I Santi sociali del Piemonte

I santi sociali piemontesi

In un volume della serie “I tascabili di Palazzo Lascaris” i profili dei protagonisti della gloriosa epopea che, tra Ottocento e primo Novecento, ha fatto fiorire in Piemonte oasi di carità

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3 min readNov 12, 2021

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di Carlo Tagliani

Simile a un mosaico, la vita e le opere dei santi sociali piemontesi tra Ottocento e primo Novecento fanno del Piemonte una dimostrazione concreta che la “buona notizia” del Vangelo è alla portata di tutti e può essere attuata in tutti i tempi. Alle loro vite e alle loro opere, pietre miliari della carità e dell’amore verso Dio e verso il prossimo più svantaggiato, è dedicato un volume della serie “I tascabili di Palazzo Lascaris”.

San Giuseppe Benedetto Cottolengo

Attraverso una serie di agili capitoli la pubblicazione propone le caratteristiche peculiari del loro carisma, ne evidenzia la fiducia illimitata nella Provvidenza e ne sottolinea la capacità di affrontare con fede, fantasia, determinazione e coraggio le difficoltà e le sfide del loro tempo. A cominciare da don Giuseppe Cafasso, il cui proponimento di “essere sacerdote al servizio di Dio, totalmente e unicamente” ha illuminato e orientato la sua intera esistenza. Capofila, ispiratore e padre spirituale di molti santi sociali, ha fatto conoscere a don Bosco la dura realtà delle carceri torinesi, ha consigliato e sostenuto il nipote don Allamano, figlio della sorella minore Maria Anna, ha incoraggiato don Murialdo e confessato la marchesa Giulia di Barolo.

Don Orione

Con i piedi ancorati alla realtà e lo sguardo rivolto al Cielo ciascuno, a modo proprio, ha saputo dare voce e risposte alle domande e ai bisogni dei poveri. Alcuni, come il canonico Giuseppe Cottolengo, hanno dedicato la propria vita alla cura dei malati e dei più indifesi; altri, come don Giovanni Bosco e don Leonardo Murialdo, definiti “padri e maestri” della gioventù più povera e abbandonata della Torino della rivoluzione industriale, hanno preso a cuore la condizione dei giovani emigrati dalle campagne in città in cerca di fortuna e di lavoro. Alcuni, come donFrancesco Faà di Bruno e i marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo,si sono prodigati per le donne, non di rado lasciate o messe ai margini della società, e per migliorare la condizione femminile; altri, come donGiuseppe Allamano, facendo propria l’esortazione evangelica di “annunciare la Parola di Gesù in tutto il mondo”, hanno attraversato oceani e vette per portare la ricchezza del Vangelo ai confini della Terra. Altri ancora, come don Luigi Orione, don Giuseppe Marello e Pier Giorgio Frassati, non hanno eletto una categoria preferenziale di poveri di cui prendersi cura ma hanno tenuto la mente e il cuore aperti, solleciti nell’accogliere le necessità di chiunque incontrassero sul proprio cammino.

Don Giuseppe Marello

Le loro biografie e i segni del loro amore autentico e disinteressato per il prossimo hanno affascinato e continuano ad affascinare migliaia di uomini e di donne di buona volontà che ne hanno seguito e ne seguono ogni giorno le orme seminando fede, speranza e carità nelle metropoli più industrializzate come nei villaggi più sperduti.

La quarta di copertina del Tascabile

La loro opera - che non di rado ha dato vita a congregazioni religiose e a movimenti laicali - non si è mai interrotta e contribuisce a rendere il Piemonte, anche in pieno Duemila, un terreno fertile per l’affermarsi di autentiche “multinazionali” della carità.

La pubblicazione è consultabile e scaricabile sulla pagina Internet

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