A CERESOLE REALE E AD ALPETTE, FRA GLI ISTITUTI CHE RESISTONO GARANTENDO UN SERVIZIO ESSENZIALE, FRA TRADIZIONE E MULTIMEDIALITÀ

di Pasquale De Vita

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Milleseicento metri sul livello del mare, una piccola aula con a lato una spoglia camera da letto per la maestra, una mulattie-ra da percorrere a piedi in qualsiasi condizione meteorologica per poter essere ogni mattina in classe, davanti ai bambini, in una piccola frazione montana di Noasca, in provincia di Torino. La scuola elementare di borgata Maison è forse uno degli esempi più validi, consegnati ormai alla memoria storica, dell’ostinazione e del sacrificio necessari a mantenere anche in al-ta quota un servizio essenziale come quello scolastico. Attiva fino al 1962, la scuola, con il recupero degli arredi d’epoca, è diventata oggi un museo, raggiungibile attraverso i sentieri che si inerpicano sul versante piemontese del Parco nazionale del Gran Paradiso. Ed è proprio in queste terre, segnate dallo spopolamento e dalla forte emigrazione, che risulta sempre più difficile mantenere in efficienza le istituzioni scolastiche. Qui, con i contributi della Regione Piemonte e lo sforzo dei Comuni e delle Unioni montane, si combatte quotidianamente la sfida dell’educazione.
Come a Ceresole Reale, non lontano dalla scuola-museo di Noasca, dove la maestra trentatreenne Marzia Lachello tiene in piedi la scuola primaria non statale del piccolo borgo a 1.600 metri di altitudine. Una piccola pluriclasse con soli due alun-ni: il più piccolo, di 7 anni, in seconda elementare e la grande, di 8, in terza. La maestra percorre tutti i giorni i venti chilometri e i mille metri di dislivello che separano la scuola da Locana, il paese in cui vive. La storia si ripete ma, per fortuna, la strada è asfaltata e non ci sono mulattiere da attraversare a piedi per arrivare in classe.
“La giornata è di quatto ore e mezza ma il tempo vola, nonostante ci siano solo due bambini — racconta Marzia — e l’isolamento e la scarsa socializzazione vengono controbilanciati dalla mancanza di competizione e dal clima rilassato che si respira in classe, dove gli alunni hanno a disposizione una maestra tutta per loro”.
L’organizzazione del lavoro è meticolosa e frutto di una attenta programmazione.
“Tutti e due i bambini — continua — seguono le stesse materie in contemporanea, ma mentre spiego un argomento all’alunno di seconda, la bambina di terza finisce un esercizio, e così via”.
Un incastro perfetto, di cui gli alunni beneficiano, riducendo i tempi di assimilazione delle nozioni. C’è più tempo a disposizione e anche gli strumenti multimediali non mancano. La lavagna interattiva e il computer vengono usati sempre durante le lezioni. I bambini quest’anno studiano musica con un’insegnante di canto e stanno portando a termine la lettura di un testo educativo e-xtrascolastico, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.
“In paese — sottolinea Marzia — si vive molto di più il rapporto con i genitori, che raggiunge quasi il livello di amicizia”.
La comunità del piccolo borgo è soddisfatta perché con la presenza della scuola si mantiene attivo un servizio fondamenta-le, un presidio del territorio.
Anche nella non lontana Alpette la situazione non è molto diversa. La scuola elementare “Dominietto” qualche anno fa era balzata agli onori delle cronache per essere “la più piccola del mondo”, con una sola insegnante a seguire l’unica alunna nell’unica classe.
Oggi le cose sono un po’ cambiate, come racconta Laura Blessent, vicesindaco del piccolo comune in provincia di Torino.
“Gli alunni per l’anno scolastico 2015–2016 — spiega il vicesindaco — sono cinque. A differenza di altri istituti montani, per due giorni a settimana fanno lezione nella scuola di Cuorgnè, dove hanno possibilità di socializzare con i coetanei”.
E, fra i progetti extrascolastici, i bambini partecipano alla scuola del rame: imparano a disegnare e a realizzare oggetti dagli artigiani locali. Un modo per mantenere vive le tradizioni insieme alle istituzioni scolastiche in alta montagna.
http://goo.gl/ZxRbHp
www.comune.ceresolereale.to.it
www.comune.alpette.to.it

Fondi per oltre 600mila euro a 189 sedi

Oltre 600mila euro per 189 istituti montani in tutto il Piemonte. Li ha stanziati la Giunta regionale nell’anno scolastico in corso per interventi che vanno dal finanziamento alle scuole in difficoltà agli stipendi delle maestre, dalla razionalizzazione delle classi accorpate a causa del nu-mero esiguo di allievi alla valorizzazione dell’offerta formativa.
Per l’assessore regionale allo Sviluppo della montagna, Alberto Valmaggia, “è un aiuto di fondamentale importanza per quegli istituti scolastici che non avrebbero la possibilità di andare avanti da soli”.
Quando il numero di alunni scende al di sotto della soglia delle otto unità, la scuola rischia la chiusura. E, in quei casi, la Regione interviene dando supporto alla maestra regionale assunta dalle graduatorie dell’istituto. I fondi vengono assegnati in via prioritaria ai Comuni e alle U-nioni montane interessate. Gli interventi finora realizzati annualmente dalla Regione Piemonte e dall’Ufficio scolastico regionale hanno ri-guardato diversi ambiti, in forza di quel Protocollo d’intesa siglato nel 2003 e poi rinnovato, che ha visto la costituzione di un Gruppo di lavoro interistituzionale composto da rappresentanti degli Assessorati all’Istruzione e allo Sviluppo della montagna, del mondo della scuola e delle Unioni montane. Gli obiettivi degli interventi sono stati: mantenere la presenza delle scuole in montagna, scongiurare il rischio di chiusura dei plessi; assicurare il supporto di docenti alle pluriclassi nella scuola primaria e secondaria di I grado per migliorare l’offerta formativa; innalzare qualitativamente e quantitativamente l’offerta formativa curriculare ed extracurriculare con un puntuale sostegno finanziario alla progettualità dell’istituto; potenziare la lingua straniera nelle zone transfrontaliere: francese per le zone montane del Cuneese e del Torinese confinanti con la Francia e tedesco per le zone montane dell’Ossola confinanti con la Svizzera tedesca. I campi d’intervento e le finalità sono deliberati ogni anno dalla Giunta regionale in considerazione delle situazioni e delle esigenze scolastiche di volta in volta riscontrate. Le scuole di montagna presentano grandi potenzialità e punti di forza determinati dalla dimensione umana del vivere quotidiano, dalla collettività per alcuni aspetti più accogliente, dalla presenza di piccoli gruppi classe che permettono di svolgere più facilmente attività di ricerca, azione e innovazione di-dattica. Le scuole di montagna vivono in bilico fra il rischio d’emarginazione e l’avanguardia. A situazioni critiche si alternano esempi eccellen-ti di sperimentazione con i quali si cerca di porre rimedio alle difficoltà educative e organizzative. Si tratta, spesso, di plessi costantemente a rischio di chiusura, che svolgono però un ruolo insostituibile in territori difficili in cui la scuola rappresenta uno dei pochi presidi culturali e sociali.
www.regione.piemonte.it/montagna/areemontane/scuole/

A lezione di walser nella baita di Alagna Valsesia
DALLA VALSTRONA L’APPELLO DEL COMITATO ISOLE LINGUISTICHE: DAL GOVERNO PIÙ FINANZIAMENTI E MAESTRI PER LE MINORANZE

Ai piedi del Monte Rosa tutte le mattine si fa lezione in una baita del 1600 con piccole aule dal pavimento e soffitto in legno, molto calde e accoglienti. Durante l’inverno, quando fuori nevica, gli alunni lasciano le scarpe all’ingresso e indossano le tradi-zionali pantofole di stoffa, chiamate “socka” in titzschu, l’antica lingua di origine germanica parlata dai nonni. È la scuola ele-mentare di Alagna Valsesia, paesino di 420 abitanti del Vercellese, fra i centri piemontesi dove vive la minoranza linguistica walser.
Paola Leonoris, milanese di nascita, è da trentaquattro anni maestra elementare del paese.
“Qui — racconta — volgiamo a nostro vantaggio le caratteristiche che la natura ci offre: i nostri bambini seguono, fra le materie scola-stiche, un corso di sci e uno di arrampicata con le guide alpine”.
È la vita ad alta quota, con le sue gioie e le sue criticità. Come la distanza dalla sede principale dell’istituto comprensivo, 30 chi-lometri di stradine di montagna da percorrere ogni volta che c’è una riunione o bisogna portare i bambini a frequentare il corso di nuoto o in gita.
La scuola elementare, al centro del piccolo abitato, è un edificio seicentesco di architettura walser e all’interno ha un’aula museo, in cui è stato ricostruito fedelmente, con arredi e oggetti, l’aspetto che la classe aveva nel secolo scorso.
“Quest’anno — prosegue la maestra — abbiamo per la prima volta nella storia del paese una pluriclasse unica con 14 bambini di II, III e IV elementare”. Per un’ora a settimana, negli spazi dedicati all’italiano e alle discipline antropologiche, la maestra insegna agli allievi la lingua dei walser. La popolazione tedesca di “valligiani”, proveniente dal Vallese e stanziatasi oltre 700 anni fa attorno al massiccio del Monte Rosa, ha lasciato tracce visibili ancora oggi in dodici comuni piemontesi di Val Sesia, Valle Anzasca, Valle d’Ossola, Valle Strona e Val Formazza. La variante della lingua parlata nella zona di Alagna è il titzschu, ancora vivo nell’uso di poche persone, principalmente anziani del paese. Paola Leonoris, con la collega Elena Ronco, ha realizzato un manuale per l’insegnamento del walser ai bambini dal titolo “Guoten tog, chindi!”, che significa “Buongiorno, bambini!”.
“Purtroppo la lingua non viene più parlata in casa e solo qualche bambino privilegiato ha ancora un nonno in grado di parlarlo”, spiega Davide Filiè, insegnante di lingue e responsabile dello sportello walser del paesino di Carcoforo (Vc), che da circa tre anni — per due ore ogni due settimane — percorre le scuole della zona per tenere lezioni puntando sul gioco e sulla conoscenza del territorio, delle tradizioni e della cultura della minoranza tedesca. Per l’insegnante di walser, preservare la lingua e le tradi-zioni di Alagna è un imperativo.
“Il mio motto — confida — è imparare le lingue grandi che ‘ci servono’ e quelle piccole, a cui noi possiamo ‘servire’”.
Il suo, è il medesimo spirito che anima Rolando Balestroni, presidente della Walsergemeinschaft Kampel, gruppo walser di Campello Monti, frazione del comune di Valstrona.
“Nel corso dell’assemblea nazionale del Comitato delle isole linguistiche e storiche germaniche in Italia che si è svolta a Val-strona lo scorso ottobre — conclude — abbiamo chiesto al Governo più fondi per formare e assumere insegnanti di lingua e cultu-ra walser in tutti i Comuni dove è presente la minoranza tedesca perché è importante salvare il passato per garantire il futuro”. (pdv)
http://goo.gl/yhZtIM
http://www.walser.it/Sportello.asp?Id=264
http://www.isolelinguistiche.it/it/

L’occitano s’impara anche cantando

Fra le valli piemontesi in cui sopravvive la variante provenzale alpina della lingua occitana ci sono la Valle Stura e la Val Chisone. Due istituti comprensivi — uno con sede a Cervasca, nel Cuneese, l’altro a Villar Perosa, nel Torinese — sono capofila dei progetti finanziati dal Miur per l’insegnamento della “lingua d’Oc” nelle scuole.
Elisabetta Fusari, insegnante di musica dell’Istituto comprensivo di Cervasca è, con la maestra elementare Enrica Bruno, la referente del progetto “Ousitanio 2.0”, laboratorio linguistico che parte dalle tradizioni e dai canti occitani per concludersi con una rappresenta-zione teatrale, con musica e danze, realizzata dagli alunni sotto la guida esperta di una regista.
Da oltre 20 anni Elisabetta Fusari propone ai ragazzi la storia e le tradizioni degli antichi abitanti di queste vallate, soffermandosi sugli strumenti tipici, sulle musiche e sulle danze che hanno prodotto, anche in collaborazione con i gruppi folk occitani Gai Saber e Lou Dalfin, in particolare con Sergio Berardo.
Dalle note musicali parte anche il progetto dell’Istituto comprensivo Franco Marro, in cui, nella sede di San Germano Chisone, la mae-stra Ines Rostan è la referente del progetto “Musica, danza e narrativa nella tradizione francese e occitana”. Un lavoro che parte dalle strutture linguistiche del francese per confrontarsi, poi, con il provenzale alpino lavorando sulle tradizioni del posto e sulla raccolta di esperienze e conoscenze locali, come le interviste fatte ai nonni, gli unici che ancora parlano occitano
Grande spazio viene dato alla narrazione di fiabe e leggende locali e alle danze tipiche, come la “courenta”, cui vengono dedicati dei corsi: i balli di gruppo, infatti, aiutano a socializzare e a stare insieme, mentre i racconti legati alla toponomastica creano curiosi-tà nei bambini e contribuiscono alla valorizzazione a alla riscoperta della cultura contadina delle valli occitane.
www.scuolamarro.it/joomla/
www.scuolacervasca.it/

Le pluriclassi nella primaria
CORSI DIVERSI OSPITATI NELLE STESSE AULE, NELLE AREE MONTANE E COLLINARI, A BASSA DENSITÀ DEMOGRAFICA
di Carla Nanni *

Le pluriclassi, dette anche classi articolate, sono una particolare organizzazione didattica che include in una mede-sima classe allievi che frequentano anni di corso differenti.
Nel 2014-‘15 in Piemonte si contano 512 pluriclassi frequentate da circa 7.100 bambini, pari al 3,7% del totale d’iscritti nella scuola primaria.
Le province di Torino e di Cuneo, anche in relazione al maggior peso demografico, hanno il numero più elevato di bambini che frequentano le pluriclassi: poco meno di 1.800 ciascuna. Tuttavia, è il Verbano Cusio Ossola ad avere la quota più ampia di allievi in pluriclasse (11,2%), seguito a distanza da Asti, Alessandria e Cuneo (6–7%).
La diffusione di questo particolare tipo di classe è influenzata dalle caratteristiche morfologiche del territorio: risulta gene-ralmente diffusa nelle aree montane e collinari, a bassa densità demografica, nelle quali non vi sono numeri sufficienti per costituire classi omogenee e al contempo non vi sono le condizioni adeguate per far raggiungere all’utenza interessata plessi scolastici più ampi.
La normativa (DPR n. 81/2009) prevede per la formazione delle pluriclassi un numero di frequentanti tra gli 8 e i 18 allievi. Questi numeri sono anche quelli che, in deroga, sono previsti per il mantenimento di punti di erogazione del servizio siti in Comuni montani e/o considerati come “marginali” (DGR n. 1–10104/2008). Nel valutare la necessità di mantenere una sede con pluriclasse, oltre al numero degli allievi si tiene conto anche della facilità di accesso e delle distanze casa-scuola che si devono mantenere — per la primaria — entro i 5–9 chilometri da percorrere in non più di venti minuti. Pertanto, in alcune sedi con pluriclassi (otto nel 2014) poste in luoghi particolarmente disagiati non si raggiunge il numero di allievi minimo previsto. Ma in quante scuole vi sono pluriclassi? Considerando il Piemonte nel suo complesso sono 317, pari al 23% del totale, sedi nella scuola primaria. In particolare, 175 sono sedi miste, ovvero le pluriclassi convivono insieme alle classi omogenee, 100 sedi sono costituite da 2 pluriclassi e 42 sono “microsedi” con un’unica pluriclasse.
Il Verbano Cusio Ossola, in prevalenza montano, conta sul proprio territorio la percentuale più ampia di queste sedi, quasi una su due (45%), e si differenzia dagli altri territori per la forte presenza di scuole costituite da sole pluriclassi. Seguono le province di Alessandria, Asti e Cuneo con circa un terzo di sedi interessate (tra il 34 e il 30%), ma al cui interno preval-gono le sedi miste.
I Comuni piemontesi che ospitano almeno una pluriclasse sono 300, di cui la metà montani (51%). Per la maggior parte si tratta di Comuni con meno di 1.000 abitanti (58%), tuttavia si segnala la presenza di pluriclassi anche in Comuni con maggiore ampiezza demografica, perlopiù appartenenti a scuole non statali o scuole ubicate in piccole frazioni. Il numero delle pluriclassi, sedi che le ospitano e bambini che le frequentano, è cresciuto nel biennio 2009–2010 sotto la spinta di interventi normativi (Riforma Gelmini) volti alla razionalizzazione e al contenimento dei costi dell’istruzione, primo fra tutti l’innalzamento del numero di allievi per la formazione delle classi.
Negli anni recenti si registra invece un lieve calo, probabilmente legato all’andamento demografico nelle zone interessate: le pluriclassi diminuiscono nel quinquennio del 12% e gli allievi che le frequentano del 16% (da 8.500 a 7.100). Sostan-zialmente stabile invece si mantiene il rapporto allievi/classe, che si assesta intorno a 14 (era di 11 nel periodo pre-riforma). n
* Ires Piemonte

I dati presentati in questo articolo provengono dalla Rilevazione scolastica annuale della Regione Piemonte che Ires utilizza per realiz-zare il rapporto Osservatorio istruzione e formazione professionale Piemonte reperibile sul sito Sisform-Osservatorio sul sistema for-mativo piemontese.
www.sisform.piemonte.it

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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