si potessero consumare fuori stagione ? Nel 1856, a soli vent’anni, trovò la riposta applicando — per primo in Italia — il metodo inventato nel 1795 dal cuoco e pasticciere francese Nicolas Appert (detto appunto “appertizzazione”) che consisteva nella sterilizzazione di cibi cotti in contenitori chiusi ermeticamente.

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Una delle prime etichette Cirio

Fu un successo e di lì a poco Cirio inaugurò la sua prima fabbrica di conserve in scatola, la “Cirio-Società Generale Conserve Alimentari”.

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La classica confezione Cirio

Nella prima e nella seconda Esposizione Agraria di Torino, nel 1864 e 1865, gli furono tributati grandi onori mentre la definitiva consacrazione del “re delle conserve” avvenne nel 1867 all’Esposizione Universale di Parigi, a cui fece seguito l’apertura di stabilimenti in altre zone d’Italia.

Nel 1880 la produzione di conserve Cirio superava i 10.000 quintali e i 49.000 quintali l’esportazione di prodotti ortofrutticoli all’estero (resa possibile grazie alla collaborazione con le Ferrovie Italiane e all’uso di appositi vagoni refrigeranti). Francesco Cirio lavorò alacremente ai suoi progetti , con esiti e fortune alterne. Poco prima della sua morte, a sessantatre anni da poco compiuti, ai primi di gennaio del 1900, avvenne lo spostamento della “Ditta Cirio-Società Generale Conserve Alimentari “da Torino a San Giovanni a Teduccio, vicino a Napoli e il passaggio del pacchetto azionario di maggioranza nelle mani della famiglia Signorini.

Cirio, che riposa al cimitero Monumentale di Torino, legò comunque il suo nome ai celebri “pomodori pelati” e , in fondo, è giusto che sia così se si pensa che la prima capitale d’Italia è la più grande città meridionale del paese dopo Napoli e Palermo,come disse, a suo tempo, il sindaco di Torino Diego Novelli.

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