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Angiolo Tommasi, “Le ultime vangate” (1892)

Mezzadro, mezzoladro, contadino

Storia di una canzone, che racconta la grama e breve vita del mezzadro e della sua famiglia

Mario Bocchio

L’11 novembre, giorno del calendario dedicato a San Martino, corrispondeva in molti luoghi alla scadenza dei contratti agrari, data nella quale il proprietario poteva non rinnovare e dare la disdetta alla famiglia del mezzadro. Era scelta tale data perché in genere erano stati terminati i lavori dei campi, in particolare la semina, prima del riposo invernale. Dato che il contratto prevedeva l’obbligo del mezzadro di abitare sul terreno assegnato in una casa messa a disposizione dal proprietario, il mancato rinnovo del contratto si risolveva in un vero e proprio trasloco per tutta la famiglia, che caricava le poche cose su un carretto o su un barroccio trainato dai buoi, ed era costretta ad andarsene. La famiglia del mezzadro, prima doveva seminare e poi andarsene.

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Jean Francois Millet “Angelus” (1858)

Inizia così la scena iniziale del film di Ermanno Olmi, con il cambio delle famiglie, quella che parte e l’altra che ne prende il posto e si guardano da lontano e di traverso. E poi, la scena si ripete alla fine del film, quando le parti si invertono.

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“Fare San Martino”, la ricostruzione della partenza del trasloco con il carro

Le cause delle disdette potevano essere molteplici, da qualche figlio che partiva militare e quindi il padrone riteneva che non ci fossero più braccia sufficienti a lavorare la terra, oppure una qualche mancanza commessa dal mezzadro, secondo il proprietario, come nel film di Olmi è il ciocco di legno tagliato senza permesso per fare gli zoccoli alla propria figlia, restata scalza. Oppure, potevano essere anche motivi politici o sindacali: qualcuno che si dava troppo da fare per gli altri mezzadri. Nei periodi di sciopero e di mobilitazione arrivavano disdette in massa per intimorire e spaccare il fronte, e allora lo scontro politico si faceva ancora più duro.

Non era un grande giorno come si diceva. A questa giornata è stata dedicata una canzone specifica, intitolata (testo di Tullio Bugari, musica di Silvano Staffolani). , come veniva chiamato per denigrarlo, ma costretto a rubacchiare suo malgrado, come il legno per gli zoccoli.

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Il libro di Tullio Bugari

Oppure, in alcuni casi invogliato a rubacchiare sistematicamente, come una sorta di forma di lotta o di resistenza. E i proprietari magari a loro volta si rifacevano ampiamente rubacchiando sui conti non chiari, e infatti una delle rivendicazioni importanti nel dopoguerra riguardava anche la corretta tenuta dei libretti colonici.

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Tullio Bugari e Silvano Staffolani

Nel libro (autore lo stesso Tullio Bulgari) è dedicato ai mezzadri un racconto nel quale mescolo anche altre storie, quelle del , per ricostruire le fasi delle lotte mezzadrili nel dopoguerra e insieme dedicare attenzione ad un rapporto più vero con la terra, le coltivazioni, le erbe, il rapporto con la magia della natura, che allora spesso, purtroppo, era negato e sostituito con dure condizioni di vita e di lavoro. A cui il mezzadro o il contadino reagiva, in tanti modi. Nella canzone reagisce alla disdetta nel modo del contadino di .

In , nella finzione narrativa l’autore mtte in scena sé stesso quando da ragazzo, all’inizio degli anni Settanta, prendeva il treno per andare all’università, e sul treno incontrava questi vecchi avvolti nei mantelli neri, che con le loro borse di legno squadrate andavano a vendere le uova le uova in città. Li incontrava in quelle mattine d’inverno, con il treno dentro la nebbia, oppure che sfrecciava nei cieli azzurri e rosa delle albe quando era sereno, li incontrava senza rendersi conto che erano loro i reduci di quelle battaglie.

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