Image for post
Image for post

Moncenisio, alla scoperta del paese sommerso

Il lago si trova tra l’italiana val di Susa, a cui appartiene geograficamente, e la francese Valle della Maurienne, della quale fa politicamente parte dopo il trattato di pace

di Mario Bocchio

Chi, sentendo parlare di paesi o tesori sommersi, non ha mai desiderato di essere un sub provetto per immergersi nella loro ricerca?

Un interessantissimo reportage di Roberta Paccagna su “Italia insolita”, ci porta alla scoperta del lago del Moncenisio e del suo celato passato che talvolta, in alcune primavere, riaffiora dalle sue acque.
Il lago si trova tra l’italiana val di Susa, a cui appartiene geograficamente, e la francese Valle della Maurienne, della quale fa politicamente parte dopo il trattato di pace stipulato al termine del secondo conflitto mondiale.

Superato l’abitato di Moncenisio, noto per essere uno dei comuni più piccoli d’Italia, contando meno di un cinquantina di abitanti, e per le diverse meridiane che caratterizzano il centro storico, si arriva alla Piana di San Nicolao dove si aprono i panoramici tornanti che conducono all’omonimo lago.

Luogo di notevole bellezza, frequentato ed apprezzato sia dai motociclisti che amano percorrere la strada per raggiungerlo, sia dagli escursionisti che vogliono immergersi nella natura per dimenticare lo stress della città, il lago nasconde sotto le sue acque i resti di un passato ormai lontano. Resti che, a causa del basso livello delle acque dovuto a condizioni climatiche unite allo svuotamento del lago, riemergono per qualche settimana, per poi essere nuovamente sommersi fino all’anno successivo.

La costruzione dell’attuale diga ha cambiato radicalmente quello che era l’aspetto originario del lago, trasformandolo da piccolo lago naturale ad un bacino della portata, al massimo livello d’invaso, di circa 320 milioni di metri cubi di acqua.

Tra la fine di maggio ed inizio giugno, alla riapertura del colle dopo la stagione invernale, il paesaggio che si presenta ai nostri occhi è quasi lunare: il livello dell’acqua è bassissimo, riaffiorano le opere edilizie sommerse e sembra quasi di aggirarsi su un pianeta sconosciuto, tra zolle di terra e lastre di ghiaccio.

Ovviamente è doveroso prestare una certa attenzione, il rischio di scivolare e di farsi male è reale. In alcuni punti si ha come la sensazione di affondare i piedi nelle sabbie mobili, ma, con la giusta attrezzatura, è un’esperienza unica nel suo genere.
Il Ponte Rosso e il vecchio Ospizio sono sicuramente i simboli più significativi di questo passato che riemerge dalle acque.

Un tempo la strada non era all’altezza dell’attuale provinciale, bensì più in basso, proprio al livello dell’attuale lago; il Ponte Rosso superava le vecchie dighe e conduceva all’Ospizio, di cui oggi permangono pochi resti, contrariamente alla strada ancora ben visibile quando il livello delle acque lo permette.

L’ Ospizio fu fondato da Ludovico il Pio tra il secondo ed il terzo decennio del IX secolo, con l’intento di dare ospitalità a pellegrini e viandanti, fino a quando Napoleone, facendolo ricostruire in quanto danneggiato dalla guerra tra francesi e piemontesi, ne destinò una parte a caserma. Nel 1837 i monaci lo abbandonarono del tutto, lasciandolo così solo ad uso civile. Raso a suolo negli anni ’60 a causa della costruzione dell’attuale diga, oggi non ne rimangono che pochi pietre e mattoni, quali il perimetro di alcuni edifici, il pennone della bandiera, le cisterne e qualche cumulo di macerie.

Caratteristici, vicino all’Ospizio, sono anche i resti dell’antica foresta di larici, piantati dai monaci nell’800. Unica zona alberata presente sul piano del Moncenisio, ottenuta grazie ad un duro lavoro ed impegno, il lariceto venne però abbattuto dai soldati tedeschi durante il secondo conflitto mondiale, per essere utilizzato come combustibile.

Continuando nel nostro giro non potremo fare a meno di notare le tre vecchie dighe, diverse fra loro sia per costruzione che per forma.
Se scendiamo nel lago dal Plan des Fointainettes, la prima diga che incontriamo è di forma arcuata e si trova vicino ai resti del Ponte Rosso e del fossato anticarro fatto costruire durante gli anni della guerra. E’ la prima che vediamo, ma in realtà è quella di più recente costruzione, l’ultima appunto ad essere stata costruita prima della diga attuale.

La seconda, sempre in calcestruzzo, presenta invece un andamento rettilineo.

La terza infine, è la più spettacolare. Di forma semicircolare, in muratura a secco, partendo dal Ponte Rosso, è l’ultima che incontriamo, ma in realtà è la prima ad esser stata costruita.

Notevole in tutte lo stato di conservazione delle strutture per la canalizzazione delle acque; paratie, saracinesche, gli argani per l’apertura delle saracinesche stesse, di cui si riesce ancora a leggere chiaramente il nome “officine Savigliano”: echi di un passato che resiste con tenacia alla lenta distruzione operata dalle acque e dal gelo.

Insieme a queste opere civili riemergono anche quelle belliche: sbarramenti anti carro, bunker ed opere incomplete, alcune lasciate addirittura come prove di scavo, si alternano fra una diga e l’altra come silenziose sentinelle. Tutte insieme prendono il nome di “Caposaldo Ospizio” e, solo il fatto di esser passate alla Francia, dopo il trattato del 10 febbraio 1947, le ha preservate dalla distruzione in cui altrimenti sarebbero incorse.

Al termine del giro, una volta risaliti sul piano stradale, è impossibile non voltarsi indietro un’ ultima volta e guardare con un velo di nostalgia ciò che il lago ci ha restituito. Resti di ponti, caserme, bunker, dighe, foreste… alcuni solo più ruderi, altri ancora nella loro immutata bellezza.
Resti che riaffiorano come fantasmi solo per alcuni giorni, per poi essere nuovamente inghiottiti dalle acque, mute testimonianze di un passato colmo di memoria.

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store