Industria e ricerca ci portano nello spazio

LA STORIA DELL’ASTRONAUTICA ITALIANA PASSA DAL PIEMONTE, DOVE NON A CASO È NATO LUIGI BROGLI: GRAZIE AL SUO IMPEGNO IL NOSTRO PAESE LANCIÒ UN SATELLITE GIÀ NEL 1964

di Alessandro Bruno

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Non deve essere una coincidenza che Luigi Broglio, “padre” dell’astronautica italiana, fosse d’origine canavesana. Le sue spoglie riposano a Borgofranco d’Ivrea dal 2001. Grazie al suo impegno l’Italia divenne il terzo paese dopo Usa e Urss a lanciare un satellite nello spazio, il San Marco 1, nel 1964. La nostra base spaziale in Kenya è intitolata alla sua memoria. Negli anni ’80 la Regione evitò, con una battaglia politica, che Alenia Spazio lasciasse Torino. Lo sapevano gli scienziati italiani e americani che dedicarono un asteroide, nel 2003, a Vittorio Beltrami, presidente della Giunta regionale nella IV legislatura. Un asteroide, poi, porta il nome di un dirigente e giornalista regionale dell’epoca, un altro venne battezzato “Piemonte” e un altro ancora, dallo scorso febbraio, è intitolato a “Palazzo Lascaris”.
La storia dell’astronautica italiana passa anche dal Piemonte, ma è una storia che guarda avanti.
“Il settore aerospaziale è uno dei punti di forza della nostra economia, che ha tenuto nonostante la crisi ed è uno dei pila-stri del futuro. Siamo quindi impegnati ad investire per la ricerca aerospaziale. Per questo settore serve una cabina di re-gia nazionale”, ha dichiarato il presidente della Regione Sergio Chiamparino nel corso dell’Aerospace & Defense Mee-tings di Torino, l’unica business convention internazionale per l’industria aerospaziale e della difesa che si svolge in Italia, cui hanno preso parte 600 aziende in rappresentanza di 25 paesi.
Da tempo, infatti, con le leggi del 2004 e del 2006 la Regione è impegnata a sostenere la Piattaforma Aerospazio e il Co-mitato promotore del Distretto aerospaziale, che raggruppa i soggetti istituzionali coinvolti ed è presieduto dalla Regione.
“La competenza presente nel mondo industriale e universitario piemontese è paragonabile a quella dei migliori paesi — spiega il direttore uscente del Dimeas, il Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico di Torino, Massimo Sorli -. Ci sono imprese che costruiscono in Italia prodotti che eccellono a livello internazionale, come le drive unit e i dischi turbina di Ge Avio Aero, che volano in tutto il mondo. Pensiamo a Eurofighter e C27J e a Microtecnica, che realizza comandi di volo per velivoli ad ala fissa e rotante o, nel comparto spaziale, ai moduli di missione della Iss (Sta-zione spaziale internazionale) e ai sistemi di recupero dei debris spaziali. Importante anche la competenza sulla scelta dei materiali, la valutazione strutturale dei dispositivi oggi sempre più costituiti da materiali metallici o in fibra e la sfida tecno-logica sui materiali attivi autoriparanti. Eccellente, inoltre, la competenza scientifica del corpo accademico che con suc-cesso svolge attività di ricerca, come comprovato dal numero e dalla qualità dei progetti in corso, anche a livello europeo, come dimostrano H2020, Clean Sky2 ed Esa”.
Il Distretto aerospaziale piemontese comprende alcune grandi imprese e numerosissime piccole e medie imprese specia-lizzate. Fluidodinamica e termodinamica, materiali avanzati, elettronica, software, meccanica e processi, progettazione e integrazione sono le macroaeree di competenza tecnologica. Si tratta di 15,5mila dipendenti in 280 aziende per un fattu-rato di 3,7 miliardi di euro — i dati si riferiscono al 2013 — con un fatturato che è cresciuto nonostante la grave crisi del pe-riodo 2008–2013 di quasi il 20%, e anche l’occupazione, nello stesso periodo, è salita dell’8%. Il totale italiano è di 33mila dipendenti con un fatturato di 6,6 miliardi di euro, che ci mette al quarto posto in Europa (terzo solo per lo spazio) e al set-timo nel mondo.
Il Distretto piemontese vanta 35 critical technologies allo studio di 21 gruppi di ricerca scientifica e un portafoglio po-tenziale di oltre 205 milioni di euro d’investimenti in ricerca e sviluppo. Al Mesap — il Polo d’innovazione della Regione Piemonte dedicato alla meccatronica e ai sistemi avanzati di produzione — partecipano 74 aziende aerospaziali, che rappresentano il 30% del totale. Tra queste vengono portati avanti importanti progetti come “Verde piezo” per il recupe-ro dell’energia e “Heat” sullo scambio termico tra superfici.
Il settore aerospaziale rientra nella Strategia regionale di specializzazione intelligente (S3) nell’ambito della Politica di coesione 2014–2020 e della strategia Europa 2020. Nel periodo di programmazione 2007–2013 il contribuito è sta-to di 50 milioni di euro, che ha attivato un investimento di circa 100 milioni. L’impegno è per una conferma anche per la tornata 2014–2020.
Il Piemonte è anche inserito nel quadro delle politiche del Cluster nazionale aerospaziale all’interno del piano strategico nazionale per la “Space Economy”, che sarà realizzato attraverso risorse di natura pubblica e privata, e sta perfezionando un accordo con l’Agenzia spaziale italiana e un accordo di programma con il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) per il sostegno a un progetto di sviluppo motoristico che consentirà un notevole salto tecnologico.
http://goo.gl/LdzEXr
http://mesapiemonte.it/settore-aereospaziale.html
www.ctna.it/ITA/
www.esa.int/ita/ESA_in_your_country/Italy
www.asi.it/

Parte da Torino la missione per Marte
THALES ALENIA SPACE SI OCCUPA DI PROGETTARE E REALIZZARE LE FASI DEL-L’IMPRESA MARZIANA

di Mario Ancilli

La missione Exomars, promossa dall’Agenzia spaziale europea insieme a quella russa Roscomos, è a guida italiana, con una forte partecipazione piemontese, e ha come obiettivo rilevare tracce di vita passata o presente e approfondire le conoscenze sull’ambiente marziano in vista di future spedizioni di astronauti.
La Thales Alenia Space (Tas), l’azienda spaziale con sede a Torino, controllata dai francesi di Thales e dagli italiani di Finmeccanica, si occupa della progettazione e della realizzazione delle due fasi che costituiranno l’impresa marziana.
La prima fase si svolgerà nei primi mesi del 2016 e consisterà nell’invio di una sonda orbitante (Trace Gas Orbiter — Tgo) e di modulo di discesa, o lander, denominato “Schiapparelli” in memoria del famoso astronomo piemontese che già cento-cinquant’anni fa ipotizzò la presenza di acqua sul Pianeta rosso.
La sonda orbitante è equipaggiata con una serie di spettrometri per la rilevazione dei gas presenti sulla superficie del piane-ta e di una fotocamera ad alta definizione per la creazione di modelli accurati della superficie.
Il modulo di discesa ha a bordo una stazione meteo, dotata di sensori per la misurazione del vento, dei campi elettrici, dell’umidità, della pressione e della temperatura dell’atmosfera marziana.
Le analisi effettuate nella prima fase saranno propedeutiche a quelle della seconda, che avverrà nel 2018 con l’invio del rover, un robot con sei arti cingolati. Quest’ultimo sarà dotato di due videocamere ad ampio raggio e di una terza ad alta risoluzione che faciliteranno la navigazione con la ripresa della superficie marziana. Sul mezzo sarà presente una trivella in grado di raccogliere campioni di terreno fino alla profondità di due metri, un georadar per studiare la stratificazione del suolo e un laboratorio d’analisi per l’identificazione di molecole organiche presenti nei campioni.
I test sul robot sono stati effettuati in un’area, predisposta negli stabilimenti di corso Marche, che simula alla perfezione l’ambiente del Pianeta rosso.
“In qualità di capocommessa, Thales ha scelto i subfornitori in base al merito tecnico ed economico garantendo la redi-stribuzione del lavoro sulla base dei contributi forniti dagli Stati partecipanti — dichiara il direttore per Tas del programma Exomars Walter Cugno -. Con Exomars abbiamo dimostrato di poter essere considerati leader in Europa per l’esplorazione spaziale. Ogni euro investito nell’industria spaziale dà un ritorno di 6 euro. Il segreto del nostro successo è nella creazione di team di programma efficaci e coesi, basti pensare che il nostro, dalla fine del 2014, lavora 24 ore al giorno su 5 giorni e su turno doppio o normale nel weekend per effettuare l’integrazione e le prove. Il lancio da gennaio è stato rinviato a marzo per problemi con un fornitore olandese”.
Tutte le attività della missione Exomars, compresa la guida del rover, saranno monitorate da Altec, società al 51% di Tas con sede a Torino, attraverso il Centro di controllo operativo di terra, il Mission Support Center, che tramite la rete dell’A-genzia spaziale italiana (Asinet) è collegato, fra l’altro, al centro di controllo della Nasa di Huston.
Il responsabile delle linee di programma space exploration Roberto Trucco, che gestisce il Rover Operation Control Center per la missione Exomars, spiega: “Il nostro ruolo nella missione del 2016, che seguiremo in parallelo con l’Esoc di Darmstad, è più limitato e certamente organizzeremo un evento pubblico a Torino per seguire l’atterraggio. Poi inizie-ranno ad arrivare, per la prima volta in Europa, i dati di un esperimento scientifico da Marte. Nel 2018 il nostro ruolo sa-rà più importante perché, oltre a comandare il rover su Marte, analizzeremo la telemetria per definire strategie e inviare i comandi necessari ad adattarne i profili operativi in base a qualunque esigenza o imprevisto”.
Il tutto, naturalmente, tenendo conto del time delay, dal momento che sulla Terra vediamo quanto accade su Marte con un ritardo variabile tra i 6 e i 20 minuti. Il replanning avverrà nel ciclo di ricevimento ed invio dei dati che sono collegati ai pe-riodi orbitali (sei ore) del satellite usato per le comunicazioni con la Terra.
www.altecspace.it
www.thalesgroup.com

Verso il Pianeta rosso alla ricerca della vita
intervista a Giancarlo Genta

Professore di Progettazione meccanica e costruzione di macchine presso il Dimeas, Giancarlo Genta è componente, tra le altre, del-l’Accademia internazionale di Astronautica, dove è responsabile dello Studing Group 3.15, “Global human mars system mission explo-ration”, ed è impegnato nel progetto Seti sull’esplorazione dello spazio e la ricerca di intelligenze extraterrestri.

Qual è la chiave per la “conquista” di Marte?

Trovare un accordo internazionale coinvolgendo tutte le possibili agenzie, cinesi e indiane comprese, come è accaduto per la Stazione spaziale internazionale che ha messo insieme le agenzie di Stati Uniti, Russia, Giappone e Canada. Tra l’altro l’Italia, causa accordi diretti con gli americani, gode di un proprio 1% (all’Esa spetta l’8%) che amplia le nostre possibilità di accesso.

Come definirebbe la collaborazione tra atenei piemontesi e complesso industriale?

Ottima, direi. Il Politecnico, per esempio, propone un prestigioso master in esplorazione spaziale supportato finanziariamente da Thales Alenia Space. Il Dimeas vanta tantissimi eccellenti gruppi studenteschi, tra cui quello che ha realizzato un dimostratore di un rover lunare. Il Politecnico in questo campo conta su una tradizione notevole, dal momento che sin dal 1910 dispone di un laboratorio di aeronautica. In pochi posti al mon-do, forse solo al Masschusetts Institute of Technology, vi è una tradizione più antica proseguita ininterrottamente sino a oggi.

Quali le prossime sfide?

Senza dubbio la privatizzazione dello spazio: si sta avviando l’attività di turismo privato e, presto, si arriverà allo sfruttamento minerario degli asteroidi e della Luna. Questo farà decollare definitivamente il settore, ma già oggi il “mercato” dello spazio privato è più grande di quello pubblico. Thales Alenia Space con il lanciatore Antares e il cargo Cygnus, per esempio, lavora privatamente. La privatizzazione dello spazio, inoltre, può abbassare i costi: è stato calcolato che il medesimo hardware sviluppato dai privati costa quasi dieci volte meno di quello che po-trebbe essere sviluppato dalla Nasa. (ab)

Nella Stazione si sta comodi grazie ai moduli logistici
A TORINO SONO STATI REALIZZATI I “NODI” ABITATI DAGLI ASTRONAUTI, IL LABORATORIO SCIENTIFICO E LA CUPOLA

Il nostro contributo allo sviluppo della Stazione spaziale internazionale (Iss) è evidente nelle sette tipologie di elementi pressuriz-zati, realizzati in 256 esemplari. Abbiamo sviluppato i cosiddetti ‘nodi’, che sono i quartieri abitati dall’equipaggio e che contengo-no le risorse per tutta la stazione. Su 3 nodi, 2 li abbiamo costruiti a Torino”, spiega Roberto Provera, responsabile dei voli spa-ziali con o senza equipaggio di Thales Alenia Space. Tas ha anche realizzato il laboratorio scientifico europeo sulla Iss, Colum-bus, e con l’Asi i moduli “logistici’, di cui uno è diventato permanente, per aumentare lo spazio sfruttabile all’interno dell’Iss. L’elemento più famoso progettato e costruito a Torino è la cupola, nata per controllare visivamente il braccio robotico, che è pure la finestra sulla terra dove l’equipaggio trascorre i momenti liberi. Per rifornire la Iss è stato realizzato Cygnus, frutto di una com-petizione esclusivamente commerciale, una gara fatta negli Usa per la Nasa che Tas ha vinto insieme alla Usa Orbital Atk: la prima vittoria di una ditta non americana! Gran parte della componentistica è stata fornita da aziende del Torinese. Tas, infatti, non ha macchine utensili: le lavorazioni vengono demandate alle ditte del distretto, assai avanzate e affidabili. La Iss è pro-grammata per una vita operativa fino al 2024, tuttavia già si discute di estenderla almeno sino al 2028.
“La Nasa ha lanciato il programma Orion, che potrà trasportare fino a sette astronauti. L’Europa si occuperà del modulo di servizio e noi facciamo tutta la parte termomeccanica”, continua Provera. Con il programma Ixv (Intermediate Experimental Vehicle), è stata realizzata una navetta sperimentale che ha volato con successo lo scorso febbraio. Per la prima volta gli europei hanno fatto un rien-tro sulla Terra controllato. Tas, capocommessa, ha affidato la gestione di missione ad Altec, mentre la prossima navetta sperimentale, che potrà atterrare invece di ammarare, partirà a inizio 2016 con Tas e Cira come capocommessa”.
Alessandro Bellomo, program manager sul segmento di terra del programma Ixv, in merito al centro di controllo a terra della navetta sperimentale Ixv, confida: “Ricevevamo in tempo reale i dati della Ixv e Torino era l’unico centro di controllo, una ‘piccola Houston’ e Altec aveva inoltre progettato le antenne di ricezione per la telemetria e una per la nave di recupero dopo l’ammaraggio nel Pacifico: un esperimento perfettamente riuscito”.

Cibo e addestramento

Tornando alla Iss, Cesare Capararo, responsabile dell’addestramento per la logistica e le operazioni di supporto di Altec per la Iss spiega che “Altec ha un appalto diretto con Esa per l’addestramento di astronauti e personale di terra europeo della stazione spaziale”.
La formazione riguarda complessivamente la logistica di tutti gli apparati e gli esperimenti scientifici europei per la Iss. Rimanendo nell’ambito della formazione, tra tanti ingegneri, informatici e fisici, in Altec lavora anche una psicologa, Liliana Ravagnolo, istrut-tore per astronauti, che ha lavorato per 12 anni allo European Astronaut Center di Colonia e si è anche occupata di cibo, a partire dal 2007 con Paolo Nespoli e con la missione Experia, quando “vi fu il primo pasto italiano mandato in orbita, una ‘missione’ svol-ta con l’Accademia italiana di cucina”. Un successo replicato con Luca Parmitano e che riguarda il bonus food, e non quello standard proveniente dai laboratori russi e americani. Adesso, con i nuovi contratti, Altec fornisce la parte certificativa e logistica del cibo per tutti gli astronauti europei al di là della nazionalità. Il problema delle telecomunicazioni è cruciale per vari aspetti. Gio-vanni Martucci, ingegnere delle telecomunicazioni responsabile dei centri di controllo di missione e ingegneria del segmento di terra per Altec, spiega: “Dal Centro di controllo missione fino alla definizione delle antenne che consentono di comunicare, co-mandare e monitorare, la filosofia della scelta dei componenti privilegia l’affidabilità e la sicurezza. Al punto da preferire design ro-busti e affidabili anche con tecnologie mature e, al limite, datate”.
Il controllo deve essere totale: basti pensare che non tutte le comunicazioni possono essere pubbliche. Nulla deve essere lasciato al caso perché nei programmi spaziali non si possono costruire veri prototipi ma ogni oggetto lanciato è come fosse un prototipo.

In futuro l’esplorazione con robot

Non rimane, a questo punto, da chiedersi a cosa sia legato il futuro dell’industria spaziale piemontese. Secondo Maria Antoniet-ta Perino, direttrice dei programmi di esplorazione per Tas, afferma che “l’azienda sta consolidando le proprie competenze nel campo dell’esplorazione robotica e umana. L’ambizione è candidarsi a un ruolo di leader per le missioni verso Luna e Marte”.
Tas e Altec dovranno convincere i partner internazionali della capacità di fornire tecnologie che rendano possibile atterrare su un pianeta, muoversi sulla sua superficie, costruire habitat e laboratori in grado di proteggere gli astronauti dalle condizioni ambien-tali estreme.
“Dal 2008, con il pieno supporto della Regione — conclude Perino — Tas ha coordinato il progetto di ricerca tecnologica Steps, che ha coinvolto le tre università piemontesi e una ventina di piccole e medie imprese del territorio”.
Con questo progetto sono così stati realizzati dimostratori di tecnologie per un sistema di atterraggio per un rover pressurizzato per l’esplorazione lunare e di Marte e un airlock (vestibolo per astronauti). Con Steps si è creato un solido network di eccellenze tecnologiche piemontesi e un forte coinvolgimento di giovani professionisti che hanno trovato collocazione lavorativa nel distret-to. La road map internazionale prevede la prima missione umana su Marte entro la metà di questo secolo. (ab)

Space food alla piemontese
L’ECCELLENZA GASTRONOMICA DELLA NOSTRA REGIONE SI ESPRIME ANCHE NEL RIFORNIMENTO DEI VIVERI PER GLI ASTRONAUTI CHE RESTANO IN ORBITA PER MOLTI MESI

Per qualche giorno ha campeggiato in piazza San Carlo un gigantesco cartellone pubblicitario con un’astronauta che sor-seggiava un caffè ed una frase, “Torino ha conquistato lo spazio con il suo espresso”. Dietro l’annuncio vi è un’importante collaborazione tra Lavazza e Argotec, che ha permesso la costruzione della prima macchina da caffè espresso per lo spazio, la Isspresso, usata dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti sulla Stazione spaziale internazionale (Iss).
Argotec, azienda aerospaziale torinese già attiva in settori come l’addestramento del personale di terra e la progettazione di hardware avanzato, non si è occupata solo di caffè ma è uno dei riferimenti europei dell’Agenzia spaziale europea (Esa) per la fornitura di cibo per gli astronauti dell’Iss.
I primi cosmonauti russi e americani, che dovevano rimanere nello spazio per un tempo limitato, avevano a disposizione viveri di “mera sopravvivenza”, costituiti da qualche tubetto riempito con impasti vari. Gli esploratori spaziali attuali permangono nello spazio per mesi e hanno necessità di nutrirsi con pasti completi e saporiti che costituiscono anche un valido supporto psicologi-co per chi è a 400 chilometri dalla Terra. Ogni piatto viene prodotto seguendo preferenze e tradizioni dell’astronauta, ma entro rigidi standard definiti dalla Nasa.
Lo space food deve essere biologico, privo di coloranti e conservanti, contenere limitate quantità di sale e di zucchero. Rimanere per mesi in condizioni d’assenza di gravità accelera fortemente l’invecchiamento cellulare, il deperimento della muscolatura e la decalcificazione delle ossa. Per ridurre e prevenire questi fenomeni sono utili alimenti antiossidanti ricchi di calcio, vitamine e proteine.
Sulla stazione spaziale non vi sono frigoriferi: i viveri devono potersi conservare per almeno due anni a temperatura am-biente (24°C): ciò è possibile attraverso particolari processi conservativi di liofilizzazione o termostabilizzazione.
Il cibo spaziale deve poter essere preparato e mangiato facilmente. L’equipaggio ha infatti a disposizione per scaldare il cibo solamente una valigetta dotata di resistenze elettriche.
Tutti i viveri consumati sulla Iss non devono fare briciole, che in assenza di gravità potrebbero muoversi in modo incontrol-lato, danneggiare o interferire con la strumentazione di bordo e perfino essere inalati dagli astronauti causando gravi problemi.
Il cibo spaziale ha costi elevati derivanti dalla ricerca, dalla qualità altissima dei prodotti di base, dalla produzione ristretta e personalizzata per ogni vivanda da team di medici, nutrizionisti, fisiologi e cuochi. Anche il confezionamento incide for-temente sui costi finali: i cibi termostabilizzati o liofilizzati vengono impacchettati in buste multistrato di alluminio comple-tamente isolanti e antirottura.
In particolare, l’eccellenza alimentare piemontese è evidente con il così detto bonus food, ovvero la razione speciale consu-mata sulla Iss nelle grandi occasioni.
Come già è avvenuto per gli altri settori tecnologici, le esperienze maturate in campo alimentare spaziale potranno trovare applicazione anche in ambito terrestre, in particolare in quelle situazioni in cui i cibi debbano essere nutrizionalmente bilan-ciati, avere un package ridotto per una conservazione a lungo termine ed essere preparati e consumati in modo semplice e veloce. Argotec ha lanciato una linea di prodotti alimentari, chiamata “ReadytoLunch”, che potrà essere usata per regate o-ceaniche, attività estreme e spedizioni in ambienti ostili. (ma)
www.argotec.it
www.esa.int/ita/ESA_in_your_country/Italy

Per i droni l’Italia è in prima linea

Finmeccanica è presente in Piemonte con 4mila addetti, tra Alenia Aermacchi e Selex Es, e genera ricavi complessivi superiori a 1,5 miliardi di euro. È la più grande azienda aeronautica italiana, uno dei principali player a livello mondiale ed esporta circa il 70% dei propri prodotti. Opera in Piemonte in quattro stabilimenti: quello storico di Torino corso Marche, i due attigui all’aeroporto di Torino-Caselle (Nord e Sud), e quello di Came-ri (Novara). L’azienda fattura circa 8 miliardi di euro l’anno con 15mila lavoratori. Il responsabile Marketing e comunicazione Marco Valerio Bonelli ha risposto ad alcune domande.

La partecipazione di Finmeccanica è ormai al 36% nel consorzio Eurofighter. Come si configura la recente vendita al Kuwait di 28 e-semplari — il cui 50% dell’introito arriverà in Italia — del cacciabombardiere Eurofighter Thyphoon?

Alenia Aermacchi (AA) ha guidato la negoziazione con gli arabi e, in base agli accordi con gli altri partner del consorzio internazionale (Bae Systems e Airbus Ds), l’assemblaggio sarà a Caselle. A Torino già si realizza l’ala sinistra, oltre alla fusoliera posteriore dell’aereo con la britannica Bae Systems, si progettano e integrano importanti sistemi di missione e tutto il sistema propulsivo dell’aereo. Negli stabilimenti di Torino e di Caselle, su circa 3.000 addetti, oltre 1.500 sono impegnati per Eurofighter e ulteriori 500 persone lavorano per il Typhoon nel resto d’Italia.

A che punto è il programma Jsf F 35, che prevede a Cameri (No) l’assemblaggio di 117 aerei (90 per le Forze armate italiane), la rea-lizzazione di 835 ali (il 35% circa della cellula) e la manutenzione di questi velivoli più quelli americani e di eventuali altri paesi dell’aerea euroasiatica?

La Faco di Cameri è uno stabilimento di proprietà del Governo italiano gestito da AA attraverso convenzioni con la Difesa. A Cameri il programma di produzione, già avviato, è pianificato fino al 2035 mentre il programma di manutenzione andrà oltre il 2045. Oggi lavo-rano a Cameri circa 800 persone che saranno 1.400 nel 2020 (si stima un ritorno di 8 miliardi di euro per assemblaggio e produzione, n.d.r.).

Qual è la situazione nel settore dei cosiddetti “droni”?

“L’Italia è in prima linea. In campo civile, dopo aver effettuato lo scorso giugno un primo test per la sicurezza del volo dei velivoli senza pilota negli spazi aerei civili nell’ambito del programma europeo Midcas, sempre con uno Sky-Y è stato effettuato il primo volo con la partecipazione dell’Ente nazionale assistenza al volo (Enav). La prova rientrava nell’ambito del più ampio progetto Mediterranean Atm live exercise (MedAle) della Commissione Ue. Con lo scopo di verificare la fattibilità dell’integrazione dei velivoli non pilotati (Rpv), ne-gli spazi aerei civili il personale dell’Enav ha eseguito una dimostrazione simulando una normale procedura di controllo del traffico civi-le con lo Sky-Y in volo, comprese le tipiche interazioni con il normale traffico aereo e testando procedure di emergenza.

E per quanto riguarda i droni per la difesa?

Nel settore difesa abbiamo testato la scorsa primavera, in Italia, il Neuron, il programma per studiare le tecnologie da applicare ai Si-stemi da combattimento aereo non pilotati (Ucas), realizzato con i francesi di Dassault e altri partner europei. Un dimostratore di tecno-logie straordinario con prestazioni e caratteristiche innovative. Il futuro è il progetto Male 2025, cui partecipano i big player dell’industria aeronautica Airbus, Dassault e Finmeccanica, velivolo non pilotato da media quota e lunga autonomia per impieghi civili e militari, pensato per operare anche negli spazi aerei utilizzati dal traffico di linea.

L’aziende punta ancora sui “liners” e i derivati per il pattugliamento marittimo?

L’impegno nel campo degli aerei di linea continuerà a essere fondamentale e da gennaio AA sarà riorganizzata — dopo la fusione in Finmeccanica — come settore aeronautico del gruppo con due divisioni operative: una per i velivoli militari e una per le aerostrutture. La Divisione aerostrutture è dedicata ai principali programmi di Boeing e Airbus e per gli Atr negli stabilimenti del sud Italia, mentre quella per gli aerei militari è concentrata al nord: Torino, Cameri e Venegono. Per quanto riguarda gli Atr 72-MP per l’Aeronautica militare e realizzati a Caselle, con l’integrazione del sistema di missione di Selex ES e di tutta la sensoristica, la prima consegna è prevista a primavera del prossimo anno.

Quale ruolo futuro per il Piemonte?

Gli stabilimenti piemontesi di Finmeccanica sono e rimarranno uno dei fulcri dell’azienda anche nel prossimo futuro. L’industria aero-nautica ha un ciclo d’investimenti molto lungo che, se ben indirizzato, anche in ottica di un progressivo aggiornamento dei programmi già sviluppati, garantirà ritorni a lungo termine. (ab)
www.aleniaaermacchi.it/it/
http://goo.gl/3VPy77
www.eurofighter.com/

Nasce a Caselle il paracadute di Exomars

L’Aero Sekur è una media impresa. Ha 230 occupati, un fatturato di circa 40 milioni di euro e sede ad Aprilia (Lt). Ha scelto di spostare la Divisione spazio e innovazione — ossia le attività di ricerca e sviluppo — a Caselle Torinese. L’azienda aderisce al Distretto aerospaziale e al Polo tessile e ha in programma l’adesione al Polo di meccatronica.
“La scelta di Caselle — spiega Marco Adami, direttore della Divisione — è stata dettata da considerazioni strategiche. I prodotti di punta della nostra azienda, infatti, sono strutture gonfiabili e il futuro dell’esplorazione umana dello spazio è rappresentato proprio da tali tipi di materiali”.
Il cliente principale per lo spazio dell’azienda, infatti, è Thales Alenia Space Italia di Torino. Aero Sekur partecipa inoltre a vari pro-grammi del Distretto aerospaziale e dei Poli d’innovazione. Per il programma Exomars Aero Sekur ha consegnato a Tas il paracadute (nella foto) che frenerà la discesa del modulo sulla superficie marziana per la missione che sarà lanciata nel 2016,e i filtri antibatterici per garantire la sterilità del modulo stesso. Per la fase del 2018 dovrà realizzare il sistema di 4 paracadute e i filtri antibatterici.
In campo aeronautico, Aero Sekur ha sviluppato un piccolo drone dal peso di 5 chili (un’ora di autonomia, velocità massima di 60 chi-lometri orari, volo a 800 metri di quota con 2 chili di carico utile) che ha sostituito le ali “tradizionali” con un paracadute alare. L’azienda sta sviluppando anche un veicolo automatico Uxv. La sede di Caselle, aperta nel 2013, attualmente occupa 12 dipendenti, di cui 7 gio-vani con un’età media di poco superiore ai 30 anni. Cinque di loro sono laureati presso il Politecnico di Torino. (ab)
www.aero-sekur.com

Agricoltura e soccorso alpino per i micro-droni multiuso

Un tema caldo quello dei micro-droni — oggetti volanti di peso e dimensioni ridotte in grado di compiere missioni autonome, in as-senza di pilota (nella foto) — che solleva questioni di sicurezza degli spazi aerei. Una possibile soluzione esiste ed è piemontese. Sviluppato dal Centro di ricerca partecipato da Regione Piemonte (Csp), il sistema per il volo in autonomia ideato in anni di ricerca applicata permette di “garantire” la pianificazione e l’esecuzione di un volo in automatico in qualsiasi circostanza.
“Una soluzione che oltre a offrire il massimo grado di controllo e, dunque, di sicurezza — spiega il direttore della Ricerca Andrea Molino — permetterebbe agli enti di competenza, come Enac, di essere sempre a conoscenza dei piani di volo, mettendo così in atto strategie di controllo del traffico aereo anche per i microdroni, garantendo sicurezza anche con droni operanti in contempo-ranea negli stessi spazi”.
I microdroni sono estremamente facili da gestire con strumenti comuni come smartphone o tablet e possono portare in volo teleca-mere ad alta risoluzione, sensori per il rilevamento di dati ambientali inseriti in architetture Internet of things (Iot) e ogni altro ogget-to utile alla raccolta di dati.
Molti gli ambiti in cui i microdroni sono entrati: dall’agricoltura di precisione alla protezione civile, con progetti come il sistema automa-tico di localizzazione e avvistamento escursionisti in aree remote montane “Salveremo”, sviluppato da Csp in collaborazione con il Me-sap e con il coinvolgimento degli enti preposti al soccorso alpino e alla protezione civile. (ab)
www.csp.it

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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