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Gianni Rodari e i suoi piccoli lettori

Imparare l’italiano con i giochi di parole e la “grammatica della fantasia”

La “lezione” degli omegnesi Gianni Rodari ed Ersilia Zamponi

di Marco Travaglini

Sono passati quarantacinque anni da quando, nel 1973, la casa editrice Einaudi pubblicò la “Grammatica della fantasia” di Gianni Rodari. Un libro che, come dice il sottotitolo, rappresenta una “introduzione all’arte di inventare storie”. È l’unico volume che lo scrittore nato a Omegna, sulla sponda più a nord del lago d’Orta, non ha dedicato alla narrativa proponendo un contenuto teorico, dovuto alla paziente trascrizione a macchina da parte di una stagista di Reggio Emilia di alcuni appunti rimasti a lungo dimenticati.

Ersilia Zamponi, I Draghi locopei Imparare l’italiano con i giochi di parole. Presentazione di Umberto Eco

Gli appunti in questione, risalenti agli anni ’40, facevano parte della raccolta del Quaderno della fantasia. La Grammatica della fantasia è una sorta di manuale utile a stimolare la creatività. Il libro di Rodari, attuale e utilissimo, offre spunti, suggerimenti e strumenti per chi crede nella pedagogia della creatività e attribuisce il giusto valore educativo e didattico all’immaginazione.

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Gianni Rodari

Partendo dalle parole o dalle lettere che compongono le parole stesse, Rodari suggerisce 42 giochi attraverso immagini, nonsense, indovinelli e favole. Ogni gioco ha un forte valore simbolico che apre a un infinità di possibilità creative sia per il bambino che per l’insegnante, utilizzando come strumento la propria fantasia. Leggendo il libro si apprende come le fiabe non siano intoccabili e come si possa giocare con esse, smontandole e ricreandole, coinvolgendo i bambini in prima persona nel loro processo formativo. La prova migliore che è possibile imparare l’italiano in un modo divertente e creativo attraverso i giochi di parole, in piena continuità con il lavoro di Rodari, venne offerta da un altro libro molto bello, diventato ormai un classico: i “Draghi locopei”.

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La Grammatica della Fantasia, 1973

L’autrice, Ersilia Zamponi, è anch’essa concittadina del più grande autore italiano per ragazzi del Novecento. Pubblicato la prima volta nel 1986 da Einaudi, il libro dell’allora docente di lettere presso la Scuola media “Gianni Rodari” di Crusinallo, una delle frazioni di Omegna, esplicita bene l’uso intelligente fantasioso dei giochi di parole (lo stesso titolo dell’opera non è che l’anagramma dell’espressione “giochi di parole”).

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Grammatica della fantasia, prima edizione.

Il piacere dell’invenzione linguistica, l’emozione dell’intuire e dell’indovinare, la trasgressione del nonsense, l’intelligenza dell’ironia vengono stimolate magistralmente, pagina dopo pagina. Scriveva Ersilia Zamponi: “Nei giochi di parole il gusto che si prova assume molteplici forme; può essere: la soddisfazione per una invenzione linguistica che piace, l’emozione dell’intuire e dell’indovinare, la sorpresa di una combinazione casuale, la sfida dell’enigma o la trasgressione del nonsense, la spensieratezza della comicità, l’intelligenza dell’ironia…

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Un frammento degli appunti di Rodari

Giocando con le parole, i ragazzi arricchiscono il lessico; imparano ad apprezzare il vocabolario, che diventa potente alleato di gioco; colgono il valore della regola, la quale offre il principio di organizzazione e suggerisce la forma, in cui poi essi trovano la soddisfazione del risultato”.

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La prima edizione de I Draghi Locopei
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I Draghi Locopei

Un modo strepitoso di raccogliere l’eredità di Rodari, facendola vivere e respirare. E un modo intelligente, quello di entrambi, di insegnare l’uso corretto di una lingua che oggi, troppo spesso e con leggerezza, viene sottoposta a quotidiane violenze e scempiaggini. Umberto Eco, nella presentazione del libro scrisse:”Ci lamentiamo che i nostri ragazzi, spendendo ore e ore alla tv, non siano più capaci di parlare e usare bene la lingua. Basterebbe insegnargli che con la lingua si può anche giocare, e si divertirebbero persino ad andare a caccia degli errori sintattici dei presentatori tv”.

E concludeva con una nota di speranza: “Coraggio ragazzi, malgrado i programmi ufficiali la scuola sopravvive”.

In tutta modestia, ci associamo.

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