Le “piccole Italie”

di Mario Bocchio

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USA, New York, primi anni del novecento.Hester Street

Le strade della Little Italy, come veniva chiamato il quartiere italiano negli Stati Uniti, erano strette, affollate, sporche, sovrastate da tenements fatiscenti. Il tenement era un grande caseggiato: spesso, aveva i servizi in comune (sui pianerottoli o nel cortile) e l’ingresso in vicoli quasi inagibili e bui.

USA. Un agricoltore di origine italiana

L’immigrato appena arrivato nella nuova realtà trovava rifugio nella “Piccola Italia” e, oppresso dalla nostalgia e da una profonda solitudine interiore, trovava sollievo e scampo nell’integrarsi in un gruppo che riproduceva sostanzialmente i valori e i codici comportamentali di quello d’origine. Invece a Buenos Aires gli emigrati, non solo italiani, trovarono alloggio, nella zona vicina al porto, in edifici una volta signorili, trasformati in abitazioni per immigrati, i conventillos.

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Argentina, Buenos Aires, inizio novecento. Un conventillo, antica casa padronale trasformata in alloggio per i nuovi immigrati

Lo schema classico del conventillo prevedeva una forma a parallelepipedo, pianoterra e primo piano, con un cortile interno in cui, in comune, trovavano posto i servizi essenziali.

Le foto di conventillos a Buenos Aires e di Mulberry street a New York, animatissime, aiutano a capire come quei luoghi siano diventati centri comunitari di riproduzione e distribuzione di cultura.

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USA, New York, Paola Franchi, al centro, con due amiche nel cortile di casa

Fu questa l’origine dei quartieri italiani nelle grandi città americane, dai nomi variegati, ma in cui le strade avevano la funzione della piazza del villaggio, di luoghi in cui si ristrutturava e si condensava un patrimonio culturale comune, sospeso tra le antiche radici e le nuove “frontiere”.

(Fonte: Fondazione Paolo Cresci)

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