di Mario Bocchio

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USA, Pennsylvania, Elwood City, anni venti. Alice Nardini col figlio nel cortile di casa

In seguito la conquista di una casa vera e propria divenne uno dei più rassicuranti “segnali” del percorso compiuto e del “progresso” fatto: la casa è il luogo in cui ognuno può essere semplicemente sé stesso.

La casa è nido e fortezza; rifugio per chi ha “dentro l’Italia, fuori l’America”, ancora in gran parte da conquistare. E le foto sono quasi biografie scritte dagli emigrati stessi.

Perù, Lima, 1900 circa. Nella casa di Augustin Storace

Dall’Archivio Cresci due testimonianze diverse:

Augustin Storace è commerciante e bombero (vigile del fuoco) a Lima. Provvisto di buona istruzione usa l’obiettivo per fissare scene di vita familiare.

Benny Moscardini, trapiantato a Boston, fa un uso meno privato della fotografia: ritrae giovani e ragazze del quartiere, le vie imbandierate in onore del generale Diaz e, in occasione di un viaggio in Italia, perfino una banchina del porto di New York.

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Brasile, Minas Gerais, Monte Sião, 1920. La famiglia Pennacchi nel giardino di casa

Il mondo di Storace è tutto raccolto tra casa e bottega; quello di Moscardini è proiettato all’esterno.

(Fonte: Fondazione Paolo Cresci)

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