In costume si rivive la Storia

CENTINAIA LE RIEVOCAZIONI CHE RIPORTANO IN VITA LE EPOCHE PASSATE, RAFFORZANDO L’IDENTITÀ E LE TRADIZIONI DI UN POPOLO

di Mario Bocchio e Carlo Lomonte

Image for post
Image for post

La rievocazione storica è un’attività con cui si intende riproporre vicende o situazioni di epoche passate. Negli ultimi anni questo fenomeno è stato sempre più oggetto di attenzioni per il sempre maggior numero di persone che ne sono entrate a far parte. La rievocazione storica è stata spesso confusa con attività folkloristiche o feste paesane. Tuttavia, malgrado vi siano feste di tipo rievocativo o feste e sagre in cui avvengono spettacoli di rievocazione, lo scopo della rievocazione storica propriamente detta rimane differente. Essa infatti ha l’intento di valorizzare e riscoprire le tradizioni storico-culturali di un popolo. Infatti l’interesse per le rievocazioni storiche è ormai radicato, talvolta come espressione di una tradizione rimasta viva con continuità, in altri casi come riacquisizione del passato finalizzata a salvaguardare le radici storiche e culturali. Il Piemonte per sua vocazione e caratteristica è ricco di rievocazioni. Con questo servizio andremo alla scoperta di alcune ricorrenze significative del nostro territorio, importanti perché qui la gente si riappropria di quelle radici che sono il presupposto fondamentale di ogni comunità, in quanto sanciscono in modo forte e chiaro l’identità di ognuno.

Asti e Alba corrono il Palio

Il termine “palio”, che deriva dal latino pallium (telo rettangolare indossato come soprabito sopra la tunica romana), indicava in origine solamente la pezza di stoffa preziosa che era posta al punto d’arrivo e che era assegnata al vincitore della tenzone. In seguito, il significato venne allargato alla festa in generale, intendendo per Palio l’insieme dei riti e delle consuetudini strettamente collegate alla corsa equestre vera e propria.
Ogni anno, la terza domenica di settembre, ad Asti si corre il Palio più antico d’Italia: l’occasione ideale per rivivere il fascino della storia medievale che si respira lungo i Borghi della città, tra chiese, torri e palazzi, intatti testimoni dell’epoca in cui Asti splendeva, per ricchezza e vitalità, tra i Comuni più importanti d’Italia e d’Europa.
Le prime notizie della corsa, citate dal cronista Guglielmo Ventura, risalgono alla seconda metà del XIII secolo e narrano che “Come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del beato Secondo”, corsero il Palio per dileggio sotto le mura della nemica città di Alba, devastando le vigne circostanti. Salvo due interruzioni di settant’anni nel XIX secolo e di trenta nel Novecento, la gara si svolse ininterrottamente.
La gara, che un tempo si teneva durante le feste patronali del mese di maggio e che si correva “alla lunga” attraverso la contrada maestra (l’attuale corso Alfieri), dal 1967 si disputa all’interno di un apposito circuito; dal 1988 la corsa si svolge nella centrale piazza Alfieri.
Quando Emanuele Filiberto assunse la reggenza della città, nel maggio del 1545, confermò e codificò le antiche consuetudini della festa patronale e si impegnò per sé e per i suoi successori a fornire i palii: uno di 12 rasi per la corsa, l’altro di 9 rasi per l’offerta al santo patrono.
La corsa, in origine, si svolgeva il 30 marzo di ogni anno, in occasione della festa di san Secondo. A partire dal XV secolo venne però spostata, al pari della celebrazione del santo, al primo giovedì dopo la domenica in Albis. Nei primi anni dell’Ottocento si tenne poi la seconda domenica dopo Pasqua.
Nel 1861 venne pubblicato il nuovo Regolamento per la corsa dei cavalli in giro sulla nuova piazza del Mercato — l’attuale piazza Campo del Palio -, che cambiava radicalmente la tradizione della corsa astigiana, che si era svolta fino ad allora lungo un percorso rettilineo che partiva dalla pietra romana che diede il nome a viale Pilone, passava per Porta San Pietro e, percorrendo il ponte su Rio Valmanera, proseguiva su Contrada maestra (corso Alfieri) fino al Palazzo Gabuti, l’attuale Palazzo Ottolenghi. Nel 1863 la tenzone divenne una comune corsa di cavalli, perdendo il tradizionale significato religioso. La festa fu richiamata in vita nel 1929 dall’allora podestà Vincenzo Buronzo. Per quell’anno, il Palio si svolse di nuovo “alla lunga”, ma su corso Dante, lungo un percorso in salita di circa 1.300 metri. La ripresa però suscitò qualche risentimento a Siena, tanto che, per intervento diretto di Benito Mussolini, venne riconosciuto alla sola città toscana il privilegio di chiamare la propria manifestazione col nome di Palio: arrivò l’ordine di modificare la denominazione della festa in “certame cavalleresco”. La corsa venne così rimandata dapprima all’anno successivo e in seguito sine die.
Il 3 maggio 1936, durante la guerra d’Etiopia, i militari della 104ª legione Camicie nere (in prevalenza composta da astigiani) corsero un Palio speciale a dorso d’asino sulle rive del lago Ascianghi. La cronaca della corsa venne riportata il 23 maggio 1936 dal quotidiano astigiano La Provincia. Nel 1967 il Palio rinacque nuovamente in occasione del millesimo anniversario della fondazione del Marchesato del Monferrato e degli ottocento anni della Lega Lombarda. La corsa fu definitivamente spostata al mese di settembre, in concomitanza con i festeggiamenti della “Douja d’Or” o “Settembre astigiano”, oggi Festival delle sagre astigiane.
La giornata di festa incomincia con la benedizione dei cavalli e dei fantini, e con un’affascinate esibizione di sbandieratori, seguita nel primo pomeriggio dallo sfarzoso corteo storico composto da figuranti, rigorosamente in costume d’epoca, per rievocare fatti e avvenimenti storici realmente accaduti durante il Medioevo. Al termine, ha inizio l’animosa corsa che appassiona e infiamma la città, e per i ventuno partecipanti incomincia una sorta di terribile sfida che dura per tutto il tempo di ognuna delle tre batterie e della finale. Sette cavalli al canapo per ogni contesa, e nove per la finale con migliaia di borghigiani che sperano, tutti, nel miracolo della vittoria.
La rivalità con Siena ha riguardato per tanti anni soprattutto i fantini, visto che in riva al Tanaro è esistita una vera e propria scuola astigiana che ha saputo farsi valere anche sotto la Torre del Mangia. Il più celebre è stato Mario Cottone, detto “Truciolo”: nel 1985 il Rione San Martino-San Rocco, vittorioso l’anno prima con Andrea Degortes detto “Aceto”, gli affidò un purosangue di assoluto livello per puntare a vincere. “Truciolo” non deluse le attese e la spuntò per poco più di una testa, beffando in volata proprio “Aceto”, che aveva ricostituito per il Borgo Tanaro Trincere Torrazzo la stessa accoppiata vincente nel 1984. Tra tantissimi protagonisti ricordiamo lo stesso “Aceto”, il re di piazza del Campo con ben 14 Palii vinti. Degortes ha preso parte a dieci edizioni della corsa astigiana, arrivando sei volte in finale e riportando due vittorie: la prima nel 1968 per il Borgo San Pietro montando il cavallo Stereo, la seconda nell’84 con i colori del Rione San Martino-San Rocco, montando il cavallo Stachys. Va comunque ricordato che nel 1970 il Consiglio del Palio di Asti deliberò di ammettere alla corsa solamente fantini residenti in Piemonte; tale norma è rimasta in vigore fino al 1983.
Un posto di tutto rispetto, se non addirittura il primo, lo merita Maurizio Farnetani, detto “Bucefalo”, classe 1958. Si è imposto otto volte ad Asti, la prima nel 1988 per il Comune di Moncalvo montando la mitica cavalla Scodata; l’ultima nel 2012 difendendo i colori del Rione San Martino-San Rocco.

Il Palio di Alba è molto divertente, perché in realtà sono gli asini a “comandare” e non certo gli uomini. Contro la volontà testarda di questo quadrupede, infatti, l’uomo non può far proprio nulla.
Nei giorni del Palio nella capitale delle Langhe succedono molte altre cose: c’è anche qui un corteo storico, ma c’è anche la famosissima Fiera internazionale del tartufo bianco che richiama migliaia di turisti da tutto il mondo.
Quando il 10 agosto 1275 i cavalieri astesi corsero il Palio sotto le mura di Alba cinta d’assedio, recarono grave offesa agli assediati: festeggiando san Lorenzo sembrarono volersi appropriare oltre che della città anche del suo santo patrono, come se la conquista fosse cosa fatta. Leggenda vuole che, per ridicolizzare l’affronto, gli albesi abbiano deciso in quell’occasione di correre anche loro un Palio, ma a dorso d’asino, cavalcatura poco nobile nella quale identificarono i nemici.
Nei secoli successivi, lasciati gli asini ai lavori rurali, gli albesi continuarono a dedicarsi con successo alle corse equestri, vincendo anche numerose edizioni del Palio di Asti. L’antica tradizione “asinina” riprese nel 1932, quando gli albesi non furono più ammessi a quella competizione.
Il Palio degli Asini, anche per volere del geniale pittore Pinot Gallizio, diventò così una cosa seria, un modo per ricordare gli eventi del 1275, nel massimo rispetto della tradizione medievale.
www.palio.asti.it
http://goo.gl/Wtj2u6

A Canelli si ricorda l’assedio

Nel 1612, alla morte di Francesco Gonzaga, iniziò la guerra per la successione del Ducato del Monferrato, che oppose il duca Carlo Emanuele I di Savoia, suocero di Francesco, a Carlo Gonzaga, duca di Nevérs. Nel giugno del 1613 Canelli, cittadina fortificata di confine, già teatro di molti scontri, fu cinta d’assedio dal Gonzaga. Grazie all’aiuto determinante della popolazione, la piccola guarnigione di Canelli resistette all’attacco e dopo accesi combattimenti obbligò il nemico a una fuga precipitosa. Per premiare tanta fedeltà, il duca di Savoia esentò per trent’anni gli uomini e le donne di Canelli dal pagamento delle tasse. La rievocazione di tali eventi si svolge ogni anno nella seconda metà di giugno e richiama decine di migliaia di persone. I mille figuranti, in costumi d’epoca, ricostruiscono teatralmente la tensione per la città assediata, seguita dall’euforia per la liberazione. Uno spettacolo corale, in cui l’esatta ricostruzione storica viene resa viva e autentica dal coinvolgimento popolare. Sul canovaccio degli avvenimenti principali, infatti, oltre mille canellesi in costume ricreano per due giorni l’atmosfera della città assediata, coinvolgendo il visitatore, che diventa al tempo stesso testimone degli eventi e protagonista, confondendosi tra ufficiali, soldati, contadini sbandati e bestiame. L’assedio è molto più di una semplice rievocazione storica: è la festa dei canellesi che, rivivendo il passato, sanciscono forte e chiara la propria identità, e si riappropriano di quelle “radici” che sono presupposto fondamentale di ogni comunità.
www.assediodicanelli.it

Bicocca, si ricorda la battaglia

Il 23 marzo 1849 a Novara fu combattuta una sanguinosa battaglia che, di fatto, scrisse la parola fine alla I Guerra d’indipendenza. Olengo, oggi frazione di Novara, giocò un ruolo importante in quello scontro: lì, infatti, ebbe inizio la battaglia, in cui giunse anche la divisione del duca di Genova che con il suo contrattacco avrebbe potuto cambiare le sorti della giornata. Inoltre, da Olengo partì il decisivo attacco austriaco che portò alla sconfitta dell’esercito piemontese. Sul campo restarono migliaia di vittime piemontesi e austriache: in loro memoria, nel 1879, fu costruito un sacrario in cui le ossa dei caduti hanno trovato posto senza distinzione di nazionalità. Per ricordare l’avvenimento tutti gli anni, nel mese di marzo, si rievoca la battaglia, naturalmente in forma ridotta, ma cercando di proporre una ricostruzione degli avvenimenti con la massima fedeltà, attraverso la partecipazione di gruppi storici capaci di riprodurre fasi della battaglia con grande realismo. Di solito la rievocazione ha inizio con l’allestimento dei campi militari dei gruppi storici partecipanti, poi si passa alla commemorazione ufficiale dei caduti presso il Sacrario ossario della Bicocca: di fatto questo è il momento più toccante della manifestazione, che fa riflettere su una vicenda amara delle tante guerre del XIX secolo, costata migliaia di vittime.
Nel pomeriggio si passa alla rievocazione vera e propria in cui piemontesi e austriaci si trovano di fronte per uno scontro incruento e ridotto, ma certamente non privo di fascino e di notevole realismo. Dopo circa due ore di scontri, secondo un copione realizzato seguendo in modo cronologicamente corretto le cronache del 23 marzo 1849, la battaglia ha termine.
www.battaglia1849.altervista.org/Battaglia.htm

La Maschera di Ferro a Pinerolo

Un detenuto eccellente, suddito di Luigi XIV, trascorse 16 anni della sua lunga prigionia a Pinerolo, allora terra francese. Nessuno conosceva il suo nome né i tratti del suo viso, coperto da un panno e da una maschera di ferro che non veniva mai rimossa. Nonostante alcuni privilegi di cui godeva, scontava una condanna disumana, che lo privava del volto e dell’identità. Era giunto a Pinerolo scortato da D’Artagnan e dai suoi moschettieri il 24 agosto 1669. Nel 1681 fu trasferito alla fortezza di Exilles, ove rimase sino al 17 aprile 1687. Detenuto poi per alcuni giorni a Briançon-Ancien, fu successivamente condotto a Fort-Royal, a strapiombo sul mare lungo la costa meridionale dell’isola di Santa Margherita, presso Cannes, dove rimase sino al 28 agosto 1698. Quest’uomo senza volto — sul quale vegliò sempre il Governatore St. Martz, che certamente conosceva la sua identità — morì nella prigione parigina della Bastiglia il 19 novembre 1703. La sua leggenda dette adito a congetture romanzesche e affascinò letterati e storici di ogni tempo.
La memoria della sua permanenza a Pinerolo, della nobiltà del suo carattere e del suo doloroso destino offrono lo spunto per ricordare le luci e le ombre, i fasti e i costumi del glorioso passato della cittadina piemontese e dei suoi abitanti, in un’epoca di drammatici eventi bellici e politici.
La rievocazione si svolge nel primo fine settimana del mese di ottobre: nel pomeriggio del sabato, lungo le vie e le piazze del centro storico, i tamburini di Pignerol, scortati da D’Artagnan e dai tre moschettieri, precedono gli sbandieratori della cittadella e annunciano il programma della manifestazione.
www.mascheradiferro.net

Festa medievale a Cassine

Unica rievocazione rimasta sul territorio dell’Alessandrino, la Festa medioevale di Cassine rappresenta un momento peculiare di approfondimento culturale nel panorama italiano. Ogni edizione è dedicata a un tema specifico della vita medievale.
Nata nel 1991 come occasione per conoscere il Medioevo e al contempo recuperare fondi per il restauro della stupenda chiesa trecentesca intitolata a san Francesco — monumento nazionale — oggi, pur mantenendo inalterato il proprio obiettivo, si è trasformata in uno straordinario strumento di valorizzazione di uno dei centri storici medioevali più importanti e prestigiosi del Monferrato.
Per due giorni, in Cassine, si rivive un suggestivo passato, allorquando, nel pieno del suo fulgore giunse in visita Gian Galeazzo Visconti.
Il centro storico, caratterizzato da vie che s’inerpicano verso la parte più alta, viene completamente liberato da qualsivoglia riferimento alla vita contemporanea e si cala nell’atmosfera medioevale, con i suoi mercanti, cavalieri, musici, danzatori, arcieri, nobili e popolani, dando vita a un sogno popolato da cavalieri leali e dame gentili, popolani gaudenti e guitti irriverenti che fanno conoscere “l’età oscura” come un momento in cui era bello vivere ed incantato amarsi.
Quest’anno la festa è stata sospesa per un anno di riflessione, ma l’appuntamento è già fissato per il 3 e 4 settembre 2016.
https://goo.gl/Lq0A5H

Sapor di Medioevo al Ricetto di Candelo

Premiato tra i 100 borghi più belli d’Italia, il borgo medievale del Ricetto di Candelo ospita nel mese di giugno per quattro giorni le dame e i cavalieri di “Sapor di Medioevo”, la rievocazione storica capace di far viaggiare il visitatore nel tempo. Un tuffo nel passato possibile grazie al contesto del XIV secolo, ma anche grazie a un’incredibile animazione medievale in costume, composta da decine di figuranti che allietano i visitatori con teatro di strada, spettacoli serali e animazioni, mercati e accampamenti, gruppi d’arme e arcieri. Durante la rievocazione è possibile interagire con i personaggi e assistere alla ricostruzione di alcune antiche botteghe artigianali con musica e scenografie di grande effetto, il tutto corredato dalla gastronomia.
www.candeloeventi.it

Milizie nelle terre dell’Ossola

Le Milizie delle terre dell’Ossola furono istituite durante il primo quarto del XVII secolo dal governatore spagnolo di Milano, in guerra contro il duca di Savoia. Tutti i paesi, anche i più piccoli, furono tenuti ad arruolare gli uomini abili dai 18 ai 50 anni: a Bannio Anzino (Vco) la Milizia fu creata nel 1622, lo stesso anno in cui, il 5 agosto, fu celebrata la prima messa nell’Oratorio della Madonna della neve, riedificato in luogo di un’antica cappelletta ormai cadente, che sorgeva fra gli alberi sul margine dell’altipiano banniese.
Era l’epoca terribile della peste narrata da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi: nel 1629 la popolazione di Bannio si affidò alla Madonna della neve perché il paese fosse risparmiato dal morbo. Così fu, e da allora, per ex voto, la Milizia banniese riconoscente si pose al servizio della celeste protettrice, onorandola solennemente nella festa del 5 agosto, divenuta di precetto. Sin dal 1630, i banniesi temporaneamente emigrati in altre città del Piemonte, e soprattutto a Roma e in Spagna, donarono preziosi arredi sacri all’Oratorio della Madonna della neve e un cospicuo corredo destinato ai miliziani che le si erano votati: la prima delle loro sette bandiere (l’ultima risale al 1988), fasce intessute d’oro, berrettoni, spade, fucili, un cofanetto di velluto con fregi d’argento contenente due pistole, una sella e gualdrappe per i cavalli. Una composita dotazione che imprevedibilmente contribuì a formare uno dei gruppi storici più antichi d’Italia.
Le Milizie delle terre dell’Ossola, spesso chiamate a difendere e presidiare le regioni al confine con il Ducato sabaudo, parteciparono in numerose occasioni alle solennità religiose locali, come l’inaugurazione, avvenuta il 15 agosto 1641, del Santuario della Gurva, presso Calasca (Vco), dedicato all’Assunta. Il 15 luglio 1805 solennizzarono invece l’arrivo dalle catacombe romane delle spoglie del martire san Valentino, tumulate con grandi onori nella chiesa del paese. Da quelle due date, ogni anno, secondo consuetudine, la Milizia tradizionale di Calasca si mobilita per tributare gli onori militari alle due feste religiose d’agosto: quella dedicata al santo, la seconda domenica del mese, e quella dedicata all’Assunta.
http://goo.gl/2sXY8q

Corsa dei buoi ad Asigliano

La tradizione ci ha tramandato che un’epidemia di peste nel 1436 portò morte e desolazione tra gli uomini e gli animali di Asigliano, oggi in provincia di Vercelli. I suoi abitanti, disperati, chiesero grazia a san Vittore con la promessa di fare correre gli animali più lenti, i buoi, in segno di gioia e gratitudine. Il santo esaudì le preghiere e la malattia infettiva cessò il suo incedere.
I primi documenti storici che accennano alla corsa risalgono al 1658 e altri riferimenti sono contenuti nell’archivio parrocchiale asiglianese in una relazione fatta dal don Francesco Bernardino Lanino nel 1770, dove vengono descritti i festeggiamenti per san Vittore: “Dopo messa (Parrocchiale), fanno correre quanto mai si possa dire quattro cara tirati da buoi carichi di pane, qual pane terminata la corsa si benedice (nell’oratorio di San Vittore) e lo distribuiscono”.
Come ricordato nei libri Asigliano, usi e costumi e Asigliano tra storia e folklore, nel corso dei secoli questa festa ha subito delle sospensioni, non per mancanza di fede, ma per fattori esterni. Troviamo una testimonianza scritta del 5 maggio 1846. Il sindaco Giovanni Varalda, riunita la Giunta comunale, propose la sospensione della festa patronale per la mobilitazione di militari della Guardia nazionale per il disimpegno di vari servizi pubblici d’urgenza. Motivi analoghi anche negli anni 1859 e 1862.
La fantasia popolare fece nascere in quegli anni la leggenda dei rumori di carri lanciati a briglia sciolta nella notte lungo il selciato vicino alla chiesa votiva del santo e di saette di fuoco scaturire dallo scalpitio degli zoccoli senza che nessun animale vi corresse.
La tradizione vuole, nel giorno del sabato che precede la festa patronale, allo scoccare delle ore 12, col suono festoso delle campane, che si proceda all’incanto dei carri che daranno vita, di domenica, alla corsa dei buoi per lo scioglimento del voto. Il rito viene celebrato in municipio e l’asta è battuta dalla Guardia comunale.
Nei tempi antichi, quando i buoi abbondavano nelle campagne, tutti i contadini desideravano partecipare all’impegno di sciogliere il voto. Allora, i priori di quei tempi — siamo sul finire del Settecento — escogitarono questa forma di appannaggio che li aiutasse a sostenere le numerose spese per la realizzazione della festa. Ancora oggi l’asta si svolge offrendo emine di grano. L’emina, o mina, o quartone, è un’antica misura agraria vercellese, pari a poco più di 23 litri. Dobbiamo sottolineare che alcuni partecipano all’incanto per sciogliere un voto contratto con san Vittore in un momento di difficoltà familiare, risolto felicemente, senza badare al numero di emine pur di accaparrarsi o il carro del pane o uno dei quattro carri per la corsa, ognuno formato da una coppia di buoi, che gareggiano a mezzogiorno della seconda domenica di maggio.
Altre corse dei buoi, in Italia, si svolgono nella vicina Caresana, come pure, con un percorso di ben dodici chilometri, a San Martino in Pensilis, nel Molise.
http://goo.gl/ZZtXqp

Raduno di gruppi storici

Si svolge la prima domenica di ottobre, presso la Cittadella di Alessandria, il IV Raduno di gruppi di rievocazione storica di tutte le epoche. La manifestazione — patrocinata anche dal Consiglio regionale — è nata per creare una sorta di spazio d’incontro tra gli “addetti ai lavori” della rievocazione offrendo a tutti gli organizzatori del Nord-Ovest la possibilità di “fare rete”.
Nel corso della giornata i gruppi vengono collocati nell’anello centrale della piazza d’armi, in ordine cronologico in base al periodo storico rappresentato, in spazi allestiti con tende, strutture d’epoca, armi e utensili relativi al segmento storico incarnato.
La manifestazione diventa anche l’occasione per far conoscere a tutti i partecipanti lo splendore della fortezza settecentesca nella quale è sventolato il primo tricolore.
www.facebook.com/RadunoMultiepocaleAlessandria

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store