Gelindo, emblema del nostro presepe

TUTTO AVREBBE INIZIO NEL XVII SECOLO, NEL MONFERRATO O NELL’ALESSANDRINO, STANDO A QUANTO TESTIMONIANO UN VECCHIO MANOSCRITTO DEL 1788 E UN ALTRO, DATATO 1806, PREPARATO E CONSERVATO NEL CUNEESE DAL SACERDOTE LUIGI RIBERI

di Dario Barattin

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Se osserviamo con attenzione i particolari dei presepi allestiti sull’intero territorio regionale colpisce la presenza di perso-naggi tipici del Piemonte che fu. Il loro “portabandiera” è senza dubbio Gelindo, il pastore-contadino che — secondo la tra-dizione — aiutò Maria e Giuseppe a trovare la grotta in cui nacque Gesù. Il Natale del Piemonte più tradizionale, infatti, è ancora molto affezionato alla figura del pastore-contadino con agnello sulle spalle, cappello in testa, giacca e calzoni sotto il ginocchio, “cavagna” (cesto) al braccio e cornamusa.
Prima che una “statuina” del presepe, però, Gelindo è il protagonista di alcune sacre rappresentazioni. La più nota s’intitola Il pastore Gelindo, ossia la nascita di Gesù Cristo e la strage degli innocenti, ristampata più volte, nella medesi-ma versione o in versioni diverse, variando non di rado anche il titolo. Del testo, del personaggio e dell’autore dell’opera — come testimonia lo studioso Guido Moro nel prezioso volume dedicato al presepe piemontese — esistono poche notizie storiche certe: secondo alcuni andrebbe collegato ai mystéres medioevali, secondo altri sarebbe riconducibile al periodo tra il ‘400 e il ‘500 e, per altri ancora, addirittura al ‘700.
Un pastore chiamato Gelindo — si legge nel libro di Moro — risulterebbe già in una lauda cantata in Liguria nel XIV secolo, ed è interessante constatare come, almeno fino al primo Novecento, la presenza di Gelindo nei riti di Natale sia attestata non solo in Piemonte, ma pure in Liguria e in alcune zone della Lombardia. La conoscenza di Gelindo e della sua storia si è spinta in quegli anni fino al Veneto e alle zone dell’Emilia e della Toscana più vicine al Piemonte.
A prescindere dall’origine incerta, si può comunque affermare che Gelindo appartiene al filone di rappresentazioni dell’adorazione di Gesù bambino da parte dei pastori — sviluppatosi per secoli nell’Europa cristiana — ispirato al racconto della Natività proposto dal Vangelo di Luca e che è nativo del Monferrato o, più in generale, dell’Alessandrino. Il testo più antico è un manoscritto del 1788 e notevole è quello datato 1806 ad opera di don Luigi Riberi di Limone Piemonte (Cn), conservato nella Biblioteca civica di Cuneo. Dalla figura di Gelindo — inoltre — sono nate diverse melodie tradizionali per cornamusa ancora oggi vive in Piemonte, in Liguria e in Lombardia.

Personaggi e mestieri

Il presepe piemontese — secondo quanto riferisce il volume di Moro — è strutturato essenzialmente in quattro parti, al cui interno i personaggi sono raggruppati per gruppi tematici. La prima comprende i protagonisti degli eventi che vanno dall’annuncio degli angeli della nascita di Gesù all’adorazione dei pastori alla capanna e vede protagonisti la Sacra Fami-glia con il bue, il gallo e l’asinello, gli angeli e i pastori che odono l’annuncio e si mettono in cammino verso la grotta, Ge-lindo con moglie, figlia e il fido servo Maffeo e i pastori in adorazione, cui si aggiungono musicanti e cantori. La seconda rappresenta il cuore del presepe popolare e fa sfilare le genti piemontesi che — informate dai pastori della nascita di Gesù — si recano alla capanna per offrire i propri doni. Si tratta sia di doni della fede, come il pane portato da Angelica o il vino donato da Bartolo, sia di prodotti locali, come i grissini stirati torinesi di Monsù Aldo, i gianduiotti di Madama Tilde, l’agrifoglio e il vischio di Clelia da Borgosesia (Vc), il tartufo d’Alba (Cn) di Ceschin o il miele di tiglio di Aldisia di Macugnaga (Vco).
I personaggi delle prime due parti — rileva il volume — consentono di rappresentare compiutamente gli avvenimenti della notte di Natale (l’annuncio degli angeli, la visita dei pastori alla grotta della Natività e i suoni dei musicanti) e dei giorni immediatamente successivi (l’arrivo dei popolani). I personaggi delle restanti parti contribuiscono invece a creare la corni-ce piemontese del presepe e a ricostruire eventi riconducibili all’Epifania.
La terza — infatti — propone i personaggi che esercitano i mestieri quotidiani e particolari attività, capaci di rendere vivace e animata la scena presepiale. Anche in questo caso abbondano i riferimenti ai luoghi e alle attività tipiche del Piemonte, spaziando dall’ombrellaio del Vergante allo spazzacamino della Valle dell’Orco, dal venditore di ceramiche di Castella-monte (To) al venditore di acciughe della Val Maira.
L’ultima parte — infine — propone scene e personaggi che rievocano le complesse e misteriose vicende dell’arrivo e dell’adorazione dei Magi e del loro incontro con Erode. I gruppi che completano il presepio sono pertanto: i magi e il loro seguito, la stella cometa, il castello, Erode e i soldati romani.

Al centro la Capanna

Il focus attorno a cui tutto ruota, il centro verso il quale si concentra la maggior parte dell’attenzione è — naturalmente — la capanna, che ospita la Sacra Famiglia. A differenza dei pastori e dei popolani — osserva il libro di Moro — salvo in rarissimi casi, anche nei presepi popolari Giuseppe e Maria indossano abiti che vogliono imitare quelli in uso ai tempi della nascita di Gesù.
San Giuseppe è raffigurato in modi diversi: seduto e pensieroso, oppure in piedi, con un grosso bastone in mano, in at-teggiamento protettivo. Spesso è inginocchiato, in contemplazione del piccolo Gesù, e alcune statuette lo presentano con in pugno una lanterna, una candela o un giglio.
La varietà di rappresentazioni presepiali della Madonna è ancor più ampia. Alcune raffigurazioni di Maria si rifanno ad an-tichi modelli iconografici: quello “ellenico”, per esempio, presenta Maria seduta, il “siriaco” la vede sdraiata, il “francesca-no” la vuole inginocchiata, con le mani giunte in preghiera. E non mancano statuette in cui Maria tiene affettuosamente Gesù tra le braccia o lo accarezza mentre è nella culla.
Anche se di Gesù — unico e autentico protagonista del presepe — il Vangelo di Luca narra di “un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia”, nei presepi allestiti nelle case dei piemontesi appare sovente seminudo, coperto con un pic-colo panno in vita, come a testimoniare la sua umile nascita, oppure con indosso un candido e lungo camicino. Nelle sta-tuine più diffuse ha le braccia allargate e protese in avanti, in segno di accoglienza e di amore verso l’intera umanità. Non di rado, infine, la statuina che lo rappresenta è dotata di un’aureola dorata, realizzata anche solo in cartone colorato, in stagnola, in cartapesta o in semplice filo di ferro. n

Natività da tutto il mondo alla Biblioteca della Regione

Anche quest’anno, in occasione dell’imminenza del Natale, la Biblioteca della Regione Piemonte di via Confienza 14, a Torino, propo-ne una serie d’iniziative per accompagnare il tempo dell’Avvento e l’Epifania.
Dopo Emozioni in musica, il concerto tenuto il 2 dicembre da Nino Carriglio con brani tratti da opere di Bach, Albinoni, Mozart, Shubert, Morricone e Piovani, il 9 dicembre è stata inaugurata la mostra Anche qui è nato Gesù. Curata dal collezionista Roberto Nivolo, raccoglie una selezione di presepi provenienti da ogni angolo del mondo: dall’Europa all’Africa e dall’Asia all’America.
Mercoledì 13 gennaio alle 17 il regista, sceneggiatore e scrittore Livio Musso svolgerà una conferenza sul tema Al cinema è sempre Natale.
La mostra rimane aperta fino al 15 gennaio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 (il mercoledì pomeriggio fino alle 18). Giovedì 24 e 31 dicembre l’orario d’apertura è dalle 9 alle 14; lunedì 4 e martedì 5 gennaio la Biblioteca è chiusa.
http://www.cr.piemonte.it/web/per-il-cittadino/mostre-del-consiglio

Specchio di sobrietà, buon gusto e laboriosità
intervista a Guido Moro

Profondo conoscitore di tutto ciò che riguarda il presepe del Piemonte, Guido Moro è autore del volume Presepe piemontese — Sto-ria, curiosità, costumi, fede, attività, usanze, leggende e superstizioni delle genti del Piemonte, edito da Priuli & Verlucca. Nel 2013 ha esposto il proprio presepe piemontese, composto di cento statuine, al piano nobile di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio re-gionale.

Qual è lo stato di salute del presepe in Piemonte?

Vive una situazione del tutto particolare. A differenza di regioni come la Puglia, la Sicilia o la Campania, infatti, la nostra regione non vanta una scuola storica di presepisti. È però attiva e presente sul territorio una serie di bravi artigiani e di semplici appassionati che realizzano e producono ottime statuine nei materiali più svariati. L’allestimento del presepe, in Piemonte, è pratica assai diffusa sia nei luoghi di culto sia nelle famiglie. In molti Comuni del Piemonte, inoltre, si assiste a una notevole ripresa della tradizione dei presepi vi-venti, in cui gli eventi legati alla nascita di Gesù vengono “interpretati” dagli abitanti locali. E, naturalmente, non si possono ignorare le rappresentazioni della Natività all’interno delle cappelle dei Sacri Monti.

Quali sono le principali differenze tra presepe tradizionale e presepe piemontese?

Di solito si tende a classificare i presepi in due categorie: tradizionali, o palestinesi, e popolari. Nei primi l’ambientazione e i perso-naggi contribuiscono a ricreare i luoghi naturali e a riproporre i costumi, le professioni e i modi di vivere tipici della Palestina dei tempi di Gesù, tenendosi il più possibile fedeli alla descrizione della Natività proposta nei Vangeli. Nei secondi, l’ambiente e i per-sonaggi mirano a riprodurre elementi tipici della città o del paese in cui vengono allestiti. In voga soprattutto a partire dal ‘700, i presepi popolari propongono un ventaglio assai più ampio e variegato di particolarità — stili architettonici, costumi, professioni — ri-spetto al modello tradizionale.

Qual è il segreto per poter dire di aver realizzato un presepe piemontese?

Non esistono formule particolari poiché il presepe piemontese non ha canoni codificati. Ciò non toglie, però, che ci siano accorgimenti e caratteristiche da rispettare. In primo luogo, senza dubbio, la sobrietà: è impensabile che un presepe che ambisca ad essere autentica-mente piemontese dia spazio, per esempio, a danzatori, a giocatori di carte o di dadi o a bevitori di vino. L’ambientazione, poi, dovrebbe richiamare qualche particolarità di paesaggi, luoghi e costumi tipici del Piemonte. La laboriosità tipica dei piemontesi, infine, potrebbe es-sere espressa attraverso la rappresentazione dei mestieri, delle professioni e della lavorazione dei prodotti tipici. Il tutto non può non es-sere accompagnato, naturalmente, da buon gusto e senso della misura.

Da San Francesco ai giorni nostri
LA TRADIZIONE VUOLE CHE SIA STATO IL SANTO DI ASSISI A DAR VITA
ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA NATIVITÀ CON GLI ABITANTI DI GRECCIO

Il termine “presepe” deriva dal latino “praesaepe”, che significa “recinto chiuso”, “mangiatoia”.
Le fonti ufficiali d’ispirazione per la raffigurazione del presepe sono i racconti degli evangelisti Luca e Matteo, i primi a de-scrivere la Natività. “Ora, mentre essi si trovavano in quel luogo, venne per lei il momento del parto e diede alla luce il suo figliolo primogenito; che fasciato pose in una mangiatoia, perché non vi era posto per loro nell’albergo”, narrano i versetti 6 e 7 del secondo capitolo del Vangelo di Luca. “I Magi, udito il re, se ne partirono. Ed ecco la stella, che avevan visto in Oriente, an-dar loro innanzi, finché giunta sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Vedendo la stella provarono una grandissima gioia; ed entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria, sua madre, e, prostratisi, l’adorarono. Aperti poi i loro tesori, gli offrirono in dono, oro, incenso e mirra”, rievocano i versetti 9–11 del secondo capitolo del Vangelo di Matteo.
Nella chiesa di Betlemme, in Palestina, ancora oggi una stella metallica sul pavimento indica il luogo in cui nacque Gesù di Na-zareth. Proprio lì, infatti, oltre duemila anni fa Maria partorì in una stalla (o grotta) e poi depose il bambino al caldo in una grep-pia (o mangiatoia).
Il presepio, inteso come rappresentazione realistica della Natività, secondo la tradizione fu rappresentato per la prima volta nella notte di Natale del 1223 da san Francesco che, giunto a Greccio, fece rivivere la magia della “Notte Santa” in una grotta dove, al rintocco delle campane, giunsero poco a poco gli abitanti di Greccio per assistere a una Messa facendo inconsapevolmente rivi-vere l’evento.
La prima rappresentazione monumentale del presepio è fatta risalire dagli studiosi intorno al 1291 per mano di Arnolfo di Cam-bio, che scolpì le statuette in marmo rappresentanti i personaggi della natività per la Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, dove è ancora oggi parzialmente conservato. Quello di Arnolfo di Cambio è considerato da molti studiosi il vero presepio plasti-co a tutto tondo, anche se su tale tema gli studi e le teorie sono in continua evoluzione. Nel 1300 comincia a fiorire la letteratu-ra dedicata alla Natività e gli studiosi segnalano il nascere dei primi presepi in Italia e in tutta Europa. Si sviluppa l’arte pitto-rica dedicata a questo tema e, nel ‘400, anche i maestri della terracotta cominciano a dedicare le proprie opere alla Natività.
In Italia, a Napoli in particolare, intorno al Cinquecento si registrano veri e propri fenomeni di avvicinamento all’arte presepiale. La leggenda narra che nella notte di Natale la Vergine con in braccio il Bambino apparve a san Gaetano di Thiene mentre pre-gava davanti al presepe di Arnolfo di Cambio. Nel 1534 il santo allestì un presepio nella chiesetta di Santa Maria della Stalletta di Napoli, che venne poi considerato come uno dei primi presepi a dimensione famigliare.
Dal tardo ‘500, specialmente nei monasteri e negli oratori, il presepio a grandi statue lignee o di terracotta è ormai largamente diffuso. Compaiono i primi prototipi di statue a manichino snodabile, nascono i primi presepi meccanici e, a partire dal ‘700, il presepio, ormai presente in tutte le chiese, comincia ad apparire anche nelle case, diffondendosi rapidamente fino a diventare in poco tempo tradizione di ogni famiglia.

Alessandria - Personaggi tipici del territorio

Tra i numerosi presepi tradizionali disseminati per tutta la provincia, si segnalano quelli di Alessandria presso il Museo etnografico “C’era una volta” della Gambarina, in via Mazzini, tipico esempio di presepe locale, e quelli di Castellazzo Bormida, Gavi, Acqui Terme, Basaluz-zo, Treville e Stazzano, che ripercorrono la secolare tradizione esponendo e riproponendo statuine che richiamano il territorio quali il pa-store Gelindo, Censin di Nizza Monferrato con il cardo gobbo o Domenica con la sua scatola di dolci.
Di pregio, quelli meccanici di Stazzano, Voltaggio e Tortona, quest’ultimo aperto tutto l’anno. Senza dimenticare i presepi viventi di Capria-ta d’Orba e di Mornese, che prendono vita nella “Notte Santa” lungo le vie e i borghi.
www.comune.capriatadorba.al.it/testi.php?id_testi=17

Asti - Un’eredità contadina

Ad Asti la tradizione presepiale è fortemente legata alla realtà contadina. Le più intense rappresentazioni tradizionali sono certamente quelle presenti negli edifici religiosi. Il presepe astigiano rispecchia una realtà schietta e diretta, che punta all’essenziale. Fino al 3 gennaio è visitabi-le la XII mostra-concorso allestita nella Sala dei Presepi di via Lessona 6. In piazza Statuto è invece possibile ammirare il presepio tradiziona-le dell’Associazione Storici, artisti e presepisti Astesi che, in collaborazione con la Bottega dell’arte, propone “I presepi di San Martino”. Rap-presentazioni originali di presepi viventi si svolgono a San Damiano d’Asti, Mombarone, Revigliasco e Cessole, nell’antico borgo di pietra ar-roccato sulle colline della Langa Astigiana. A Cocconato, sino al 7 gennaio, è in corso la II edizione della rassegna “Il borgo e i suoi presepi”.
http://www.piemondo.it/proverbi/529-presepiviventi.html

Biella - Le figure giganti di Marchetto

Si rinnova, nel centro storico di Mosso, la tradizione del presepe gigante di Marchetto. Le varie scene, a grandezza naturale, sono distribuite nella piazza e lungo le vie dell’antico mercato; la Natività è ospite del centro anziani e vengono proposti antichi mestieri artigiani scomparsi. Nato nell’80, è uno dei presepi più importanti italiani. Un centinaio di personaggi a grandezza naturale disseminati nelle vie del paese con scene ispirate alla Natività ma anche alla vita e al lavoro della gente biellese. L’allestimento sfrutta gli angoli caratteristici del centro storico e ambienti della memoria popolare. Un museo etnografico all’aperto visitato da scuole e associazioni. Originali presepi tradizionali permanenti si trovano al santuario di Oropa. Visitabili nelle sale e nella cripta della basilica superiore, sono una cinquantina e provengono da tutto il mon-do, frutto dell’intreccio tra spirito popolare e tradizione culturale.
http://goo.gl/4mq7cm

Cuneo - Artistici e viventi in 37 Comuni

Sono 37 le località promotrici di manifestazioni presepiali durante il periodo natalizio. A partire dal capoluogo, con i 50 presepi artistici, al-lestiti nella chiesa di Santa Chiara, e quello dell’oratorio San Paolo, in frazione San Pietro del Gallo, animato e didattico. Di notevole pre-gio il presepe meccanico di Cavallermaggiore, costituito da statue in legno, curate nei minimi dettagli, che riproducono la Palestina ai tempi di Gesù e l’accostano a scenari piemontesi, e quelli di Bra e di Valdieri. Ad Alba, presso la chiesa di San Giuseppe, a Sanfrè al san-tuario della Madonna del popolo e, per le strade della frazione Vergne di Barolo, mostre di presepi tradizionali. A Vigone, Montaldo Roero e nel borgo Castello di Dogliani, con ben 350 figuranti, vengono proposti presepi viventi.
www.presepiingranda.it

Novara - A Bolzano il concorso per i bambini

La parrocchia e la confraternita del Santissimo Sacramento e San Rocco di Borgolavezzaro allestiscono la tradizionale mostra di presepi fino all’Epifania. Molte le opere provenienti dal territorio, creazioni libere sia nelle tecniche sia nei materiali. A Bolzano Novarese si svolge, come ogni anno, il concorso di presepi aperto ai bambini e ai ragazzi, che hanno la possibilità di far rivivere e reinterpretare l’ambientazione della Natività francescana. Nelle scorse edizioni sono state realizzate opere davvero particolari: dalle più classiche, di ot-tima fattura, a quelle confezionate con materiali e scenari decisamente improbabili. A Fara Novarese l’Associazione italiana Amici del pre-sepio allestisce il presepe tradizionale con la collaborazione della casa parrocchiale.
http://goo.gl/VSKPP8

Torino - Il primato del “meccanico” di via Po

Nel capoluogo l’offerta è molto ricca e variegata. Segnaliamo quelli tradizionali ospitati nella basilica di Maria Ausiliatrice e nella chiesa di San Filippo Neri, mentre nella chiesa della Santissima Annunziata, in via Po 45, è meta di notevole attrazione il presepe meccanico composto da oltre 200 statuine in legno, di cui 100 animate, con un complesso e sofisticato impianto di luci che permette ambientazioni diurne e notturne. Sono di scena a Ciriè “Presepi sotto la neve” nella chiesa di San Giuseppe e a Carmagnola “Natività senza frontiere”, nella chiesa di San Fi-lippo. A Leini, in frazione Tedeschi, presepe vivente con pregiati costumi e ambientazioni, come a Grugliasco e a Bussoleno. Originali “I pre-sepi ant ij such” di Cuceglio, che valorizzano la poesia prodotta dal legno nel corso del tempo: da ciò che rimane dell’albero, una volta taglia-to, infatti, si ricava una variabile infinita d’ambientazioni presepiali. Alla sacra di San Michele, monumento simbolo del Piemonte, sino al 31 gennaio si può visitare la mostra “Presepi dal mondo”.
www.presepiomeccanico.com/Home.html

Verbano Cusio Ossola - A Stresa sono 60, anche nelle isole

A Stresa, l’amministrazione comunale e la Pro loco hanno avuto l’idea di creare un percorso — tra vie del paese, frazioni e isole — lungo cui sono dislocati 60 presepi artistici e che conduce all’opera più significativa: un presepe meccanico. Il rinomato presepio meccanico anima-to di Varzo, quest’anno si rinnova: previsto per il 22 dicembre, in caso di maltempo si svolgerà il giorno successivo.
A Verbania sono diverse le modalità di rappresentare il presepe vivente, con messe in scena particolari anche in luoghi quali la basilica di San Vittore e piazza Ranzoni. Originale la rassegna di Crodo, denominata “Presepi sull’acqua”, disseminata sul territorio, in cui i presepi vengono ospitati da fontane, lavatoi è vecchie mulattiere. Nel centro storico di Crevoladossola, la notte di Natale si svolge un presepe vi-vente che ripropone gli antichi mestieri.
www.grottadibabbonatale.it/

Vercelli - Etnici al Castello di Buronzo

Il principale e più tradizionale presepe cittadino è realizzato dall’Arcidiocesi che, con il supporto delle scuole, lo allestisce con un criterio espo-sitivo itinerante e con varianti tematiche mutevoli di anno in anno. Al Castello Consortile di Buronzo prosegue, come da tradizione, la presen-za dei presepi etnici ospitati nei saloni aulici, mentre a Cigliano, presso i locali dell’Istituto Don Evasio Ferraris, figurano i “Presepi d’arte”, rea-lizzazioni elaborate dall’estro e dalla manualità per promuovere lo spirito di ricerca e divulgazione del racconto figurato seguendo un percorso che si rinnova attraverso il costume, l’arte e la cultura non solo italiana. “I presepi di Postua” vedono, lungo le vie del paese, svariate e insolite Natività, riprendendo lo spirito di Giampietro Baldracchi che nel 1984 ideò la manifestazione. Al Sacro Monte di Varallo sono ben tre le cap-pelle che ospitano scene riconducibili alla nascita di Gesù realizzate in terracotta.
www.sacromontedivarallo.it

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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