di Mario Bocchio

Image for post
Image for post
Il frutteto Pero Brothers a Manchester, Connecticut, impiegava molti fubinesi, stanziati nella zona di Manchester e Glastonbury. Vi fu anche fondata una Società Fubinese e molti fubinesi di New York salivano spesso sul battello fino al Connecticut per sfuggire dalla città e fare visita ad amici e parenti fubinesi.

Bobby Tanzilo da Milwaukee è autore di una approfondita ricerca sui fubinesi nella zona di New York e a Londra. New Jersey, costa atlantica (confina a Nord con lo stato di New York) e Connecticut, nella regione del New England (confina a nord col Massachusetts, a ovest con lo stato di New York e a est con il Rhode Island).

«Lungo il fiume, nel New Jersey, c’era ‘La Monferrata’, che si riuniva alla Mazzini Hall in Central Avenue a Union City, New Jersey. Nel New Jersey abitavano almeno altrettanti fubinesi di quanti abitavano a Manhattan», è la testimonianza di Frank Gado (un immigrato di Viarigi, paese confinante con Fubine, ndr.).

«La Monferrata non era un circolo, ma una società , ricorda Frank Gado. come molte organizzazioni simili, era una società di beneficenza, dove la principale attività benefica era provvedere denaro alle famiglie dei soci maschi defunti. Questi fondi venivano raccolti contattando ciascun socio. Ricordo che mio padre sborsava un dollaro quando veniva avvisato di una morte. Non si trattava di una somma da poco, in un’epoca in cui si guadagnavano 18 dollari alla settimana».

«La Mazzini Hall non era solo un luogo di incontro, era anche la sede dei banchetti e dei balli di primavera e autunno, dice Gado. Erano questi i principali eventi sociali dell’anno per la comunità. Per le prescelte ad essere “ragazze dei fiori” (dovevano appuntarli ai corpetti delle signore ospiti al loro arrivo e all’occhiello delle giacche degli uomini) queste feste erano il corrispondente del ballo delle debuttanti».

«Mi piacevano le cene da ballo. Siccome i piemontesi portavano tutta la famiglia, c’erano sempre bambini della mia età che mi facevano compagnia, e potevamo restare alzati fino a mezzanotte! E mi piaceva la musica! Il capo del complesso era sempre un uomo chiamato Balestrero, noto con lo stradinom di Baciarousa. Veniva da Fubine e poiché ero un ragazzino dalle grandi orecchie, seppi che in Piemonte aveva ucciso un uomo durante una rissa per dei dadi truccati. (Quando chiesi ai miei genitori se i dadi truccati fossero i suoi, mi dissero che non lo sapevano). Era fuggito negli Stati Uniti per non rischiare di essere catturato. Ricordo che gli ero vicino una volta quando un altro piemontese gli domandò se suo figlio sapeva tutto dell’incidente. ‘No’, disse, evidentemente infastidito dal pensiero che il figlio — un ragazzo superprotetto — potesse mai scoprire la cosa».

«Ogni festa della Monferrata alla quale presi parte prevedeva che si cantasse ‘Piemontesina bella’, continua Frank Gado, mio padre, il quale aveva cantato nei complessi del paese natale (era stato presentato a mia madre dal suonatore di trombone, fratello di lei), cantava per venire incontro alle insistenti richieste della maggior parte dei presenti. Seguiva poi l’inevitabile bis, cantato da mia madre, ‘Quando mi bacia Teresa’».

Continua Gado: «Una parte importante della Monferrata era l’Edera, una sezione ausiliaria femminile. Il presidente de La Monferrata durante la mia infanzia — si chiamava, se ben ricordo, Louis Robotto (probabilmente Robotti, un fubinese) — era piuttosto contento di essere visto come un uomo tra tante donne, e faceva la corte alle signore dell’Edera, giungesse o no la cosa a fatti concreti. Penso che questo Robotto lavorasse in banca (il che gli conferiva grande prestigio sociale per quel tempo); lo ricordo come una specie di elegantone nel suo abito e e con i suoi curatissimi baffi. Rivestiva il suo ruolo di presidente con grande sussiego, ma tutti concordavano nel fatto che svolgesse le sue funzioni veramente bene. «La colonia piemontese del New Jersey era alquanto numerosa, dice Gado, e Union City/West New York contavano molti fubinesi. Eravamo una comunità all’interno di una comunità. Non ebbi pressochè alcun contatto con gli ‘americani’ prima di andare a scuola. Quando mia madre andava a comprare la carne, il macellaio era un compagno di scuola di mio padre. Un droghiere era Gallop, l’altro Cappiaghi. Tutti i piemontesi erano pazienti del dottor Bradish, che aveva sposato una piemontese. Le ricette erano spedite dai farmacisti piemontesi. Anche i funerali erano celebrati da un piemontese (altrimenti se ne sarebbe avuta a male)».

«C’era un mucchio di fubinesi a Glastonbury (che loro pronunciavano ‘Gla STOM be ri’ nel Connecticut), continua Frank Gado, compreso lo zio di mio padre, Dominick Longo. Barba (in piemontese: ‘zio’) aveva due figli, Pete e Charley, che poi gli successero nell’impresa di autotrasporti che aveva avviato. Gli autotrasporti erano la naturale evoluzione del commercio di muli che aveva quando finanziò l’emigrazione di mio padre».

A differenza dei fubinesi che andarono a New York e cambiarono i loro abiti da lavoro con le uniformi da cameriere, cuoco e fattorino d’albergo, i fubinesi del Connecticut continuarono a lavorare la terra, da proprietari o dipendenti, nei frutteti e nelle fattorie.

Joseph Pero, forse un fubinese, aveva lavorato come mezzadro prima di avviare la sua piantagione di alberi da frutta negli anni ’80 del secolo XIX. Un altro mezzadro era Frank Saglio, e anch’egli coltivò una fattoria di sua proprietà. John Robotti era capo-operaio alla J.H. Hale Farm, dove lavorarono Saglio e Pero nei primi tempi del loro soggiorno statunitense. Petere Ferrando possedeva una grande azienda agricola che poi vendette a Zeppa. Gado snocciola la lista dei nomi degli agricoltori nella zona di Glastonbury — Longo, Bigotto, Villa, Accornero, Gambolati — sembra un elenco telefonico di Fubine e dintorni.

Tra i fubinesi (e dintorni) di Glastonbury Henry Saglio, nato nel 1911 da Frank Saglio, emigrato da Cuccaro, e Giovanna Trossello, proveniente proprio da Fubine.

Nel 1926, Saglio cominciò a lavorare nella fattoria di famiglia, Arbor Acres, diede vita a un’impresa di allevamento di polli, morì novantaduenne nel 2003. Fu un pioniere nel settore — il che ebbe particolare rilevanza quando, durante la seconda guerra mondiale, la carne scarseggiava — cambiando le abitudini alimentari degli americani, tanto che molti lo chiamavano “il padre della moderna industria avicola”.

Molte delle fattorie erano anche luoghi di soggiorno estivo per i fubinesi di New York e New Jersey, che amavano uscire dalla città e far visita a quei parenti e amici del paese nativo che avevano scelto di condurre una vita agreste nel nuovo mondo (un agriturismo ante litteram, ndr.). L’azienda Zaglio ne era un esempio. «I miei bisnonni si chiamavano Felice e Regina Zaglio ed erano entrambi nati a Fubine», dice Diana Zaglio. «Arrivarono a Glastonbury, Connecticut e possedettero una fattoria da tabacco. Molti esponenti dell’associazione fubinese di New York City venivano a visitare l’azienda in estate».

«L’attività della azienda Zaglio durava tutto l’anno, ricorda Ginny Lukasik (discendente dei Saglio e dei Trossello di Fubine). La Zaglio faceva la maggior parte degli affari in estate con i piemontesi di New York/New Jersey che salivano in cerca di un po’ di ‘fresca aria di campagna’».

«Quando andammo nel Connecticut, prendemmo un’imbarcazione nell’East River, arrivammo a Long Island Sound, poi su verso il fiume Connecticut e finalmente a South Connecticut, dove ci vennero a prendere, ricorda Joseph Abrardo. Tutto questo avvenne di notte e al primo mattino, mentre la nave faceva la consegna di merci».

«La Fubinese Society of Connecticut contava 72 membri nel 1933 ( come da Programma ricordo dell’11° gran ballo annuale de La Fubinese Society 8 aprile 1933). Nel 1964 c’erano 83 soci. Come l’associazione di New York, neppure questa esiste più. Sebbene le società di New York e del Connecticut avessero molti contatti, non erano ufficialmente collegate. Hanno costituito la loro associazione più tardi, rammenta Ronnie Longo. Parecchi membri di New York finirono per salire nel Connecticut; venivamo qui molto spesso (per visitare parenti e amici), anni fa. Molto potrebbero essere stati soci di entrambi i sodalizi».

(Fonte: “Il Monferrato”)

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store