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Da solo nella residenza della morte

A Birkenau ho voluto camminare da solo, ricercando gli angoli avvolti dal silenzio, per affidare alla mia macchina fotografica quei particolari che possano fare capire quell’immane tragedia. Ho pensato a chi potesse allora aver calpestato la zolla di terra sulla quale c’erano i miei piedi

di Mario Bocchio

Quando mi è stato proposto di aggregarmi agli studenti piemontesi per il viaggio studio ad Auschwitz e Birkenau, non ho avuto esitazioni.

Mi sono preparato ad affrontare una delle esperienze più difficili per qualsiasi europeo pensante.

Ho voluto visitare il campo di concentramento di Birkenau da solo, in un tardo pomeriggio, nel silenzio rotto solo dal rumore dei miei passi. Le mani ad impugnare la macchina fotografica.

Il male. La natura e la condizione umana. Il destino dell’umanità. La ragione ed il senso dello stare al mondo. Le dinamiche della storia e la possibilità di sviscerarle, studiarle, cambiarle. Nietzsche, Stirner, Kierkegaard, Dostoevskij: buona parte dei pensatori più profondi e geniali di tutta la tradizione culturale dell’occidente non avrebbero battuto ciglio di fronte agli orrori dell’Olocausto, perlomeno da un punto di vista intellettuale.

“Senza crudeltà non v’è festa: così insegna la più antica, la più lunga storia dell’uomo”. Eppure anche tra le oscure baracche trapela la luce.

Così come anche tra l’orrore e la miseria l’essere umano non potrà mai essere privato della libertà di scegliere il proprio destino.

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