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Val Vigezzo, la valle dei pittori

La formica rossa e la Val Vigezzo d’antan

La formica rossa” è il titolo della canzone che rappresentava un vero e proprio cavallo di battaglia per chi suonava nelle osterie e nelle feste popolari di Vigezzo negli anni dell’immediato dopoguerra

Marco Travaglini

. Uno dei più fortunati romanzi di Benito Mazzi, giornalista e scrittore di talento, s’intitola proprio “”, dal titolo della canzone che rappresentava un vero e proprio cavallo di battaglia per chi suonava nelle osterie e nelle feste popolari di Vigezzo negli anni dell’immediato dopoguerra ( “”).

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Benito Mazzi

La valle Vigezzo, la “”, con i suoi sette comuni che si distendono da Druogno a Re, è la “” di Benito Mazzi, il luogo dell’anima dove raccoglie gli spunti per le sue storie, dal “” a “”, da “” a “”, solo per ricordare alcuni titoli dei suoi innumerevoli lavori. Scrive bene, Mazzi.

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Benito Mazzi a Santa Maria Maggiore

E inchioda il lettore, pagina dopo pagina, a queste storie di confine, su quest’altipiano stretto tra le montagne sul crinale della frontiera con la Svizzera. Ma “” é molto più di un romanzo: è l’autobiografia dell’autore, la storia di una comunità, delle tradizioni e della cultura di una valle alpina, un atto d’amore per la sua gente e il suo dialetto espressivo e colorito. Quando nelle vallate alpine e nelle campagne imperava la miseria anche le volpi affamate si spingevano alle porte dei paesi e “” come cani.

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Copertina de “La formica rossa”

Era il tempo, per dirla con Mazzi, in cui ”. L’incidente mortale, per i boscaioli, era sempre in agguato e bastava una piccola disattenzione per rimetterci la pelle. “ — scrive Mazzi — la guardia di finanza”.

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“Fam, füm, frecc: il grande romanzo degli spazzacamini”

Come dire che, con la fiacca che c’era, non era proprio il caso d’essere ottimisti e occorreva stringere oltre la cinghia anche i denti. La penna di Mazzi anima una folla di personaggi che irrompono nelle vicende narrate, con il loro modo di parlare e di prendere la vita di tutti i giorni che affascina, coinvolge, fa pensare. In questo suo s’incontrano la maestra Lina ,mamma dell’autore, l’Albért — suo padre — e il fratello Lauro, insieme a quell’umanità varia del Cicia, l’Andre, il Luganiga, il Jepe, il Gianca, la Gianna, il Giampi, il Fede e tutti gli abitanti della vigezzina Re, il paese del Santuario della Madonna del sangue, dove la vicenda è ambientata. Benito Mazzi — giornalista, narratore e saggista — ha pubblicato per le più importanti case editrici decine di libri ed è tradotto in diversi paesi europei e negli Usa. Il suo legame con la valle dove è nato e da sempre abita è stato il filo conduttore di gran parte delle sue storie, come nel caso di “”, edito da Priuli & Verlucca.

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“Coppi, Bartali & Malabrocca”

Tra l’altro è l’autore di alcuni libri sul ciclismo (“molto belli e appassionanti. Il tempo dell’infanzia e dei ricordi, della “” suonata nelle osterie e nelle balere, passa e lascia una punta d’amaro anche in Mazzi quando riflette che E allora, non potendo rovesciare la clessidra e tornare indietro nel tempo, leggendo e rileggendo “” si può almeno immaginare quel mondo, apprezzandone i valori che saranno stati anche semplici ma certamente sani e genuini.

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