La scuola tra due mondi

di Mario Bocchio

Image for post
Image for post
Pagella rilasciata in una scuola media italiana di Atene

Tutti i governi dei paesi d’immigrazione hanno svolto, in modi e con metodi diversi, opera di integrazione nei confronti degli stranieri. L’uomo emigrato da solo pensava a guadagnare per il sostentamento dei suoi in patria e per affrettare i tempi del ritorno e, in quest’ottica, rifiutava con tenacia ogni contatto con la lingua sconosciuta, con le abitudini diverse, anche con quelle piacevoli legate al tempo libero. La presenza del nucleo familiare accelerava, invece, il radicamento e le donne esercitavano un’influenza anche sugli uomini senza mogli e figli che frequentavano la loro casa o che ne erano ospiti come pensionanti.

La maggior efficacia della politica d’integrazione messa in atto dai paesi ospitanti è stata ottenuta tramite la scuola (dal ciclo scolastico obbligatoriamente frequentato dai bambini ai corsi di lingua e cultura generale per gli adulti) e con degli interventi di tipo assistenziale con lo scopo di far acquisire rapidamente costumi e abitudini locali.

Image for post
Image for post
Tunisia, Tunisi. Una classe femminile della locale scuola italiana

A loro volta anche i governi italiani si rendevano conto dell’importanza di tenere legate alla patria vecchie e nuove generazioni di emigrati. Fu Crispi il primo a varare, nel 1889, una legge organica sulle scuole italiane all’estero ma non furono stanziati fondi sufficienti per aumentarne considerevolmente il numero, almeno nei paesi verso cui si dirigevano massicciamente gli emigranti.

Sempre nel 1889 nacque anche la “Società Dante Alighieri” che ebbe tra i suoi compiti la diffusione della lingua e della cultura italiana anche all’estero.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store