Coesione e sviluppo, quando l’Europa

ci dà una mano

AL VIA LA PROGRAMMAZIONE 2014–2020: OBIETTIVI E ARTICOLAZIONE DELLA PRINCIPALE OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO PER IL PIEMONTE

di Giuliana Turroni

A inizio autunno usciranno in Piemonte i primi bandi della nuova programmazione dei fondi strutturali europei 2014–2020. I fondi strutturali rappresentano la più importante fonte d’investimento per l’economia regionale e provengono in gran parte dall’Unione europea, ma anche dallo Stato e dalle stesse Regioni. Rispondono alle linee della politica di coesione elaborate dalla Commissione europea e sono gestiti in parte dallo Stato e in parte dalle Regioni. La politica di coesione europea comprende il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse), il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp).

Tramite lo stanziamento di 351,8 miliardi di euro nel periodo 2014–2020, l’Ue mira a favorire lo sviluppo equilibrato del territorio, riducendo il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite. Il pacchetto legislativo sulla politica di coesione 2014–2020 introduce importanti cambiamenti, quali un coordinamento rafforzato della programmazione dei quattro fondi comunitari collegati al Quadro strategico comune 2014–2020 in un unico documento strategico, e una stretta coerenza rispetto ai traguardi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile.

La strategia si basa su tre priorità per l’Europa del 2020: crescita intelligente per sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; crescita sostenibile per promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva; crescita inclusiva per promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale. Per misurare i progressi compiuti, la strategia ha individuato cinque ambiziosi obiettivi: il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro; il 3% del Pil dell’Ue deve essere investito nella ricerca; devono essere raggiunti i traguardi “20/20/20” in materia di clima e di energia; il tasso di abbandono scolastico deve essere ridotto al di sotto del 10% e innalzato almeno al 40% quello dei giovani laureati; deve essere ridotto di 20 milioni il numero delle persone a rischio o in situazione di povertà.

Solo per il Fesr e il Fse alla Regione Piemonte vanno complessivamente 2.160 milioni di euro, suddivisi in 1.880 milioni per Fesr e Fse e 280 milioni di quota con ricaduta sul Piemonte del Programma operativo nazionale (Pon). Il Feasr contribuisce invece al Programma di sviluppo rurale regionale, che si aggira intorno al miliardo di euro.

È importante sottolineare che il ritardo nell’avvio della programmazione 2014–2020 non dipende dalle Regioni né dagli Stati membri, ma in parte dalle novità introdotte dal Trattato di Lisbona, che hanno reso più democratico, ma anche più complesso, il processo decisionale dell’Ue. Il Trattato prevede infatti il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, che ora si trova su un piano di parità rispetto al Consiglio per la maggior parte degli atti legislativi, tra cui il bilancio. Pertanto, l’iter legislativo europeo, già partito con significativo ritardo, si è protratto oltre ogni aspettativa. Di conseguenza il Piemonte vedrà i primi bandi per la crescita e l’occupazione solo a fine 2015, mentre per l’agricoltura e la montagna si dovrà attendere il 2016.

La strategia Europa 2020

http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm

Il Regolamento (Ue) n. 1303/2013:

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R1303&from=IT

Antenna Europa del Consiglio regionale

www.cr.piemonte.it/web/per-il-cittadino/urp/antenna-europa

Oltre la frontiera, 25 anni di Interreg

Nel 2015 i programmi Interreg compiono 25 anni e sulla Cooperazione territoriale europea (Cte) la Ue ha stanziato per il 2014–2020 la somma di 8,94 miliardi di euro. La Cte è uno dei due obiettivi prioritari della politica di coesione dell’Ue, insieme a quello per la crescita e l’occupazione che comprende il Fesr e il Fse. La Cte si articola in programmi di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Le aree di cooperazione nelle quali il Piemonte è coinvolto sono le seguenti: programmi transfrontalieri Italia-Francia “Alcotra” e Italia-Svizzera; programma transnazionale Alpine Space, che comprende le regioni di tutto l’arco alpino; programma transnazionale Central Europe, che comprende una vasta area che va dal nord Adriatico fino al Baltico lungo il confine della vecchia cortina di ferro; programma transnazionale Med, che comprende tutto il bacino del Mediterraneo. Mentre logica della cooperazione transfrontaliera e transnazionale è geografica, i programmi interregionali Interreg Europe, Urbact e Espon offrono l’opportunità di collaborare su temi comuni senza limitazioni territoriali all’interno dell’Ue. (gt)

http://goo.gl/KdxOFU

Una crescita sostenibileper imprese, società e territorio

OGNI STATO DEVE REDIGERE UN ACCORDO DI PARTENARIATO, CHE DEFINISCA LA STRATEGIA PER IL CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI EUROPEI NEL 2020

di Mara Anastasia

Una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva: è questo che l’Unione europea chiede agli Stati membri nell’erogare i fondi strutturali comunitari della programmazione 2014–2020, che hanno come obiettivo lo sviluppo economico e sociale dei paesi membri e che rappresentano una delle principali voci di bilancio dell’attività delle Regioni. Tre i fondi a cui accede la Regione Piemonte: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). Non tutti i finanziamenti sono comunitari: una parte arrivano da fonti statali e altri da fonti regionali.

Le indicazioni europee prevedono che ciascuno Stato membro rediga un Accordo di partenariato, ossia un documento che definisca nel complesso la strategia nazionale volta al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020, attraverso l’azione congiunta dei diversi fondi. La predisposizione dell’Accordo avviene attraverso un percorso partenariale che coinvolge le Regioni. Ciascun Programma operativo regionale (Por) deve essere strutturato in sintonia con l’Accordo e diventerà parte integrante di esso. Ad oggi la Commissione europea ha approvato il Por Fesr e il Por Fse del Piemonte. Manca ancora il via libera al Por Feasr, che dovrebbe arrivare entro l’estate.

Fondo europeo di sviluppo regionale

Il Por Fesr 2014–2020 può contare su risorse per un totale di 965.844.740 euro, suddivisi in sette assi prioritari: ricerca, sviluppo economico e innovazione (37%), Agenda digitale (9%), competività dei sistemi produttivi (22%), energia sostenibile e qualità della vita (20%), tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali (3%), sviluppo urbano sostenibile (5%) e assistenza tecnica (4%). Nella programmazione degli interventi questi assi si intersecano fra loro per rendere le politiche più efficaci e il linea con gli obiettivi richiesti dall’Europa. Il primo è la crescita intelligente, che vuol dire migliorare le prestazioni nel campo dell’innovazione e della ricerca, la promozione della società digitale e il potenziamento dell’istruzione. Sul primo punto si intende mettere in campo azioni per stimolare la propensione nel settore privato, incrementando nel contempo la spesa pubblica e orientandola verso quei settori che esprimono maggiori potenzialità di sviluppo, che sono l’aerospazio, l’automotive, la chimica, la meccatronica e il “made in Italy”. Quindi si cercherà di valorizzazione la creazione di sinergie tra imprese, centri di ricerca e università, di potenziare il sistema della ricerca piemontese attraverso investimenti in laboratori e attrezzature che possano rendere attrattivo il territorio per talenti e imprese, di sostenere la creazione di start up innovative e spin off di ricerca e di promuovere l’innovazione sociale. Sul campo dell’Agenda digitale si cercherà di ridurre i divari digitali e socio-economici tra territori per attuare una capacità di connessione a almeno 30 Mbps e accelerandone l’attuazione nelle aree a fallimento di mercato. In tale contesto si promuoverà il completamento e il potenziamento della dotazione infrastrutturale del territorio e si cercherà di migliorare l’accesso ai servizi pubblici di cittadini e imprese.

Fondamentale come obiettivo anche quello della competitività dei sistemi produttivi, con interventi che punteranno a valorizzare e sviluppare la base — in primo luogo manifatturiera — ponendola al centro delle politiche economiche e dei processi di sviluppo, con iniziative volte a generare un più alto livello di ricerca e sviluppo e una maggiore intensità delle innovazioni (aiuti per investimenti in macchinari, impianti e beni intangibili e accompagnamento dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale). Si perseguirà anche il potenziamento delle piccole e medie imprese, in particolare per quanto riguarda l’accesso al credito e il sostegno a progetti di promozione dell’export destinati ad aggregazioni di imprese su base settoriale o territoriale. La sostenibilità della crescita, soprattutto in campo ambientale, costituisce il secondo dei pilastri della strategia Europa 2020. Il presupposto su cui si fonda il Fesr è modificare gli attuali modelli di impiego delle risorse creando nuove possibilità di crescita economica e di innovazione e combattere il cambiamento climatico. Su questo fronte si intende innanzitutto ridurre i consumi di energia primaria, con azioni riguardanti il patrimonio degli edifici pubblici, al quale si affiancheranno misure di supporto alla realizzazione di edifici a energia zero e interventi di efficienza energetica nei siti industriali e nei processi produttivi. Inoltre, si punterà a diffondere nel sistema produttivo innovazioni che portino a un uso più razionale dell’energia, a incentivare la produzione di servizi e soluzioni tecniche per accompagnare le imprese in questa direzione e a incrementare la generazione di energie da fonti rinnovabili. Ed ancora ci si impegnerà nel promuovere la tutela del patrimonio storico, culturale e ambientale e nel sostenere la valorizzazione del sistema turistico quale attività produttiva di rinnovata competitività, innovando le proposte di offerta turistica e attivando le sinergie possibili tra patrimonio paesaggistico ambientale, culturale e produzione agro-alimentare di pregio.

Sul fronte delle politiche per il lavoro, la formazione e l’inclusione sociale, il Por Fesr agirà in maniera trasversale rispetto alla tematica della crescita inclusiva, valorizzando l’integrazione con le risorse finanziarie attivabili con il Fondo sociale europeo. Le linee strategiche del Fesr, del resto, mirano a creare posti di lavoro sostenibili e a fronteggiare le mutate esigenze delle imprese, che richiedono un adeguamento delle politiche attive per il lavoro e del sistema d’istruzione e formazione. Fondamentale, nel documento, è anche l’approccio dalla declinazione territoriale delle direttrici di sviluppo. La Regione Piemonte aderisce all’attuazione dell’“Agenda urbana”, strategia nazionale finalizzata a rafforzare le funzioni di servizio che i poli urbani offrono al resto del paese e volta ad affrontare le problematiche delle grandi agglomerazioni attraverso il potenziamento e l’innovazione nell’offerta di servizi a cittadini e imprese, e alla “Strategia per le aree interne”, che mira a sollecitare i territori periferici e in declino demografico, connotati da vocazione prettamente rurale, verso obiettivi di rilancio socio-economico e di rafforzamento ottimale dei servizi essenziali e di cura del territorio. Posto che il rafforzamento del Polo di Torino sarà assolto dal Piano operativo nazionale “Città metropolitane”, il Fesr mira a valorizzare e a potenziare il ruolo dei sette capoluoghi di provincia. Parallelamente alla promozione dello sviluppo urbano, si è ritenuto importante promuovere con il Por la valorizzazione delle aree interne per invertire le attuali condizioni di marginalizzazione e di degrado. L’Amministrazione mira a sostenere il mantenimento e il rafforzamento di un presidio umano attivo su questi territori, promuovendo un’attenta politica per i servizi essenziali e stimolando la crescita di posti di lavoro il più possibile legati alla valorizzazione delle risorse locali. Su tali aree il Por Fesr intende promuovere servizi digitali, creare occasioni produttive, occupazionali e di inclusione sociale e favorire l’efficientamento energetico e la tutela ambientale.

Fondo sociale europeo

La missione del Fondo sociale europeo (Fse) è migliorare le possibilità di occupazione, rafforzare l’inclusione sociale, lottare contro la povertà, promuovere l’istruzione e la formazione permanente ed elaborare politiche di inclusione attiva globali e sostenibili, contribuendo in tal modo alla coesione economica, sociale e territoriale. La dotazione complessiva del Programma operativo regionale (Por) Fse è stata fissata in 872,3 milioni di euro. Cinque gli assi su cui si articolano gli interventi: occupazione, cui vengono destinate il 45,8% delle risorse, inclusione sociale e lotta alle povertà (20,2%), istruzione e formazione (29,7%), capacità istituzionale e amministrativa (0,3%) e assistenza tecnica (4%).

Sul primo fronte, la priorità d’investimento va alla promozione dell’occupazione giovanile, in assoluto l’obiettivo specifico cui sono indirizzati maggiori fondi (224 milioni, pari al 25,7%), attraverso l’attuazione di misure di politica attiva del lavoro, focalizzate sui settori che offrono maggiori prospettive di crescita (green economy, blue economy, servizi alla persona, servizi socio-sanitari, valorizzazione del patrimonio culturale e Ict), il potenziamento dell’offerta formativa in favore di soggetti assunti con contratto di apprendistato, specialmente di quello finalizzato all’acquisizione di una qualifica, di un diploma professionale o di titoli di alta formazione e ricerca, la realizzazione di iniziative specifiche in favore di coloro che non studiano né lavorano (i cosiddetti “Neet”). Un altro obiettivo è sostenere l’inserimento e il reinserimento lavorativo dei disoccupati, con una focalizzazione specifica su quelli di lunga durata (126 milioni di euro, pari al 14,4% del totale). Per conseguire questo risultato si farà leva sulle azioni di mobilità professionale e di riqualificazione dei disoccupati fondate su analisi dei fabbisogni professionali e formativi delle aziende. Centrale in quest’ambito anche il sostegno alla creazione d’impresa, soprattutto a quelle di carattere innovativo, rispetto a cui potranno essere valorizzate importanti sinergie con il Fesr.

Anche se meno rilevanti sotto il profilo finanziario, sono senza dubbio importanti anche i restanti tre obiettivi di asse, che attengono — rispettivamente — all’aumento dell’occupazione femminile (voucher e altri strumenti per la conciliazione, misure di promozione del welfare aziendale e di nuove forme di lavoro family friendly), al mantenimento sul mercato del lavoro di persone coinvolte in situazione di crisi di carattere settoriale o aziendale (integrazione politiche attive e passive) e al rafforzamento dei servizi per l’impiego in una prospettiva d’integrazione tra soggetti pubblici e privati.

Sul fronte dell’inclusione sociale e della lotta alle povertà si punta sul sostegno a persone in temporanea difficoltà economica e sull’incremento dell’occupabilità delle persone maggiormente vulnerabili (ad esempio disabili, vittime di violenza o di grave sfruttamento e altri soggetti presi in carico dai servizi sociali), con percorsi di empowerment (interventi di recupero delle competenze di base e relativi servizi di sostegno), misure per l’attivazione di percorsi imprenditoriali, anche in forma cooperativa, progetti di inclusione attiva e rafforzamento delle imprese sociali. E ancora, si tenderà a rendere i servizi per la prima infanzia e la non autosufficienza più accessibili, sostenibili e di qualità attraverso la diffusione di buoni servizio e la formazione delle figure professionali del comparto socio-assistenziale.

Il terzo asse del Por Fse è, infine, quello dell’istruzione e della formazione. Qui la priorità (148 milioni di euro, pari al 17% del totale) è la riduzione dell’abbandono scolastico attraverso azioni di orientamento alle scelte educative e il consolidamento dei percorsi d’istruzione e formazione professionale che conducono al conseguimento di titoli (qualifiche e diplomi professionali) appetibili per il mercato del lavoro regionale. La rispondenza dei percorsi formativi proposti alle esigenze del mercato del lavoro rappresenta la finalità ultima anche della seconda area di attività dell’asse (dotazione di 80 milioni di euro, corrispondente al 9,2%) che prevede il finanziamento di interventi di formazione, anche a domanda individuale, prioritariamente indirizzati ai target maggiormente sensibili (over 55, disoccupati di lunga durata e cittadini con bassa scolarità), azioni per l’aggiornamento delle competenze rivolte a tutta la forza lavoro e la promozione di tirocini e d’iniziative di mobilità anche transnazionali. L’ultimo obiettivo specifico di asse riguarda il miglioramento dell’efficacia dell’istruzione terziaria (31 milioni, pari al 3,5%).

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale

Il Programma di sviluppo rurale (Psr) della Regione Piemonte 2014–2020 è il principale strumento per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e del mondo rurale cofinanziato dai fondi strutturali e d’investimento europei (fondi Sie). La dotazione finanziaria del Programma di sviluppo rurale (Psr) per il periodo 2014–2020 è di 1.092.978.000 euro, alla quale concorrono l’Unione europea attraverso il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Fears, per il 43,12%), lo Stato (per il 39,82%) e la Regione (per il restante 17,06%). A favore dell’agricoltura del Piemonte, inoltre, opererà anche il Programma di sviluppo rurale nazionale attraverso specifiche misure per le infrastrutture irrigue e per le assicurazioni agricole. Oltre ai fondi del Psr regionale e di parte di quello nazionale, che finanziano il sostegno allo sviluppo rurale e rappresentano il secondo pilastro della Politica agricola comune (Pac), nel medesimo periodo di programmazione (2014–2020) l’Unione europea mette a disposizione ulteriori risorse a favore dell’agricoltura piemontese attraverso il Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga), che finanzia il primo pilastro della Pac. Si tratta di risorse — più di 300 milioni di euro all’anno — che non richiedono quote di cofinanziamento nazionali. Le principali linee di intervento riguardano: il regime di pagamento unico a favore di tutti gli agricoltori, che a partire dal 2015 è composto anche di una quota, pari al 30%, destinata a compensare gli agricoltori per i servizi ambientali prodotti a vantaggio della collettività (greening); le organizzazioni comuni di mercato, attraverso appositi programmi fra cui sono particolarmente importanti in Piemonte quelli del vino e dell’ortofrutta. La proposta di Psr della Regione Piemonte è stata notificata alla Commissione europea il 1° settembre 2014; le osservazioni a tale proposta sono pervenute il 2 marzo di quest’anno, data a partire dalla quale è iniziato il negoziato con la Commissione che dovrebbe concludersi entro l’estate.

La proposta di Psr della Regione Piemonte prevede la selezione di tutte le priorità dell’Unione in materia di sviluppo rurale elencate nell’articolo 5 del Regolamento Ue n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Feasr: promuovere il trasferimento di conoscenze e innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali; potenziare in tutte le regioni la redditività delle aziende agricole e la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e la gestione sostenibile delle foreste; sostenere l’organizzazione della filiera alimentare, comprese la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, il benessere degli animali e la gestione dei rischi nel settore agricolo; preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura; incentivare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale; adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Tali priorità, a loro volta, concorrono ai diversi obiettivi tematici di cui all’articolo 9 del Regolamento Ue n. 1303/2013, che riguarda le disposizioni comuni sui Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi Sie). Gli obiettivi tematici più importanti sotto il profilo del contributo fornito dal Psr della Regione Piemonte sono: rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione; migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e l’impiego e la qualità delle medesime; promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, del settore agricolo e del settore della pesca e dell’acquacoltura; sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori; promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi; preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse e l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione; investire nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze e l’apprendimento permanente. n

www.regione.piemonte.it/europa2020/

Biodiversità, con la Rete Natura 2000 per tutelare habitat e specie vulnerabili

Un quadro di azioni prioritarie d’intervento per la rete di habitat e specie protette che compongono il network di Rete Natura 2000: lo ha approvato la Giunta regionale del Piemonte per le azioni previste nel periodo 2014–2020. Il Paf (Prioritised action framework), questo il nome del documento, fornisce gli indirizzi per le esigenze connesse alla salvaguardia della biodiversità a tutti gli enti regionali che gestiscono i fondi comunitari. La Rete Natura 2000, nata da due direttive comunitarie, prevede la tutela di habitat a specie rare e vulnerabili. In Piemonte ci sono 123 siti d’importanza comunitaria, 51 zone di protezione speciale e 56 habitat protetti, per una superficie totale pari a circa il 15% di tutto il territorio regionale. Fra le specie tutelate, 33 sono invertebrati, 13 pesci, 12 anfibi, 9 rettili, 12 mammiferi e 18 piante.

Interventi in aree umide per consentire la presenza di anfibi, rimboschimenti per favorire la biodiversità, creazione di corridoi ecologici con filari e siepi per garantire il passaggio di specie diverse e rimozione di piante infestanti estranee all’habitat autoctono sono solo alcune delle azioni svolte negli anni passati e previste dal Piano di sviluppo rurale 2007–2013, per cui sono stati spesi 5 milioni di euro. Gli investimenti Psr per il periodo 2014–2020 si orientano sulla stessa falsariga. Fra gli altri programmi comunitari che hanno destinato fondi al sistema Rete Natura 2000 ci sono Alcotra, in cooperazione fra Italia e Francia, grazie a cui è stato realizzato un inventario biologico delle Alpi Marittime, il Programma operativo Italia-Svizzera che ha finanziato progetti per la conoscenza della biodiversità e il Programma Life, che ha sostenuto un progetto per la tutela delle risaie. (pdv)

http://goo.gl/9KR3nQ

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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