“Nipote di questa terra benedetta”

IL 21 E 22 GIUGNO, IN OCCASIONE DELL’OSTENSIONE DELLA SINDONE E DEL BICENTENARIO DI DON BOSCO, PAPA FRANCESCO HA FATTO RITORNO ALLA “CULLA” CHE HA DATO I NATALI AI PROPRI AVI

di Carlo Tagliani

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Dritti e sinceri, quel che sono, appaiono: teste quadre, polso fermo e fegato sano, parlano poco ma sanno quel che dicono, anche se camminano adagio, vanno lontano. Gente che non risparmia tempo e sudore, razza nostrana libera e testarda. Tutto il mondo conosce chi sono e, quando passano… tutto il mondo li guarda”. Ha destato emozione e curiosità — in una piazza Vittorio gremita — sentire Papa Francesco far risuonare, nel bel mezzo dell’omelia, la prima strofa di “Razza nostrana”, il canto dei migranti piemontesi composto nel 1924 dal poeta Nino Costa. E davvero il 21 e il 22 giugno hanno rappresentato per il Pontefice — in visita pastorale a Torino per l’ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di Don Bosco — un ritorno alle origini, ai luoghi dai quali alla fine degli anni Venti del Novecento i nonni e il papà lasciarono l’Italia per l’Argentina.

Sono state ore intense, in cui Papa Francesco non si è risparmiato. In piazzetta Reale, accompagnato dall’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e alla presenza dei rappresentanti istituzionali della Regione e della Città — ha incontrato i vertici del mondo del lavoro ricordando che esso “non è necessario solo per l’economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza e anche per l’inclusione sociale” e che “l’immigrazione aumenta la competizione ma i migranti non vanno colpevolizzati perché essi sono vittime dell’iniquità, di questa economia che scarta e delle guerre”.

Dopo aver venerato la Sindone, “icona dell’Amore”, in Duomo, ha celebrato l’Eucaristia e l’Angelus in piazza Vittorio davanti a migliaia di persone d’ogni età e condizione.

Dopo aver pranzato con i detenuti del carcere minorile “Ferrante Aporti”, si è recato al Santuario della Consolata e al Cottolengo, intrattenendosi con i malati e mettendo in guardia dalla “cultura dello scarto, conseguenza di una crisi antropologica che non pone più l’uomo al centro, ma il consumo e gli interessi economici”.

Due i momenti “riservati” ai giovani: con quelli che frequentano gli Oratori salesiani in piazza Maria Ausiliatrice e con tutti gli altri in piazza Vittorio, dove — facendo proprie le parole di Pier Giorgio Frassati — ha esortato “a vivere e a non vivacchiare”.

Il 22 giugno — primo Papa nella storia della Chiesa — ha varcato le soglie del Tempio valdese e, a nome della Chiesa cattolica, ha chiesto perdono “per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani, avuti nella storia” auspicando il proseguimento del dialogo “nella riscoperta della fraternità cristiana”.

Al termine della visita pastorale i presidenti del Consiglio e della Giunta regionale Mauro Laus e Sergio Chiamparino hanno dichiarato che l’esempio di Papa Francesco è uno stimolo a lavorare di più e meglio per una maggiore giustizia e uguaglianza sociale.

Un dvd con “Le parole di Francesco”

“Un dvd che abbiamo donato a Papa Francesco e che Papa Francesco donerà a tutti i media del mondo. In occasione della sua visita a Torino l’Assemblea regionale ha contribuito alla realizzazione del documentario ‘Le parole di Francesco’, che punta l’attenzione sul suo magistero e sulla sua capacità di mettere a fuoco, con parole semplici e immediate, argomenti cruciali del nostro tempo e di ogni tempo”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus descrive l’iter del documentario “Le parole di Francesco”, diretto dal regista Davide Demichelis.

“Realizzato dall’Assemblea legislativa in collaborazione con Corecom Piemonte e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria — sottolinea il presidente del Corecom Bruno Geraci — il video testimonia come Papa Francesco ci stia riabituando a parole come ‘misericordia’, ‘compassione’, ‘bontà’, ‘tenerezza’, ‘partecipazione’… Valori capaci d’illuminare e dar senso all’esistenza di chi crede e di chi non crede”.

Un’anteprima del video è stata presentata nel maggio scorso al Salone del libro alla presenza di don Luigi Ciotti e al Centro Incontri della Regione in occasione del Coordinamento nazionale dei Corecom, che si è svolto a Torino.

Restaurata la chiesa di Santa Teresa

Il pontefice ha visitato la chiesa torinese intitolata a Santa Teresa (nata in Spagna esattamente 500 anni fa), oggi conosciuta anche come “chiesa del Papa”. Qui, infatti, si sposarono nel 1907 i nonni di Jorge Bergoglio e un anno dopo venne battezzato il figlio Mario, padre di Papa Francesco. In seguito la famiglia si trasferì in Argentina. La chiesa venne costruita nel 1642 per i padri Carmelitani scalzi su un terreno donato dalla “Madama Reale” Cristina di Francia (la tomba delle regina si trova ancora oggi all’interno della chiesa). Realizzata su progetto del padre carmelitano Andrea Costaguta fu poi seguita nella fase finale dal suo confratello Alessandro Valperga. L’edificio sacro ancora oggi (nonostante i bombardamenti del 1943) è arricchito da altari e decorazioni di alto valore artistico. La Compagnia di San Paolo negli ultimi anni ha finanziato i restauri della chiesa di Santa Teresa e poche settimane fa sono stati ultimati i lavori delle sei cappelle laterali dedicate ai Santi Gioacchino e Anna, alla Madonna del Carmine, al Santo Crocefisso, a Sant’Erasmo, a Santa Teresa e a San Giovanni della Croce. (fc)

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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