La corsa del Palio ad Asti

di Mario Bocchio

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Cartolina storica del Palio

Il termine “palio”, che deriva dal latino pallium (telo rettangolare indossato come soprabito sopra la tunica romana), indicava in origine solamente la pezza di stoffa preziosa che era posta al punto d’arrivo e che era assegnata al vincitore della tenzone. In seguito, il significato venne allargato alla festa in generale, intendendo per palio l’insieme dei riti e delle consuetudini strettamente collegate alla corsa equestre vera e propria.

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Anno 1891, il Palio di Asti

Ogni anno, la terza domenica di settembre, ad Asti si corre il Palio più antico d’Italia: l’occasione ideale per rivivere il fascino della storia medievale che si respira lungo i Borghi della città, tra chiese, torri e palazzi, intatti testimoni dell’epoca in cui Asti splendeva, per ricchezza e vitalità, tra i Comuni più importanti d’Italia e d’Europa.

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Il Palio negli anni Trenta

Le prime notizie della corsa, citate dal cronista Guglielmo Ventura, risalgono alla seconda metà del XIII secolo e narrano che “Come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del beato Secondo”, corsero il Palio per dileggio sotto le mura della nemica città di Alba, devastando le vigne circostanti. Salvo due interruzioni di settant’anni nel XIX secolo e di trenta nel Novecento, la gara si svolse ininterrottamente.

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Il corteo storico nel 1975

La gara, che un tempo si teneva durante le feste patronali del mese di maggio e che si correva “alla lunga” attraverso la contrada maestra (l’attuale corso Alfieri), dal 1967 si disputa all’interno di un apposito circuito; dal 1988 la corsa si svolge nella centrale piazza Alfieri.

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Gli sbandieratori

Quando Emanuele Filiberto assunse la reggenza della città, nel maggio del 1545, confermò e codificò le antiche consuetudini della festa patronale e si impegnò per sé e per i suoi successori a fornire i palii: uno di 12 rasi per la corsa, l’altro di 9 rasi per l’offerta al santo patrono.

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Due immagini di Piazza Campo del Palio, dove si è disputata la corsa sino al 1987

La corsa, in origine, si svolgeva il 30 marzo di ogni anno, in occasione della festa di san Secondo. A partire dal XV secolo venne però spostata, al pari della celebrazione del santo, al primo giovedì dopo la domenica in Albis. Nei primi anni dell’Ottocento si tenne poi la seconda domenica dopo Pasqua.

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Anno 1982, il Carroccio

Nel 1861 venne pubblicato il nuovo Regolamento per la corsa dei cavalli in giro sulla nuova piazza del Mercato — l’attuale piazza Campo del Palio -, che cambiava radicalmente la tradizione della corsa astigiana, che si era svolta fino ad allora lungo un percorso rettilineo che partiva dalla pietra romana che diede il nome a viale Pilone, passava per Porta San Pietro e, percorrendo il ponte su Rio Valmanera, proseguiva su Contrada maestra (corso Alfieri) fino al Palazzo Gabuti, l’attuale Palazzo Ottolenghi.

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Palio 1972, Santa Maria Nuova vince il suo primo Palio
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Anno 1968, il celebre fantino senese “Aceto” (Andrea Degortes) regala il drappo a San Pietro

Nel 1863 la tenzone divenne una comune corsa di cavalli, perdendo il tradizionale significato religioso. La festa fu richiamata in vita nel 1929 dall’allora podestà Vincenzo Buronzo. Per quell’anno, il Palio si svolse di nuovo “alla lunga”, ma su corso Dante, lungo un percorso in salita di circa 1.300 metri. La ripresa però suscitò qualche risentimento a Siena, tanto che, per intervento diretto di Benito Mussolini, venne riconosciuto alla sola città toscana il privilegio di chiamare la propria manifestazione col nome di Palio: arrivò l’ordine di modificare la denominazione della festa in “certame cavalleresco”. La corsa venne così rimandata dapprima all’anno successivo e in seguito sine die.

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Ancora una datata cartolina che illustra il Palio di Asti
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1985, un momento della grande sfida tra Aceto e Truciolo. In un’immagine la sintesi di tre giri appassionanti e indimenticabili

Il 3 maggio 1936, durante la guerra d’Etiopia, i militari della 104ª Legione Camicie nere (in prevalenza composta da astigiani) corsero un Palio speciale a dorso d’asino sulle rive del lago Ascianghi. La cronaca della corsa venne riportata il 23 maggio 1936 dal quotidiano astigiano “La Provincia”.

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La benedizione di fantino e cavallo
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La cura dei cavalli

Nel 1967 il Palio rinacque nuovamente in occasione del millesimo anniversario della fondazione del Marchesato del Monferrato e degli ottocento anni della Lega Lombarda. La corsa fu definitivamente spostata al mese di settembre, in concomitanza con i festeggiamenti della “Douja d’Or” o “Settembre astigiano”, oggi Festival delle sagre astigiane.

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Il Palio di Asti in Piazza Alfieri

La giornata di festa incomincia con la benedizione dei cavalli e dei fantini, e con un’affascinate esibizione di sbandieratori, seguita nel primo pomeriggio dallo sfarzoso corteo storico composto da figuranti, rigorosamente in costume d’epoca, per rievocare fatti e avvenimenti storici realmente accaduti durante il Medioevo.

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Le fasi principali del Palio: dalla mossa all’arrivo

Al termine, ha inizio l’animosa corsa che appassiona e infiamma la città, e per i ventuno partecipanti incomincia una sorta di terribile agonia che dura per tutto il tempo di ognuna delle tre batterie e della finale. Sette cavalli al canapo per ogni contesa, e nove per la finale con migliaia di borghigiani che sperano, tutti, nel miracolo della vittoria.

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Cartolina del rione San Secondo

La rivalità con Siena ha riguardato per tanti anni soprattutto i fantini, visto che in riva al Tanaro è esistita una vera e propria scuola astigiana che ha saputo farsi valere anche sotto la Torre del Mangia. Il più celebre è stato Mario Cottone, detto “Truciolo”: nel 1985 il Rione San Martino-San Rocco, vittorioso l’anno prima con Andrea Degortes detto “Aceto”, gli affidò un purosangue di assoluto livello per puntare a vincere. “Truciolo” non deluse le attese e la spuntò per poco più di una testa, beffando in volata proprio “Aceto”, che aveva ricostituito per il Borgo Tanaro Trincere Torrazzo la stessa accoppiata vincente nel 1984.

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Cartolina del rione San Pietro

Tra tantissimi protagonisti ricordiamo lo stesso “Aceto”, il re di piazza del Campo con ben 14 Palii vinti. Degortes ha preso parte a dieci edizioni della corsa astigiana, arrivando sei volte in finale e riportando due vittorie: la prima nel 1968 per il Borgo San Pietro montando il cavallo Stereo, la seconda nell’84 con i colori del Rione San Martino-S.Rocco, montando il cavallo Stachys. Va comunque ricordato che nel 1970 il Consiglio del Palio di Asti deliberò di ammettere alla corsa solamente fantini residenti in Piemonte; tale norma è rimasta in vigore fino al 1983.

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Il celebre Maurizio Farnetani, in arte “Bucefalo”

Un posto di tutto rispetto, se non addirittura il primo, lo merita Maurizio Farnetani, detto “Bucefalo”, classe 1958. Si è imposto otto volte ad Asti, la prima nel 1988 per il Comune di Moncalvo montando la mitica cavalla Scodata; l’ultima nel 2012 difendendo i colori del Rione San Martino-San Rocco.

Guarda la gallery fotografica del Palio di Asti 2016, vinto dal Comune di Nizza Monferrato

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