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Il Lago delle Streghe, nel Parco dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero

Leggende delle Alpi. Il mondo fantastico in Val d’Ossola

Streghe e folletti, uomini selvatici, peccati e peccatori

Marco Travaglini

”. Paolo Crosa Lenz non poteva scegliere testo migliore di questa frase del poeta don Remigio Biancossi, sacerdote di montagna, nella Val Bognanco, per aprire il suo libro “”. Il volume, edito dal libraio Grossi di Domodossola, raccoglie duecento fiabe e leggende delle valli ossolane, frutto di trent’anni di ricerca da parte dell’autore.

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Paolo Crosa Lenz

Un lavoro, come ricorda lo scrittore-alpinista, attualmente presidente del parco regionale dell’Ossola “”. La ricerca, utilizzando la metodologia della “”, è avvenuta tra il 1979 e il 1981. “”, sottolinea Crosa Lenz. “”.

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Il mondo fantastico della Val d’Ossola

Così la ricerca, a mano a mano, si è trasformata in un atto d’amore verso questa terra di confine, di alte montagne, boschi e alpeggi, valli profonde e villaggi di legno e pietra. Portando in se un segno, una dichiarazione di rispetto profondo per le Alpi e la sua gente, che per secoli ha modellato la montagna e costruito un paesaggio rurale che oggi sta sbiadendo. In questo catalogo del mondo fantastico della montagna la memoria storica degli alpigiani, di pastori e boscaioli, costruisce l’identità di un territorio. “”, afferma Paolo Crosa Lenz. Così, letti attraverso la lente della fantasia e dell’immaginario popolare, prendono corpo i sogni e le paure dei montanari, le diffidenze e un antico senso di solidarietà comunitaria, ma anche lo sguardo divertito verso la vita, l’accettazione di fatiche e sofferenze che comporta il vivere nelle , seguendo i ritmi delle stagioni.

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La stella alpina

Un elemento comune alle fiabe popolari — ricordano autore ed editore — è il “”, proprio della cultura contadina (la “” sempre nuova di un seme che diventa frutto), che appare chiaramente nelle fiabe sui folletti e gli “” dove la natura misteriosa dei boschi e delle montagne si anima e si personifica per entrare in un contatto fatto di incontri e scambi con i protagonisti reali di questo ambiente, i montanari nei loro vari mestieri e attività. Così, attraverso il filtro della memoria, si sente l’eco profondo che viene da secoli di vita in montagna, di eventi realmente accaduti che — attraverso le memorie e la trasmissione orale dei racconti — si sono trasformati in leggende. Un patrimonio da non disperdere e che può “”.

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