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Matthias Zurbriggen, il diavolo che domò l’Aconcagua

“Le salite sono dure. In discesa ti aiutano tutti i santi, ma in salita uno solo. E si chiama San Faticoso”

di Mario Bocchio

La parete est del Monte Rosa, che termina ai 4612 m di Punta Nordend, è la più alta delle Alpi. Gli oltre 2000 metri di ghiaccio e rocce che separano la testata della valle di Macugnaga dalla seconda vetta del massiccio, hanno un aspetto a dir poco impressionante, che riporta addirittura all’Himalaya. Ai piedi di questo colossale versante, nella seconda metà del 1800 e oltre, visse la guida Matthias (o Mattia) Zurbriggen.

Nato a Saas Fee nel 1856, il suo destino fu da subito legato alla montagna. A soli 2 anni valicò il passo di Monte Moro (a più di 2800 m) con il padre, emigrante a Macugnaga in cerca di lavoro nelle miniere della zona. Dopo lunghi periodi di spostamenti a seguito della famiglia e in cerca di occupazione, a 24 anni si stabilisce definitivamente a Macugnaga.

Zurbriggen è letteralmente folgorato dalla passione per la montagna

In poco tempo diventa una delle guide più famose della zona. Temprato dalle difficili salite sulla parete est della montagna “di casa”, da innumerevoli esperienze di scalate sulle Alpi Svizzere e sul Monte Bianco, arriva alla più elevata eccellenza alpinistica raggiungibile in quel contesto storico, tracciando la strada per le future generazioni di guide alpine.

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Quello di Zurbriggen era veramente un alpinismo eroico.

Accompagna diversi clienti attraverso l’imponente paretone est aprendo anche durissime vie nuove, sale e scende le più belle montagne per le creste più impegnative ed estetiche, come la Zmutt al Cervino, animato sempre da quell’inesauribile amore. E ricordiamo bene che si parla di corde di canapa, scarponi chiodati (i ramponi sono ancora di là da venire) e piccozze lunghissime che assomigliavano a poco più che pali di legno.

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Istantanee dell’epoca che ritraggono Zurbriggen durante le sue spedizioni.

Quello che lo contraddistinse e che contribuì poi a farne una figura storica, fu la libera scelta di dedicarsi alla montagna come professionista

A quei tempi le uniche guide erano perlopiù seguaci di una generazione e imparavano il mestiere dal padre come tutti. Per Mattia Zurbriggen non fu così. La sua passione lo spinse a fare un’autonoma e difficile scelta professionale. Nell’arco di pochi anni i suoi clienti divennero quasi abituali, e tra questi, vi erano alcuni ricchi Inglesi, amanti dei viaggi e delle esplorazioni. In particolare lord Edward FitzGerald. Le elevate capacità alpinistiche e l’interesse per i viaggi della guida di Macugnaga, lo portano a prendere parte a diverse spedizioni finanziate dai lord avventurieri il cui pensiero suscita ancora oggi la meraviglia dell’incredibile. Nel 1892 prende parte ad una spedizione in Karakorum dove sale diverse vette, e l’anno successivo nella remota ed inesplorata regione del Tien Shan. Nel 1894–95 la sua prima spedizione di storica rilevanza. Zurbriggen compie la seconda ascensione assoluta del Mount Cook in Nuova Zelanda per una cresta nuova oggi conosciuta come The Zurbriggen Ridge.

La prima ascensione assoluta sul tetto delle Ande

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Due spettacolari immagini datate dell’Aconcagua.

E’ bene ricordare che alla fine del 1800 effettuare spedizioni alpinistico-esplorative era cosa assai complicata. I viaggi oltreoceano erano lunghe traversate in nave e gli spostamenti via terra duravano un’eternità, su treni cigolanti, cavalli e muli.

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La vetta dell’Aconcagua.

Nel caso della nostra guida, la sua fortuna in questo senso fu quella di non doversi occupare dei finanziamenti, elargiti abbondantemente dai ricchi gentleman vittoriani. Nel 1897 arriva il successo che consoliderà la sua importanza nella storia dell’alpinismo. Dopo mille peripezie e un paio di tentativi falliti, Zurbriggen parte 500 metri sotto la vetta davanti ai suoi compagni, e scala in solitaria e in prima ascensione assoluta l’Aconcagua, raggiungendone i 6962 metri della cima.

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A dorso di mulo sino ai piedi del ghiacciaio dell’Aconcagua.
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L’ultimo bivacco prrima dell’ascesa finale.

Fu un’impresa straordinaria, non tanto per le difficoltà tecniche della salita, che certamente erano e sono tutt’ora poco più che escursionistiche (su quella via), quanto per l’altitudine raggiunta. Basti pensare che in quegli anni probabilmente non si credeva nemmeno fosse possibile salire così in alto. Dopo quella storica spedizione Zurbriggen tornò in patria dove continuò ad esercitare il mestiere di guida.

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Il classico paesaggio della Cordigliera delle Ande.

Gli ultimi anni della sua vita purtroppo non furono felici. Abbandonato al vizio dell’alcol (che in una certa misura aveva da sempre avuto) e a un carattere sempre più burbero, visse quasi come un vagabondo, fino alla morte suicida a Ginevra nel 1917. Oggi viene ricordato come una delle guide di maggior successo di tutti i tempi.

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