di Mario Bocchio

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Minatori. Di tutti i mestieri che, a partire dal secondo dopoguerra e sino all’esaurimento del flusso migratorio alla metà degli anni settanta, hanno fatto gli italiani che hanno ripreso le vie dell’esodo, quello del minatore è stato il più pesante e quello per il quale è stato pagato il prezzo più alto in termini di morti e di malattie invalidanti

Nel secondo dopoguerra gli italiani hanno ripreso a partire, con l’aiuto di accordi interstatali — braccia e intelligenze in cambio di materie prime — verso i paesi dell’Europa e verso l’Argentina e l’Australia.

Il “Manualetto di conversazione per il lavoratore italiano in Svizzera” è edito dalla Banca nazionale del lavoro che, dalla fine degli anni trenta, aveva attivato un servizio di rimesse dall’estero “in tempo reale”, cioè con un rapido accredito di esse alle famiglie degli emigrati

Pagano ancora un pesante pedaggio: a Marcinelle, in Belgio, nell’agosto del 1956, ad esempio, una tragedia in miniera fa 237 vittime, 139 delle quali italiani.

Il flusso si arresta negli anni Settanta. Il Ministero degli esteri ha calcolato che, nel 1994, il numero degli oriundi italiani nel mondo assommava a più di 58 milioni: un’altra Italia fuori d’Italia.

(Fonte: Fondazione Paolo Cresci)

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