Natura, arte e cultura, quel che fa un paesaggio

NEL PIANO REGIONALE UN CATALOGO DIGITALE CENSISCE 365 BENI TUTELATI

di Pasquale De Vita

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Un “piano regolatore” per salvaguardare e valorizzare le bellezze ambientali, artistiche e culturali in tutto il territorio del Piemonte. È il Piano paesaggistico regionale, messo a punto dall’Assessorato all’Ambiente, guidato dall’assessore Alberto Valmaggia, e varato dalla Giunta nel maggio scorso. Si tratta della riadozione di un provvedimento già approvato nel 2009, ma con un’importante novità: il catalogo digitale completo di tutti i beni paesaggistici e delle aree tutelate della regione. Un’opera enciclopedica, che ha portato alla ricognizione di 365 beni tutelati, più di 200 laghi, 1.700 fiumi, torrenti e corsi d’acqua, 106 parchi e riserve, 90 zone d’interesse archeologico, circa 460mila ettari di montagna, ghiacciai, circhi glaciali e boschi. Fra questi anche i territori inseriti di recente nella lista mondiale del patrimonio Unesco: il sito dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
Il Piano è stato redatto in attuazione del Codice per i beni culturali e per il paesaggio, nell’ottica di un sistema di pianificazione complementare per il governo del territorio. La redazione è avvenuta in accordo con le Province piemontesi, a partire dal 2008, attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Il provvedimento fornisce una lettura strutturale delle caratteristiche del territorio piemontese, definendo le politiche per la tutela e la valorizzazione del paesaggio. Il Piemonte è suddiviso in 76 ambiti di paesaggio, con diversi indirizzi, direttive e prescrizioni rivolte agli strumenti di pianificazione. Per ogni ambito è presente una scheda dettagliata in cui sono esplicitati obiettivi e linee d’azione.
Dopo l’approvazione da parte del Consiglio regionale tutti i piani regolatori e gli strumenti di programmazione urbanistica dovranno adeguarsi alle prescrizioni entro due anni. Il Piano, realizzato d’intesa con il Ministero dei Beni e delle attività culturali, è stato arricchito con i dati relativi ai perimetri dei beni paesaggistici di tutto il Piemonte, per la prima volta digitalizzati dagli uffici regionali e resi disponibili agli enti locali. Un lavoro durato diversi anni e realizzato finora in Italia solo dalle Regioni Puglia e Toscana.
“Ci siamo dotati di uno strumento importante — ha sottolineato l’assessore Valmaggia — non solo per quanto riguarda la nuova disciplina dei beni paesaggistici e per il grado di approfondimento delle informazioni e delle indicazioni contenute nel Piano, rivolte a salvaguardare e a valorizzare il patrimonio paesaggistico della nostra regione, ma anche alla gestione delle trasformazioni, per fondare sulla qualità del paesaggio e dell’ambiente lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio piemontese”.
Fra i beni inseriti nel catalogo ci sono i viali alberati storici di Torino, i laghi di Avigliana, l’abbazia di Vezzolano, la cinta muraria di Asti, solo per citarne alcuni. Una “fotografia” che mette ordine e impone vincoli di salvaguardia su tutti i beni ambientali piemontesi dal 1920 a oggi.
“La novità di questo piano — ha spiegato Valmaggia — è che supera la visione urbanistica del territorio per mettere al centro il paesaggio in tutte le sue componenti: natura e ambiente, storia e cultura, presenza dell’uomo e, soprattutto, percezione visiva dell’insieme”.
Tutti elementi di cui tener conto nella programmazione urbanistica degli enti locali regionali. La riadozione del Piano è stata considerata opportuna alla luce degli approfondimenti effettuati a seguito della prima adozione del 2009, in relazione anche alle osservazioni pervenute in materia. Il Piano è stato così sottoposto a un’attenta rilettura e a un complesso processo di revisione e integrazione dei suoi aspetti conoscitivi, cartografici e normativi, che ha portato a una nuova formulazione di tutti gli elaborati. Una lettura più agevole, norme più semplici, informazioni cartografiche più precise, contenuti aggiornati: questi gli obiettivi della revisione, finalizzata a garantire una maggiore tutela e valorizzazione dell’intero territorio piemontese.
Si è provveduto alla ricognizione e alla perimetrazione degli immobili e delle aree oggetto di “dichiarazione di notevole interesse pubblico”, ai sensi degli articoli 136 e 157 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, presenti sul territorio piemontese, e delle aree tutelate per legge, cui fa riferimento l’articolo 142 del medesimo Codice. I beni sono rappresentati in una scala di maggior dettaglio, in grado di consentirne la precisa identificazione, in una Tavola di Piano e nel Catalogo dei beni paesaggistici del Piemonte.
A partire dalla data di adozione del Piano paesaggistico le perimetrazioni dei beni paesaggistici e le prescrizioni contenute saranno sottoposte alle misure di salvaguardia previste dal Codice. Non sono quindi consentiti sugli immobili e nelle aree tutelate interventi in contrasto con le prescrizioni delle norme di attuazione e con le specifiche prescrizioni d’uso riportate nel Catalogo.
Gli elaborati sono pubblicati sul sito della direzione Ambiente, governo e tutela del territorio, in modo che chiunque possa prenderne visione, anche ai fini della Valutazione ambientale strategica (Vas).
“Non sono da sottovalutare — ha aggiunto l’assessore Valmaggia — le indicazioni che entreranno in vigore una volta approvato il Piano e che contribuiranno, attraverso il lavoro delle amministrazioni locali e dei professionisti, a integrare e a valorizzare il paesaggio quale risorsa ed elemento strategico per lo sviluppo del nostro territorio”.

Obiettivi e strategie

Conoscere il territorio, tutelare il paesaggio, valorizzare le risorse e garantire lo sviluppo sostenibile. Sono queste le motivazioni alla base del Piano paesaggistico regionale.
“La valorizzazione del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio culturale — ha dichiarato l’assessore Valmaggia — riveste un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità regionale. La ricerca di innovative forme di sviluppo fondate sulla qualità e sulla cultura si lega alla riconsiderazione del ruolo che i valori del patrimonio naturale o culturale svolgono o possono svolgere per la comunità regionale”.
Le politiche di pianificazione territoriale hanno trovato riscontro nella Convenzione europea del paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000 da 45 paesi membri del Consiglio d’Europa e ratificata nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, approvato nel 2004. La creazione del Piano paesaggistico regionale è stata affiancata al nuovo Piano territoriale regionale, approvato nel 2011. Il coordinamento fra i due strumenti è avvenuto attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni. Le finalità dei due piani si strutturano secondo cinque grandi strategie: riqualificazione territoriale, per sostenere l’integrazione fra valorizzazione del patrimonio ambientale, storico e culturale e attività imprenditoriali connesse; sostenibilità ambientale ed efficienza energetica, per promuovere la crescita economica puntando a una maggiore efficienza nell’uso delle risorse; integrazione territoriale delle infrastrutture di mobilità, comunicazione e logistica, per rafforzare la coesione territoriale e lo sviluppo locale del Nord-Ovest nel contesto europeo; ricerca, innovazione e transizione produttiva, per rafforzare la competitività del sistema regionale; valorizzazione delle risorse umane e delle capacità istituzionali per “fare sistema” attraverso il processo di governance territoriale. Da tali strategie discendono obiettivi comuni.
Il Piano, inoltre, è chiamato a svolgere una triplice funzione: conoscitiva, volta non solo a orientare le scelte di tutela e valorizzazione ma anche ad accrescere la consapevolezza dei valori e degli interessi in gioco; regolativa, tesa a tradurre i riconoscimenti di valore in disposizioni normative che vadano a incidere sui processi di trasformazione; strategica, per proporre a una platea ampia di soggetti istituzionali e portatori d’interessi, visioni, obiettivi e linee d’azione lungimiranti.
“Il Piano — ha concluso Valmaggia — costituisce un atto di pianificazione generale regionale improntato ai principi di sviluppo sostenibile, uso consapevole del territorio, minor consumo del suolo agronaturale, salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e promozione dei valori inseriti nei singoli contesti ambientali”.
Un documento che definisce, così, le modalità e le regole per garantire che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto, tutelato, valorizzato e regolato. E a tale scopo promuove la salvaguardia, la gestione e il recupero dei beni paesaggistici e la realizzazione di nuovi valori coerenti e integrati.
Dalle cinque grandi strategie del Piano derivano ventisei obiettivi generali, che sono comuni sia al Piano paesaggistico sia a quello territoriale. Il quadro degli obiettivi specifici è il riferimento per gli aspetti di qualità paesaggistica da individuare in ciascun ambito. Nelle norme di attuazione sono riportati gli obiettivi specifici accompagnati dalle azioni strategiche più opportune.
Questi gli obiettivi generali: integrazione fra valorizzazione del patrimonio ambientale, storico, culturale e paesaggistico e attività connesse; riqualificazione delle aree urbane e rigenerazione delle aree dismesse e degradate; recupero e riqualificazione di aree degradate in territori rurali e contenimento dell’edificato frammentato e disperso.
Il Piano sostiene inoltre politiche e iniziative che mirano allo sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio, con particolare attenzione alla valorizzazione dei paesaggi identitari del Piemonte, alla salvaguardia attiva dei paesaggi agrari, al contenimento del consumo di suolo e alla riduzione della dispersione insediativa. I principali progetti specifici promossi, e in parte realizzati, dal Piano sono il sito Unesco dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, i tenimenti storici dell’Ordine Mauriziano e il monitoraggio del consumo di suolo.

www.regione.piemonte.it/territorio/pianifica/ppr.htm

Ciò che lo sguardo abbraccia… e molto di più!

Il paesaggio è un’entità molto difficile da racchiudere in un’unica interpretazione. Artisti, geografi, urbanisti e, recentemente, sociologi e antropologi hanno cercato di svilupparne il concetto, ciascuno con le chiavi di lettura della propria disciplina. La semplice definizione di “parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato” non è sufficiente a descrivere le molteplici sfumature e sfaccettature di questa entità multiforme. Il Piano paesaggistico regionale del Piemonte fornisce la propria interpretazione sull’esempio della Convenzione europea del paesaggio.
La filosofia del Piano interpreta il paesaggio come sintesi di natura e ambiente, storia e cultura, percezione visiva e azione dell’uomo. Per ciascuna componente le norme di attuazione del Piano contengono definizioni, criteri identificativi, obiettivi di tutela e valorizzazione, direttive e prescrizioni. La sovrapposizione di tali elementi costituisce la base su cui sono state formulate le previsioni del Piano.
Le componenti, nel dettaglio, riguardano aspetti naturalistico-ambientali (aree di montagna, sistema idrografico, laghi e territori confinanti, territori coperti da foreste e da boschi, aree ed elementi di specifico interesse geomorfologico e naturalistico, aree naturali protette e altre aree di conservazione della biodiversità, aree rurali di elevata biopermeabilità e aree di elevato interesse agronomico), storico-culturali (viabilità storica e patrimonio ferroviario, zone d’interesse archeologico, centri, nuclei e patrimoni rurali storici, ville, giardini e parchi, aree e impianti per il turismo e per la produzione industriale ed energetica d’interesse storico, poli della religiosità e sistemi di fortificazioni), percettivo identitarie (belvedere, bellezze panoramiche, siti di valore scenico ed estetico, relazioni visive tra insediamento e contesto, aree rurali di specifico interesse paesaggistico) e morfologico insediative (aree urbane consolidate, tessuti discontinui suburbani, insediamenti specialistici organizzati, aree di dispersione insediative, “insule” specializzate, complessi infrastrutturali e insediamenti rurali).

Storia e paesaggi agrari nei beni del Mauriziano

Il Piano paesaggistico regionale ha riconosciuto tra le aree da valorizzare dieci tenimenti storicamente di proprietà dell’Ordine Mauriziano, già tutelati dal Piano territoriale regionale approvato nel 1997.
Si tratta del tenimento di Sant’Antonio di Ranverso, a Buttigliera Alta, Caselette e Rosta (To); del podere Gonzole ad Orbassano (To); del tenimento di Staffarda, a Cardè, Revello e Saluzzo (Cn); del podere di Moretta (Cn) e Villafranca Piemonte (To); della tenuta Fornaca, a Scarnafigi e Villanova Solaro (Cn); della tenuta Grangia, a Lagnasco, Saluzzo e Scarnafigi (Cn); del podere di Cavallermaggiore (Cn); del podere di Centallo (Cn); del podere di Montonero, a Lignana e Vercelli (Vc) e del podere di Valle dell’Olmo, a Tronzano Vercellese (Vc). Sono tutti terreni appartenuti alla Fondazione Ordine Mauriziano e rappresentano uno dei pochi esempi della grande proprietà fondiaria di pianura sopravvissuti nel tempo, caratterizzati da un’eccezionale integrità della trama agraria.
Il Piano ha ritenuto necessario che questa integrità non venisse frammentata e dispersa, riconoscendole un ruolo strategico nella valorizzazione e nella riqualificazione del territorio regionale. I tenimenti sono, in sostanza, da tutelare in quanto esempi di paesaggio rurale e per la loro particolare valenza culturale. I paesaggi di queste grandi tenute connotano dunque la tradizione piemontese per le loro specificità storiche, fisiche e ambientali. Fino a oggi, la salvaguardia ha riguardato di fatto le grandi emergenze architettoniche, ovvero le parti monumentali o comunque di specifico interesse nei complessi edilizi: i concentrici dei tenimenti abbaziali, gli edifici e le chiese delle cascine storiche e i mulini. Il Piano ha inteso invece considerare i tenimenti come territori meritevoli di specifica tutela quali beni da salvaguardare.
La Giunta regionale ha attivato la procedura per la dichiarazione di notevole interesse pubblico, che si è conclusa con la deliberazione del 4 agosto 2014, con la quale i dieci tenimenti appartenuti all’Ordine Mauriziano sono stati dichiarati beni paesaggistici ai sensi dell’articolo 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio e per i quali è stata individuata una specifica disciplina d’uso volta a preservare e valorizzare le peculiarità paesaggistiche e culturali in essi presenti. (rd)
www.ordinemauriziano.it

Consumo del suolo, in Piemonte rallenta il trend

Il consumo della risorsa suolo è al centro dell’attenzione delle politiche della Regione Piemonte, come previsto dai Piani paesaggistico e territoriale. Nel 2009 è stato avviato un progetto finalizzato a definire un metodo per la misurazione e il monitoraggio, fondato su presupposti teorici e strumenti operativi univoci e condivisi con le altre pubbliche amministrazioni. L’attività di monitoraggio messa in campo ha visto già nel 2001 nascere in collaborazione con Csi Piemonte il progetto sperimentale “Rapporto sullo stato del territorio”, che ha consentito di controllare l’andamento del fenomeno, protagonista costante dei processi di nuova urbanizzazione, negli ultimi decenni. Nel 2012 sono stati pubblicati nel primo rapporto sul “Monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte” i dati rilevati nel 2008, riferiti all’intero territorio piemontese, articolati a livello regionale, provinciale e comunale.
L’edizione 2015 del rapporto, che raccoglie i dati aggiornati al 2013 per provincia e per singolo comune secondo modalità di misurazione uniformi per tutto il territorio, è stato approvato nel luglio scorso dalla Giunta regionale del Piemonte. Si tratta dello strumento conoscitivo di riferimento per le politiche regionali di carattere territoriale e settoriale e per l’attuazione della normativa urbanistica regionale, degli obiettivi e delle strategie del Piano territoriale e del Piano paesaggistico regionale. Dal documento emerge che fra il 2008 e il 2013 il consumo di suolo della superficie urbanizzata in Piemonte è aumentato complessivamente dello 0,3%: un incremento contenuto rispetto al trend dei quinquenni precedenti. Nel complesso, dal 1991 al 2008 si è avuto un incremento del 6%. In termini di superficie, quindi, dal 2008 al 2013 il consumo di suolo urbanizzato è passato da 139.294 a 147.316 ettari: dal 5,5% del 2008 al 5,8% del 2013.
Il rallentamento del trend è determinato dagli effetti recessivi della congiuntura economica sul settore edilizio e, in parte, dall’affermarsi di una maggiore attenzione verso un modello di crescita attento ai principi della sostenibilità ambientale e di politiche regionali e provinciali finalizzate alla definizione di strumenti utili al controllo del fenomeno. I principi della legislazione e della pianificazione regionale vanno nella direzione di limitare il consumo di suolo, tutelare il territorio agricolo e favorire il recupero e la rigenerazione urbana. Un altro elemento di analisi emerso dalle nuove misurazioni, che conferma il complessivo rallentamento del fenomeno, è il consumo di suolo agricolo a elevata potenzialità produttiva, pari al 4,68% del territorio regionale con un incremento — rispetto al 2008 — dello 0,05%. Anche se contenuto, va valutato con attenzione in relazione alla limitata disponibilità di tale tipologia di suolo. Per quanto riguarda il consumo di territorio riferito alle infrastrutture, si deve registrare una significativa contrazione della superficie, dovuta a una diversa metodologia di calcolo. Tale tipologia contribuisce in modo significativo al consumo complessivo di suolo sia in termini quantitativi sia per gli effetti ambientali che i manufatti artificiali possono causare sugli ecosistemi e sulla continuità e fruibilità delle superfici agricole coltivate. Per quanto riguarda la tipologia di consumo di suolo reversibile, si deve registrare un decremento complessivo, ovvero la riduzione pari a circa 400 ettari. Anche in questo caso le motivazioni paiono legate al rallentamento degli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche.
Sono consultabili e scaricabili i dati 2013, regionali, per provincia e per comuni raggruppati per provincia e il volume “Monitoraggio del suolo in Piemonte — Edizione 2015” al link http://goo.gl/nbc223
È anche disponibile il dato geografico grazie al Servizio Wms — Consumo di suolo aggiornamento 2013, consultabile e scaricabile sul visualizzatore del Geoportale Piemonte. (pdv)
www.geoportale.piemonte.it

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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