Nuove famiglie, senza frontiere

OGGI CON L’AGENZIA REGIONALE È POSSIBILE ADOTTARE UN BAMBINO IN BRASILE, COLOMBIA, RUSSIA, BURKINA FASO, LETTONIA E COREA DEL SUD

di Mara Anastasia

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L’Italia è fra i paesi del mondo che accolgono in adozione il maggior numero di bambini provenienti dall’estero, seconda solo agli Stati Uniti. Dal 2000 a oggi hanno trovato famiglia in Italia circa 45.000 bambini. Il Piemonte è all’avanguardia sul fronte delle adozioni internazionali, non soltanto perché ha accolto il 35% di quei bambini, ma anche per le scelte politico-amministrative che ha voluto intraprendere.

Dal 2001 la Regione si è infatti dotata dell’Agenzia regionale per le adozioni internazionali (Arai), primo e unico ente pubblico autorizzato all’espletamento di pratiche adottive a livello internazionale. Da allora, le coppie piemontesi che decidono di cominciare questo percorso, e che per legge devono rivolgersi a un ente autorizzato dalla Commissione adozioni internazionali, possono scegliere di affidare ad Arai il proprio progetto di genitorialità. L’intento della Regione, infatti, è affiancare agli enti autorizzati di natura privata, molti dei quali di comprovata esperienza, la presenza di un ente pubblico, a garanzia della trasparenza e della professionalità nell’accompagnamento delle procedure adottive.

“La scelta politica istituzionale di avviare un ente pubblico — spiega il direttore di Arai Anna Maria Colella — non è stata fatta per porsi in concorrenza con gli altri enti autorizzati ma per offrire ai cittadini un’ulteriore scelta e garantire alle coppie il massimo aiuto e sostegno attraverso interventi caratterizzati da alto livello di competenza e scevri da logiche di mercato. Non è l’elevato numero di adozioni che dà qualità al sistema ma il reale equilibrio tra presenza e assistenza di operatori altamente qualificati a favore dei nuclei adottivi, al fine di scongiurare crisi famigliari e garantire nel tempo la reale integrazione dei bambini adottati”.

Nel corso degli anni l’operatività di Arai si è ampliata grazie all’interesse di altre Regioni, decise a convenzionarsi con questo servizio. Ciò ha consentito alle coppie residenti in Liguria, Valle d’Aosta, Lazio e Calabria di avvalersi di un più ampio ventaglio di scelte rispetto all’ente cui conferire il mandato per la realizzazione di un’adozione internazionale.

Recentemente, inoltre, la Conferenza dei presidenti delle Regioni ha approvato un documento finalizzato a convenzionare le Regioni italiane per sviluppare un servizio pubblico regionale per le adozioni internazionali, prendendo ad esempio proprio l’esperienza di Arai. E, nella stessa sede, si sta esaminando la proposta di costituire un’associazione tra Regioni per la gestione di tale servizio.

Arai-Regione Piemonte offre accompagnamento alle coppie per tutto il percorso adottivo, dalla preparazione al viaggio, dal rientro in Italia al sostegno nel post-adozione.

Prima di decidere di conferire mandato ad Arai, le coppie partecipano a due incontri gratuiti di gruppo — uno informativo e uno di approfondimento, volti a presentare l’operatività dell’ente e le caratteristiche dei bambini adottabili — e a un colloquio individuale, in cui si esaminano insieme le preferenze e le possibilità della singola coppia.

Dopo il conferimento d’incarico, i professionisti esperti di Arai accompagnano le coppie attraverso incontri per far loro conoscere il paese straniero individuato, avvicinarle alla cultura d’origine del futuro figlio e alle condizioni in cui è vissuto e per approfondire aspetti organizzativi e logistici. Durante questo percorso di formazione e d’attesa, giunge il momento tanto sperato dai futuri genitori: la “proposta d’abbinamento”, che consiste nella presentazione di uno specifico bambino alla coppia. I coniugi vengono aiutati a riflettere sulle sue caratteristiche, sulla loro eventuale disponibilità ad accoglierlo e sulle modalità migliori per farlo. In caso di accettazione, la coppia è accompagnata lungo tutta l’attesa dell’incontro e anche il bambino viene preparato in loco all’arrivo dei futuri genitori.

Ma la famiglia viene accompagnata e seguita anche una volta rientrata in Italia. Il cosiddetto “post-adozione” si dipana negli anni ed è nel processo di “diventare famiglia” che spesso emergono piccoli e grandi interrogativi cui le coppie e i bambini cercano risposte. Il personale Arai incontra genitori e figli e redige relazioni sullo stato psicofisico del minore e sul suo livello di adattamento al nuovo contesto.

Parallelamente a questi momenti più individualizzati, l’Agenzia organizza inoltre corsi di sostegno alla genitorialità aperti a tutte le famiglie adottive, alcuni dei quali rivolti anche a coloro che hanno adottato con altri enti o che hanno accolto in adozione un bambino italiano. L’operato di Arai verso l’intera cittadinanza non si ferma qui: esiste anche il servizio “Adozioni in rete”, contattabile attraverso il numero verde 800–155500, che presta consulenza giuridica e psicopedagogica gratuita a tutti coloro che sono interessati all’adozione. Questo servizio, attivo dal 2009, ha dato assistenza a oltre 2.500 cittadini, a 480 minori adottati e a 330 insegnanti che hanno accolto in classe minori adottati in età scolare. Questi numeri evidenziano il grande investimento di Arai nel sensibilizzare e formare all’accoglienza adottiva non solo le famiglie ma tutte le persone che hanno a che fare con loro, come gli insegnanti e i nonni.

Oggi con Arai è possibile adottare un bambino in Brasile, Colombia, Burkina Faso, Lettonia, Russia e Corea del Sud. Dal 2004 (anno in cui l’Agenzia è diventata operativa) al 2014, sono stati adottati 257 bambini, con un’età media di 4,8 anni. Sono invece 4.100 le famiglie che hanno partecipato agli incontri pre-conferimento e 536 quelle che hanno proseguito i corsi dopo aver scelto l’adozione con l’Agenzia. In tutto le famiglie adottive sono state 244.

“Sono numeri che mostrano una tendenza globale in calo pari quasi al 50% non solo in Piemonte, ma in tutta Italia — continua Colella -. Questa drastica diminuzione può essere imputata a vari fattori, quali il sempre maggior ricorso a tecniche di fecondazione assistita; il cambiamento della legislazione interna di alcuni paesi, come la Colombia, e il parallelo aumento di adozioni interne al paese, in cui i bambini vengono affidati a famiglie residenti nella propria nazione; il costante aumento di bambini che hanno necessità particolari perché già grandicelli o appartenenti a famiglie numerose o, ancora, con situazioni sanitarie particolari; la crisi economica, che ha ovviamente un impatto sulle famiglie che intendono avviare un’adozione che, nel caso dell’internazionale, ha un costo elevato”.

L’adozione internazionale non è l’unico strumento per aiutare i bambini in difficoltà. È, piuttosto, l’ultimo passo da considerare qualora non si possa aiutare il minore nel proprio paese d’origine. Gli stessi principi fissati dalla Convenzione dell’Aja nel 1993 stabiliscono che i risultati di un ente che opera nell’ambito delle adozioni internazionali non debbano essere valutati semplicemente in base al numero delle adozioni realizzate ma, soprattutto, in base ai servizi prestati nel rispetto dell’interesse dei bambini: non solo di quelli che vengono adottati ma anche di quelli che restano nel proprio paese e che, grazie all’operato dell’ente, possono migliorare la proprie condizioni di vita. La cooperazione, in questo campo, si configura come un mezzo per rafforzare ancor più la collaborazione tra stati e promuove un’etica rigorosa a tutela dell’infanzia in stato d’abbandono.

L’attività di cooperazione di Arai si articola in diverse macroaree d’intervento, il cui fine comune è consentire prioritariamente la permanenza del bambino nella propria famiglia e nel paese d’origine attraverso la realizzazione di progetti che promuovono forme di tutela dell’infanzia alternative all’istituzionalizzazione e interventi a sostegno dei bambini abbandonati, costretti a vivere in strada o allontanati dalle famiglie d’origine.

Nello specifico, i progetti messi in atto dall’Agenzia si concentrano innanzitutto sulla formazione rivolta a operatori dei paesi stranieri per favorire lo scambio di esperienze e la trasmissione di conoscenze tra operatori che si occupano quotidianamente d’infanzia abbandonata, di affidamento e di adozione, facilitando in tal modo il potenziamento e l’innovazione della rete di servizi sociali locali. Lo scambio di esperienze conoscitive e pratiche può rappresentare la base su cui costruire valori comuni per una vera cultura dell’infanzia, dei suoi diritti e delle sue esigenze, condivisa dai vari attori coinvolti. C’è poi lo sviluppo di attività di ricerca sulle condizioni di vita dell’infanzia nei paesi d’intervento, finalizzate sia a individuare nuove politiche di protezione dell’infanzia sia a favorire la promozione di strumenti alternativi all’istituzionalizzazione. Infine, ci sono le iniziative di sensibilizzazione e promozione dei diritti dell’infanzia. Una piccola parte dei fondi che la Regione Piemonte stanzia annualmente per il piano di attività e spesa dell’Arai sono destinati proprio alla realizzazione di tali progetti.

Investire su azioni di tipo formativo, favorendo lo scambio e la trasmissione di conoscenze tra operatori italiani e stranieri che si occupano quotidianamente d’infanzia abbandonata, d’affidamento e d’adozione, significa aprire nuovi orizzonti, favorire scelte coraggiose che partono dalla consapevolezza della situazione esistente per rilanciare nuovi sistemi e modelli organizzativi per entrambi gli attori in gioco. Si muove nella stessa ottica un’altra caratteristica fondamentale dell’attività di cooperazione di Arai: la collaborazione con soggetti pubblici locali, costante e oramai consolidata in molti paesi dove l’Agenzia svolge il proprio mandato.

Anche se i progetti di cooperazione di Arai vengono realizzati primariamente nei paesi dove è stato ottenuto l’accreditamento per le adozioni internazionali, ciò non significa che non siano possibili progetti — di cooperazione continua o d’emergenza — in aree geografiche diverse. Un esempio è l’aiuto portato alle popolazioni vittime dello tsunami del dicembre 2004 nell’India sud orientale e in Indonesia.

Il bisogno di conoscere la propria storia è un diritto fondamentale dell’uomo, sancito anche dalle convenzioni internazionali. Tutti gli adottati — chi con più ansia e urgenza, chi meno — sentono il bisogno di capire da dove vengono e perché sono stati dichiarati “adottabili”. Nel contesto italiano la normativa dispone la possibilità di accedere alle informazioni riguardanti la propria origine e l’identità dei genitori biologici una volta raggiunta l’età di 25 anni (o la maggiore età, nel caso in cui sussistano “gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica”). Le famiglie di adozione internazionale, invece, in molti casi hanno già a disposizione queste informazioni, consegnate loro dall’autorità straniera durante la permanenza all’estero.

L’avvento di Internet ha però modificato radicalmente il meccanismo della ricerca delle origini, passando oltre genitori e operatori. L’accesso a queste informazioni è sempre più agevolato dalle nuove tecnologie e dai moderni sistemi di comunicazione informatica, anche laddove coerentemente regolamentato. Facebook, il web e le chat fanno sì che questa ricerca venga avviata in età molto più precoce e in tempi assai più rapidi. A rendere ancor più delicata e potenzialmente pericolosa tale situazione si aggiunge il fatto che più l’adottato è giovane più è facile che l’atteggiamento di ricerca sia impetuoso e porti il ragazzo a gestire informazioni pesanti e inaspettate. I genitori adottivi, spesso nemmeno consapevoli delle potenzialità offerte da Internet, faticano a mantenere un controllo su ciò che i figli adottivi possono fare attraverso la rete, perché oggi ci si può connettere in molti modi, primo fra tutti lo smartphone. Considerando che anche per i componenti della famiglia di origine è più facile mettersi in contatto con l’adottato, emerge un quadro generale in cui questi processi possono avvenire senza la supervisione e il sostegno di professionisti dell’adozione.

Conscia di questa recente trasformazione, che sta toccando un numero sempre crescente di famiglie e operatori, Arai ha organizzato il 16 e 17 aprile scorsi un convegno nazionale con importanti ospiti italiani e stranieri. La prima giornata è stata incentrata sulla ricerca delle origini; la seconda sull’effetto dei social media. Nella medesima cornice sono state anche organizzate iniziative rivolte ai ragazzi e alle loro famiglie quali un reading musicato, la proiezione di un film e un workshop sul tema del ritorno alle origini e dell’impatto di Internet. Per non limitare tali temi al solo convegno, è stato curato e presentato il volume “Faccia a faccia con Facebook” (edizioni Franco Angeli), ispirato a un’esperienza inglese adattata al nostro contesto, rivolto a operatori e genitori adottivi. n

www.arai.piemonte.it

Quando il web aiuta a scoprire le proprie origini

“L’amministrazione del Piemonte si è sempre contraddistinta per una particolare attenzione nel sostegno e accompagnamento ai tanti bambini che, in seguito alle adozioni internazionali, sono diventati cittadini piemontesi”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus ha aperto, a Palazzo Lascaris, il convegno nazionale “Connessioni: leg@mi adottivi ai tempi di Internet”. L’utilizzo del web e dei social network nella ricerca delle informazioni sulle proprie origini da parte degli adottati è stato il tema del convegno, proseguito nei giorni successivi al Lingotto di Torino.

Da molti anni la Regione Piemonte ha progetti di cooperazione con lo stato africano del Burkina Faso.

A margine del convegno il presidente Laus ha incontrato Bernadette Bonkoungou, direttrice incaricata delle adozioni dal Ministero delle Relazioni sociali del Burkina Faso nella capitale Ouagadougou.

Durante il convegno Augusto Ferrari, assessore alle Politiche sociali, ha sottolineato la necessità di un equilibrio tra la garanzia dell’anonimato della madre e l’esigenza di trovare le proprie radici da parte dei figli adottati, soprattutto in presenza dei canali social a cui facilmente i giovani possono accedere senza controllo. Gianna Pentenero, assessore all’Istruzione, ha sottolineato l’importanza del lavoro degli insegnanti che nella scuola di oggi si trovano ad affrontare una platea molto eterogenea di studenti.

La tavola rotonda “Accudire l’adozione. Bambini che crescono in un mondo che cambia” è stata coordinata dal direttore Arai Annamaria Colella. Sono intervenuti: Alessandro Lombardo, presidente regionale dell’Ordine degli psicologi; Anna Maria Baldelli, giudice minorile della Procura della Repubblica di Torino; Marta Lombardi, rappresentante della Associazione nazionale magistrati per i minorenni e per la famiglia; Barbara Rosina, presidente regionale dell’Ordine degli assistenti sociali; Pierangela Dagna, per l’Ufficio scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione e Michele Carpano in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati di Torino. Durante il convegno hanno portato la loro singolare esperienza tre famiglie italiane che hanno adottato cinque fratelli brasiliani: un gruppo di fratelli che, non potendo essere collocato in un’unica famiglia adottante, è stato suddiviso in tre diverse famiglie che si sono impegnate a frequentarsi per non privare i ragazzi del proprio legame famigliare d’origine. (fc)

Il canale Medium ufficiale del Consiglio regionale del #Piemonte, dove raccogliamo notizie e approfondimenti. I video su http://www.crpiemonte.tv

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