Parchi e Sacri Monti, tutela sì, ma più promozione

GLI ENTI DI GESTIONE RIDOTTI DA 14 A 12, CON LA NUOVA LEGGE MAGGIORE ATTENZIONE A CHI VIVE E LAVORA NELLE AREE PROTETTE

di Alessandra Quaglia

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Con la nuova legge regionale, approvata dal Consiglio il 28 luglio, che modifica il Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità, del 2009, gli enti di gestione delle aree protette passano da 14 a 12.
La nuova organizzazione degli enti include l’Ente di gestione dei Sacri

Monti, la cui competenza passa all’Assessorato alla Cultura e al Turismo e prevede: l’Ente di gestione delle aree protette del Monviso, al cui interno nascerà il nuovo Parco naturale del Monviso. In questo caso per la valenza naturalistica, turistica e paesaggistica dei territori montani che si sviluppano intorno alla montagna simbolo del Piemonte, ampiamente riconosciuta con la recente attribuzione del “Mab Unesco” e con l’identificazione del sito della “Rete Natura 2000 Gruppo del Monviso e Bosco dell’Alevè”, si è scelto di implementare la superficie da tutelare, precedentemente ridotta alla sola Riserva di Pian del Re e a pochi brevi tratti fluviali del Po cuneese protetti nei pressi delle confluenze. I confini vengono estesi anche in Val Varaita, riguardando aree in gran parte già tutelate dalle direttive comunitarie Habitat e Uccelli o con vincoli venatori, andando a costituire una nuova area protetta denominata Parco naturale del Monviso.
L’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime unisce le aree in precedenza gestite dal Parco naturale delle Alpi Marittime e dal Parco naturale del Marguareis, caratterizzate da prevalente morfologia montana e che hanno problematiche territoriali simili anche per gli aspetti di collaborazione transfrontaliera. Seguono: l’Ente di gestione delle aree protette del Po torinese; l’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi reali, che comprenderà le zone in precedenza affidate all’Ente di gestione delle aree protette dell’Area metropolitana di Torino; l’Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino; l’Ente di gestione delle aree protette del Ticino e del lago Maggiore, che assorbirà anche la gestione delle aree in precedenza affidate all’Ente di gestione delle Riserve pedemontane e delle Terre d’acqua e dei parchi naturali del Biellese e del Novarese; l’Ente di gestione delle aree protette dell’Ossola; l’Ente di gestione delle aree protette dell’Appennino piemontese, che comprenderà il territorio in precedenza affidato al Parco naturale delle Capanne di Marcarolo; l’Ente di gestione del Parco Paleontologico astigiano; l’Ente di gestione delle aree protette della Valsesia; l’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie e l’Ente di gestione dei Sacri Monti.
Per l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia è “un traguardo importante per la valorizzazione del patrimonio naturalistico piemontese. Si è voluto garantire una maggiore attenzione a chi vive e opera nelle aree protette e permettere al territorio una maggiore rappresentatività nella gestione di questi patrimoni. È inoltre l’occasione in cui si passerà a una visione che affiancherà alla necessità di conservazione degli habitat delle aree protette una prospettiva capace di guardare maggiormente alla promozione delle attività produttive e turistiche del territorio interessato”.
La nuova governance dei parchi comprende la Comunità delle aree protette, il Consiglio dell’Ente di gestione e la Consulta per la promozione del territorio.
Il Consiglio dell’Ente di gestione è il vero soggetto politico di governo dell’ente e prevede una maggiore partecipazione del territorio: saranno i sindaci e i presidenti delle Unioni montane a nominare i componenti del Consiglio mentre il suo presidente verrà nominato con decreto del presidente della Giunta regionale su intesa con la Comunità delle aree protette. La Consulta per la promozione del territorio è una novità che garantisce la rappresentanza delle associazioni di categoria, che possono esprimere pareri sul regolamento delle aree protette e formulare proposte al Consiglio in merito alla promozione del territorio.
Con l’obiettivo di sostenere l’economia delle imprese presenti all’interno delle aree protette e della Rete Natura 2000, la legge prevede inoltre che la Regione promuova, anche con la collaborazione dei gruppi di azione locale, delle associazioni datoriali o di soggetti terzi, l’e-commerce dei prodotti agricoli, artigianali o comunque relativi all’area protetta con la realizzazione di una piattaforma dedicata, anche attraverso la valorizzazione di specifici marchi di qualità.
Gli enti gestori possono, d’intesa con la Comunità del parco, introdurre biglietti d’ingresso per l’intera area protetta o solo una parte, oppure introdurre tariffe per servizi erogati. Le risorse così ottenute saranno destinate prima di tutto ad attività di promozione territoriale e all’incremento occupazionale dei residenti all’interno dei Comuni dell’area protetta. n
http://goo.gl/A86xf7

LA REGIONE PROMUOVERÀ
L’E-COMMERCE DEI PRODOTTI AGRICOLI E ARTIGIANALI

Una legge costruita in Assemblea

IL PROVVEDIMENTO È STATO ESAMINATO IN 25 SEDUTE DI COMMISSIONE E 3 DI AULA. ACCOLTE NUMEROSE PROPOSTE DELLE OPPOSIZIONI

di Alessandro Bruno

Centinaia di emendamenti, presentati nel corso delle sedute in V Commissione e in Aula, hanno evidenziato il grande lavoro svolto da Giunta e Consiglio regionale per redigere la nuova legge di riordino delle aree protette.
Non poche le proposte emendative accolte — provenienti anche dalle opposizioni — che, nel solco del testo tracciato dal disegno di legge elaborato dalla Giunta regionale, lo hanno per unanime ammissione migliorato.
Ben 25 sedute di Commissione hanno preparato i lavori dell’Assemblea plenaria che si sono protratti per tre sessioni (14, 21 e 28 luglio). Tuttavia, su richiesta della maggioranza, sono stati contingentati i tempi concessi ai vari gruppi consiliari per la discussione e l’esame del disegno di legge, come previsto dal Regolamento. Nell’ultima seduta le dichiarazioni di voto hanno sottolineato le principali posizioni politiche in seno all’Assemblea.
Antonio Ferrentino (Pd), già relatore per la maggioranza — per le opposizioni avevano illustrato il provvedimento, nella seduta del 14 luglio, Giorgio Bertola (M5S) e Gian Luca Vignale (FI) — ha espresso “la speranza che il testo possa rappresentare una sensibilità più ampia di quella della maggioranza. Abbiamo cercato di tesaurizzare e fare la sintesi dei contributi dati dal territorio per la gestione complessiva delle aree protette. Un atteggiamento evidenziato in particolare dalle disposizioni sulla governance degli enti di gestione. Abbiamo accolto le indicazioni dell’opposizione che sembravano più convincenti. Siamo pronti a correggere eventuali parti del testo in base alle esperienze dei prossimi mesi che non dovessero rivelarsi pienamente soddisfacenti”.
Il capogruppo di FI Gilberto Pichetto ha manifestato apprezzamento “per il lavoro svolto in Commissione, pur se abbiamo a volte registrato una eccessiva rigidità da parte della Giunta regionale. L’esito dell’esame dell’Aula poteva dare risultati migliori, soprattutto se fossero stati previsti maggiori accorpamenti degli Enti di gestione. Peccato che, dopo gli approfondimenti in Commissione, non si sia potuto avere un dibattito più completo in Aula ed evitare il contingentamento. Per questo motivo dichiaro il voto contrario”.
“Rispetto a come era stato licenziato in Commissione — ha affermato Bertola (M5S) — il testo ha sofferto un’ulteriore piccola marcia indietro nell’accorpamento degli Enti di gestione, limitato a due casi. Noi non concordavamo con la strategia degli accorpamenti e avevamo proposto la centralizzazione degli acquisti dei vari enti per trovare economie. Purtroppo questa parziale marcia indietro si è avuta per le sollecitazioni dei consiglieri di maggioranza e non per l’accoglimento delle riserve dell’opposizione. In futuro intendiamo sollecitare quegli ampliamenti di aree che, al momento, la maggioranza ha preferito rinviare. Garantiamo esclusivamente la presenza durante il voto”.
Marco Grimaldi (Sel) ha sottolineato che “si tratta della prima legge che riduce gli Enti di gestione ma amplia le aree protette. Finalmente agricoltori e ambientalisti sono stati inseriti nei luoghi decisionali degli Enti di gestione. Abbiamo sottovalutato il tema dell’ecoturismo mentre la necessità di concorrere per ottenere fondi strutturali ha richiesto l’accelerazione dei tempi di approvazione”.
Le risorse economiche quest’anno per la gestione dei parchi, compresi i Sacri Monti, si attestano sui 2.350.000 euro, ripartiti in 2 milioni per la spesa del personale e in 350.000 euro per le spese di gestione corrente.
A supporto della riforma delle aree protette, l’Assemblea ha approvato una decina di ordini del giorno per: la valorizzazione dell’area dell’Abbazia di Staffarda e per l’istituzione della Riserva naturale di Staffarda a Ravello (prima firmataria Francesca Frediani, M5S), per il Piano di collegamento sostenibile della rete ecologica regionale (primo firmatario Federico Valetti, M5S); per l’annessione di una parte del Comune di Ormea nel Parco naturale del Marguareis (primo firmatario Mauro Campo, M5S); per il sostegno economico allo sviluppo e alla valorizzazione del Santuario di Oropa (primo firmatario Vittorio Barazzotto, Pd); per un vincolo specifico sull’area verde “ex Borsetto” del Comune di Mappano (primi firmatari rispettivamente Bertola, M5S e Silvana Accossato, Pd); per più articolate politiche di sviluppo delle aree protette regionali (primo firmatario Davide Gariglio, Pd); per la stipula in tempi celeri della convenzione tra l’Ente di gestione dei Sacri Monti e l’Ente autonomo laicale di culto Santuario di Oropa (primo firmatario Pichetto, FI) e per istituire un ente di natura interregionale con la Lombardia del Parco del Ticino (primo firmatario Diego Sozzani, FI).
http://goo.gl/yYc7pr

LE RISORSE PER LE AREE PROTETTE PER IL 2015 SI ATTESTANO SU 2.350.000 EURO, DI CUI 2 MILIONI PER IL PERSONALE

Una guida tra cibo e ambiente

È appena uscita l’edizione speciale di Piemonte Parchi 2015 intitolata Parchi da gustare. Più di 160 pagine di immagini e descrizioni di prodotti enogastronomici legati alle riserve naturali e ai parchi del Piemonte.
Per un pasto ideale è possibile partire dai 77 formaggi o dai 38 ortaggi, passare dalle 29 razze autoctone che producono carne e pesce ai 41 tipi diversi di salumi, accompagnarli con 50 vini e concludere con 25 tipi di frutta, 46 dolci e 22 liquori. Se non si è ancora sazi ci sono altri 48 prodotti a disposizione del palato: dalla birra ai tartufi, per non dimenticare pane e acqua delle valli piemontesi. L’agile libretto — pubblicato dalla Regione Piemonte — è scaricabile in formato pdf dal sito www.piemonteparchi.it all’indirizzo: http://goo.gl/EIauLX
Se poi si è interessati alle ricette per cucinare i tanti prodotti della campagna piemontese, non si può ignorare il sito:
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Confronto serrato sul ticket d’ingresso

FORUM CON I RELATORI DELLA LEGGE, GOVERNANCE E “BRAND PIEMONTE” AL CENTRO DEL DIBATTITO

di Fabio Malagnino

Dopo l’approvazione in Aula della legge di riforma dei parchi si è tenuto il confronto a più voci che è pubblicato anche sulla social tv del Consiglio www.crpiemonte.tv. Ospiti i consiglieri Antonio Ferrentino (Pd), Giorgio Bertola (M5S) e Gian Luca Vignale (FI).

La discussione sulla legge ha avuto momenti di confronto serrato anche alla luce delle importanti novità introdotte dal testo. Una di queste è stata la riduzione degli Enti di gestione e le modifiche al funzionamento.

Ferrentino: È stato importante rivedere la governance e uscire da una gestione commissariale che in alcune realtà ha dato parecchi problemi. Con il lavoro in Commissione si è riusciti a definere un modello che premia le competenze e valorizza il legame territoriale. Abbiamo fatto il possibile per intercettare le indicazioni di tutti i gruppi e penso che tutti siano soddisfatti.
Bertola: Per quanto riguarda la governance effettivamente abbiamo fatto tutti un buon lavoro. Sul versante degli accorpamenti c’è stato un passo indietro rispetto alla lettera iniziale della legge che prevedeva la riduzione da 14 a 9, siamo invece arrivati a 12, una marcia indietro quasi totale. Si è riconosciuto che le economie possono arrivare, ad esempio, dalla centralizzazione degli acquisti. Questo principio che avevamo suggerito è stato recepito all’articolo 21, che prevede pratiche comuni su alcune funzioni.
Vignale: Confermo quanto han detto i miei colleghi: è stato fondamentale cambiare la modifica della scelta del presidente del parco, scelto d’intesa con i Comuni. Nella prima stesura questo non c’era e ci sarebbe stata la possibilità, per la Giunta, di catapultare un soggetto esterno. Questo oggi non è più possibile. Non crediamo sia stato utile l’accorpamento, in particolar modo quello del Cuneese. Il parco delle Alpi Marittime sta intraprendendo un percorso per diventare nazionale, oggi rischiamo di mettere alcune realtà in difficoltà per la gestione di pratiche comuni, perdendo molto tempo e dispederdendo peculiarità dei singoli territori. In tutto questo non risparmiamo un euro, 19 dei 20 milioni stanziati vanno in spesa di personale. Sul fronte promozione del territorio sono invece fondamentali interventi che promuovano davvero il territorio.

Proprio sul fronte della promozione, nella legge c’è l’idea che il sistema dei parchi possa diventare un “brand Piemonte” in grado di attirare turisti. Il parco dei Sacri Monti è passato sotto la competenza dell’Assessorato al Turismo, quindi tutela e promozione anche commerciale viaggiano di pari passo. La possibilità di ticket di ingresso introdotta dalla legge ne è un esempio.

Vignale: Questo è un aspetto fondamentale, i nostri emendamenti sono andati proprio in questa direzione. In ogni territorio piemontese, quando si annuncia l’ampliamento di un’area parco, c’è sempre una grandissima diffidenza da parte di cittadini e operatori economici perché si vedono i limiti imposti. Su una bilancia dobbiamo mettere i limiti per tutelare l’area protetta, ma anche le opportunità economiche. Abbiamo fatto un cambiamento fondamentale e abbiamo istituito la Consulta del territorio all’interno della quale sono rappresentate tutte le associazioni di categoria e coloro che vivono il territorio, come le guide alpine o le reti territoriali. Non avremo soltanto il Consiglio di gestione, la Comunità dei sindaci ma anche, attraverso la Consulta, coloro che vivono e lavorano nel parco.
Bertola: La promozione e la valorizzazione commerciale sono accettabili quando non confliggono con le esigenze di tutela e protezione. Non siamo d’accordo con la possibilità di introdurre un ticket di ingresso, non eravamo d’accordo in Commissione — dove non era stato approvato — e non siamo stati d’accordo in Aula. Già oggi nei parchi vengono fatti pagare dei servizi accessori come la guida o il parcheggio.
Avremmo dovuto mettere qualche paletto in più, ad esempio limitarlo alle realtà che hanno un forte carico di visitatori in determinati periodi dell’anno. Non vogliamo nemmeno che il pagamento del ticket diventi un’alibi che permetta alla Regione di tagliare ulteriori risorse.
Ferrentino: Consideriamo questa legge un punto di partenza, l’obiettivo che ci eravamo dati era porre fine alla gestione commissariale e passare i Sacri Monti al Turismo. Ho presentato un ordine del giorno che prova a fissare i prossimi passi da fare nella legislatura: sarebbe molto importante provare a mettere insieme le potenzialità di tutto il settore ambiente della Regione, l’Ipla, il Museo di Scienze naturali, il patrimonio di risorse umane della Forestale. Le aree protette devono essere elemento di sviluppo del territorio, il ticket è una possibilità e non un obbligo. Abbiamo dato responsabilità ai politici locali e vedranno loro, caso per caso, dove è utile l’introduzione. Valuteremo i risultati da qui a un anno. Ci arrivano segnalazioni da alcune realtà dove il passaggio di numerose auto, su strade particolarmente fragili dal punto di vista geo-morfologico, può creare qualche problema. In questo caso il ticket, con l’impegno di destinare le risorse ad attività di manutenzione, può essere uno strumento utile.

Le maggiori frizioni tra maggioranza e opposizione si sono avute dopo la richiesta di contingentamento dei tempi per arrivare a una rapida approvazione. Cosa avreste voluto di più dalla legge, quali elementi avreste ritenuto utile fare emergere con una discussione più approfondita? Cosa si aspetta la maggioranza dopo l’approvazione?

Bertola: La vicenda del contingentamento riguarda non solo il provvedimento specifico, ma anche i rapporti tra le forze politiche. Abbiamo ritenuto un errore la richiesta: si era alla seconda seduta e non si erano ancora svolti Consigli notturni. L’utilizzo di questo strumento sta diventando eccessivo.
Vignale: La “ghigliottina” non è altro che la modalità con cui la maggioranza, sbagliando, ha impostato la discussione della legge. È vero che arrivavamo da 25 sedute di Commissione dove il nostro gruppo ha presentato parecchi emendamenti, ma l’errore è stato pensare di discutere una legge finalizzata alla nomina dei presidenti e poi a un secondo momento in cui si ridiscute la legge. Per noi il tempo è uno, se avessimo utilizzato quindici Commissioni con la volontà di migliorare il testo, oggi non dovremmo assistere a un secondo momento per discutere la legge, sottraendo tempo ad altra attività legislativa. C’è anche il tema dell’efficienza legislativa che va tenuto in considerazione.
Ferrentino: Non sono d’accordo con il collega Vignale, il Consiglio potrà farsi carico di una profonda legge di revisione senza aspettare la Giunta. In Commissione, dopo una decina di sedute, l’opposizione ha fatto sostanzialmente ostruzionismo mentre avremmo avuto tutto lo spazio per apportare delle modifiche concordate. Ricordo che anche il Consiglio ha avuto tre sospensioni per trovare una soluzione politica e le stesse sedute di Commissione hanno avuto un “accompagnamento” politico. Una riforma organica confliggeva con l’esigenza di rapidità della nomina dei presidenti e non potevamo permetterci un altro anno di commissariamento.
Oggi c’è una governance espressa dal territorio e, con la collaborazione di tutti i gruppi, potremo trasformare tutto il patrimonio di documenti approvati e di consultazione dei territori per elaborare un testo più articolato.

LE NUOVE REGOLE PUNTANO A FAR DIVENTARE LE AREE PROTETTE ELEMENTO DI SVILUPPO

Al lupo al lupo, una paura con cui convivere?

SULL’ARCO ALPINO SI STIMA CHE QUESTI PREDATORI SIANO PRESENTI IN 800 ESEMPLARI. PROBLEMI DI CONVIVENZA CON GLI ALLEVATORI

di Mario Bocchio

Ormai è cosa appurata: alcuni esseri umani si portano dentro un’ancestrale paura dei predatori. Come ha evidenziato David Quammen in Alla ricerca del predatore alfa, “Una delle prime forme dell’autoconsapevolezza umana fu sicuramente la percezione di essere pura e semplice carne”.
Quanto al nostro paese, è la paura del lupo, soprattutto nel Medioevo, che ha lasciato le tracce più evidenti e che ha contribuito a far emergere un’assai peculiare “mitografia del lupo”, come testimonia Gherardo Ortalli in Lupi, genti, culture. Questa paura, come testimonia il volume L’uomo e la bestia antropofaga, curato da Mario Comincino, è rimasta viva, specie in Lombardia, fino alla fine dell’Ottocento, coinvolgendo il mondo del soprannaturale con esorcismi e liturgie come la Messa e il Paternostro del Lupo.
Il lupo oggi è ritornato sull’arco alpino. Nel 1983, in Italia, questi predatori erano 200: la stima del 2012, anno dell’ultimo censimento, è di 800 esemplari. Grazie alla normale dispersione, tipica della specie, dalla fine degli anni Novanta in Piemonte i lupi sono apparsi soprattutto nelle Valli Pesio, Stura e Gesso (Cn), nel Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand e in Valsusa (To) e in Val Borbera (Al).
Piemontese è Francesca Marucco, tra i più esperti zoologi internazionali in materia di lupi, che ha vissuto otto anni negli Stati Uniti, con una robusta esperienza di ricerche sul campo in Montana.
Allieva di Luigi Boitani, riconosciuto come il padre della conservazione dei carnivori in Italia, Marucco è il punto di riferimento di Life Wolfalps, il programma di monitoraggio dei lupi sulle montagne italiane nel più ampio quadro delle normative europee, e l’anima del Centro “Uomini e lupi” di Entracque (Cn), all’interno del Parco delle Alpi Marittime, dove il Canis lupus viene spiegato ai visitatori come l’animale simbolo del confine frastagliato e sempre contraddittorio tra umano e selvaggio, tra natura e cultura. Ed è qui che, partendo da reperti come le feci o i peli, vengono estratti i dna dei capi per redigere il censimento.
Al lupo sono purtroppo legati episodi di predazione ai danni di armenti sugli alpeggi, e questo sta generando non poche polemiche e prese di posizione, anche da parte degli enti locali, e non pare più un tabù parlare di veri e propri piani di contenimento.
“A mio avviso è fondamentale produrre dati scientifici certi su cui costruire programmi gestionali basati sulla logica e non sull’emotività, nell’intento di ricercare il giusto equilibrio ed evitare forme di ritorsione come il bracconaggio o i bocconi avvelenati — afferma Marucco -. Oggi i danni da lupo sono quantificati dai veterinari del servizio regionale e ammontano all’incirca intorno ai 70mila euro l’anno. All’interno del bilancio di una Regione non sono cifre rilevanti, ma il danno può incidere pesantemente nell’economia del singolo allevatore. Da tempo la Regione Piemonte si impegna a implementare sistemi di prevenzione come i recinti elettrificati e i cani da protezione per cercare di diminuire l’impatto del lupo sulla zootecnia. Dobbiamo però fare anche attenzione a quelli che possono essere gli attacchi da parte di cani inselvatichiti, particolarmente temibili perché subiscono la pressione selettiva naturale, che fa sì che le caratteristiche peculiari del cane domestico vadano scemando, favorendo invece le attitudini del predatore selvaggio. Ecco perché quando ci imbattiamo nei cani inselvatichiti abbiamo l’impressione di trovarci più di fronte a un branco di lupi che di randagi”.
“Se dovessimo spiegare a un bambino il lupo — conclude la famosa biologa — dovremmo dirgli che è prima di tutto un animale selvatico, poi un fantasma presente nei boschi perché difficilissimo da incontrare, ma un elemento dell’ecosistema, parola certamente difficile per un bambino. Questo animale è parte della montagna e perciò deve essere rispettato come tutte le altre componenti dei nostri ambienti naturali. Le Alpi sono quindi un insostituibile laboratorio sul futuro, per capire fino a che punto possiamo convivere con i carnivori”.
Proprio Boitani era solito sostenere che per descrivere l’uomo servono le medesime parole usate per il lupo. Dal punto di vista culturale, il lupo è il complesso d’istinti ferini che non riusciamo mai a dominare completamente. Suscita sempre un’opinione, non lascia mai indifferenti, spesso diventa anche l’incarnazione di cambiamenti sociali ed economici traumatici, come l’abbandono delle campagne e il conseguente rinselvatichimento.
Ma dire “in bocca al lupo” è da sempre un augurio positivo, proprio perché le fauci della lupa sono il mezzo più sicuro ed efficace per allontanare e preservare i cuccioli in caso di pericolo.
http://goo.gl/iMBMZG

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