Province, la riforma è un cantiere aperto

LA REGIONE SI APPRESTA AD ATTUARE LA LEGGE DELRIO
RIDISEGNANDO COMPETENZE E ASSETTI TERRITORIALI

di Mirella Calvano

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E’ cominciato in Consiglio regionale l’esame del disegno di legge n. 145 sul riordino delle funzioni delle Province approvato il 20 luglio scorso dalla Giunta. La Regione Piemonte si appresta così a ridisegnare la propria geografia amministrativa definendo gli ambiti delle Province secondo la cosiddetta “riforma Delrio”, cioè la legge n. 56 del 7 aprile 2014, “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni di Comuni”.
Nuovi Consigli metropolitani e provinciali previsti dalla “Delrio” sono stati eletti tra il 28 settembre e il 12 ottobre 2014, mentre l’11 ottobre si è insediato l’Osservatorio nazionale per la sua attuazione previsto dall’Accordo tra Stato e Regioni sancito nella Conferenza unificata dell’11 settembre.
Sono sei le Regioni al momento già dotate di propria legge in materia, con normative abbastanza diverse l’una dall’altra e un iter d’approvazione piuttosto sofferto. Il percorso di superamento costituzionale delle Province, di cui sta discutendo il Parlamento, ha — quindi — fatto un grande passo avanti anche in Piemonte. Un passo importante per rispondere alle vere domande della gente: più che il taglio di qualche stipendio a politici, efficienza e risposte. Infatti, d’interesse apparentemente più amministrativo/burocratico che concreto, le scelte in tema di redistribuzione delle competenze hanno invece ricadute immediate sui servizi per i cittadini. Del resto, fino alla loro abrogazione, le Province non erano carrozzoni vuoti, dal momento che si occupavano di agricoltura, programmazione del territorio, viabilità (tutte le strade provinciali) ed edilizia scolastica degli istituti superiori. Queste importanti funzioni vengono riassegnate, tramite il disegno di legge, in modo efficace, senza duplicazioni, con chiare responsabilità, riduzione dei livelli amministrativi e semplificazione.
Il testo del disegno di legge piemontese, snello e composto di soli venti articoli, individua tre ambiti ottimali per l’esercizio delle funzioni confermate, attribuite ex novo e delegate: l’“ambito 1” raggruppa i territori di Novara, Vercelli, Biella e Verbano Cusio Ossola; l’“ambito 2” quelli di Asti e Alessandria e l’“ambito 3” quello di Cuneo. Si è scelto, in sostanza, di adottare lo schema del “quadrante”, già sperimentato nel tempo in campi diversi, con l’omogenea divisione in quattro parti del territorio regionale, il cui “spicchio” centrale è rappresentato dalla Città metropolitana di Torino. In riferimento a quest’ultima, nel disegno di legge viene affermata la volontà di valorizzare il particolare ruolo legato all’innovazione per lo sviluppo strategico del territorio con azioni e progetti per il supporto socio-economico sostenibile, oggetto di specifiche intese con la Regione. Mentre il Vco, in quanto territorio montano confinante con paesi esteri, si vede riconosciuta una particolare specificità per funzioni amministrative in materia di foreste, usi civici e formazione professionale legata ai fabbisogni dei lavoratori transfrontalieri (anche la Città metropolitana di Torino acquisisce alcune deleghe speciali, come quella alla formazione professionale). Restano in capo alle (nuove) Province le funzioni in materia di caccia e di prelievo di fauna selvatica, di energia, riferite alla costruzione di gasdotti e oleodotti non nazionali, e di acque minerali e termali.
Tornano al governo regionale un corposo gruppo di competenze già esercitate dalle Province in materia di agricoltura, attività estrattive, attività culturali e spettacolo, edilizia residenziale pubblica, energia, formazione professionale, politiche del lavoro e sociali, turismo e vincoli idrogeologici.
Dopo l’approvazione della legge si darà il via a specifici accordi per l’avvio delle funzioni e il trasferimento delle risorse umane, finanziarie, strumentali e organizzative.
In particolare, entro due mesi dall’entrata in vigore si dovrà sottoscrivere un’intesa-quadro tra le Province e la Regione per la gestione associata delle funzioni, ed entro un mese dalla sottoscrizione di tale intesa le Province vi daranno attuazione tramite specifici accordi e l’istituzione di eventuali uffici comuni.
In tema di trasporto pubblico (escluso dalla gestione associata per la parte amministrativa), entro 90 giorni l’Agenzia della mobilità piemontese definirà con apposita convenzione modalità di acquisizione e spesa per il personale da prendere in carico.
Entro un anno dovrà essere approvata una normativa specifica per la gestione integrata dei rifiuti urbani.
Entro 90 giorni si dovrà stipulare presso l’Osservatorio regionale previsto dalla “legge Delrio” un accordo quadro per il trasferimento del personale, cui far seguire specifici accordi sottoscritti dai legali rappresentanti degli enti interessati.
Con la deliberazione di Giunta di approvazione degli accordi di cui sopra verrà stabilita la decorrenza delle funzioni dei nuovi enti, comunque entro il 31 dicembre 2015: dal 1° gennaio 2016 la Regione si accollerà le spese per l’attuazione della legge.
Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge le Province effettueranno la ricognizione delle proprie società partecipate prevedendo tempi e modalità di dismissione per quelle non più necessarie.
Un capitolo importante riguarda il personale, che passerà alla Regione in ruolo separato, come prevede la “legge Delrio”, per poter essere messo a disposizione con convenzione alle Province e alla Città metropolitana. Circa 1.300 dipendenti (289 solo in agricoltura) dovrebbero restare definitivamente all’ente regionale.
“Le risorse per dare concretezza ai programmi ci sono — sottolinea il vicepresidente della Giunta regionale Aldo Reschigna, prevedendo le critiche che, da più parti, individuano nella sezione finanziaria l’anello più debole della riforma -. Per il 2015 alle Province arriveranno 51 milioni di euro. Lo sforzo che facciamo quest’anno è notevole ma le soluzioni trovate, frutto di un lungo confronto con le organizzazioni sindacali e l’Osservatorio sugli enti locali, meritano il massimo impegno, anche finanziario”.
www.regione.piemonte.it/autonomie
www.regione.piemonte.it/entilocali

Bene gli ambiti ottimali, il nodo sono le funzioni

IN COMMISSIONE LE CONSULTAZIONI SUL DISEGNO DI LEGGE DI RIORDINO DELLE PROVINCE, SENTITI GLI AMMINISTRATORI E LE ASSOCIAZIONI

Dopo la pausa estiva è iniziato in Commissione Affari istituzionali — presieduta dal consigliere Vittorio Barazzotto — l’esame del disegno di legge n.145, approvato dalla Giunta regionale il 20 luglio scorso, sul riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in attuazione della “legge Delrio”.
Sul provvedimento sono stati consultati i presidenti delle otto Province piemontesi e le organizzazioni interessate, alla presenza del vicepresidente della Giunta regionale Aldo Reschigna, con delega agli Enti locali.
Il presidente della Provincia del Vco Stefano Costa ha sottolineato che “il disegno di legge ha recepito la specificità montana che già la ‘legge Delrio’ ha riconosciuto al nostro territorio, che non è una concessione ma un’assunzione di responsabilità, una sperimentazione di autonomia e federalismo che potrà essere in seguito allargata ad altre province”.
Per Carlo Riva Vercellotti, presidente della Provincia di Vercelli, “non ci saranno né risparmi né semplificazioni, bensì aggravi di costi e di burocrazia, perché avremo ulteriori livelli di governo cui fare riferimento. Inoltre, restano aperte ancora troppe questioni, da quella delle risorse, all’incertezza sulle funzioni, al tema del personale”.
“La valutazione — ha proseguito il presidente della Provincia di Biella Emanuele Ramella Pralungo — è tutto sommato sufficiente, ma condizionata da alcuni punti. Il Piemonte è una regione che nei passati decenni ha delegato molto alle Province e ora dobbiamo fare attenzione a non penalizzare i servizi. Il rischio è quello di una normativa che lascia alcune funzioni nel limbo. La recente sentenza della Corte costituzionale, poi, oltre a intervenire sui temi economici, sottolinea che le Regioni non solo devono erogare le risorse per l’esercizio delle funzioni delegate ma anche dettare le regole del gioco. Il tema delle risorse, inoltre, resta centrale”.
Il vicepresidente della Provincia di Asti Marco Gabusi ha invece evidenziato “il rischio che si creino territori di ‘serie A’ e territori di ‘serie B’, con l’impoverimento delle città, che perderebbero il proprio ruolo di capoluoghi”.
Ancora aperto il nodo del personale, come ha sottolineato anche il rappresentante della Cgil, che ha sottoposto ai commissari una serie di emendamenti al testo, ponendo anche l’accento sui tagli imposti dal Governo centrale, che mettono a rischio i servizi fondamentali come le scuole e la manutenzione delle strade.
Sul tema delle funzioni in campo ambientale, sono invece intervenuti i rappresentanti di Pro Natura Piemonte e dell’Associazione nazionale Polizie provinciali.
Ha chiuso le audizioni Forma Piemonte, sul tema della formazione professionale, sottolineando la necessità che il grande patrimonio della Regione Piemonte sia gestito a livello centrale, anche per un miglior utilizzo delle risorse.
Molte le memorie presentate dalle organizzazioni, sia quelle presenti sia quelle che non hanno potuto partecipare ai lavori della Commissione.
Al termine delle consultazioni il consigliere Marco Grimaldi (Sel) ha posto alcune domande ai soggetti presenti sui temi della formazione professionale, dei centri per l’impiego e dei controlli ambientali. (em)

Fusioni di Comuni, avanti piano

IL 1° GENNAIO 2016 VERRANNO ISTITUITI I COMUNI DI LESSONA E BORGOMEZZAVALLE E ALTRI SI PREPARANO ALLA FUSIONE

di Elena Maccanti

Un percorso che parte dal basso, dai Consigli comunali e dalla consultazione popolare, per unire le forze dei piccoli Comuni e migliorare i servizi ai cittadini. In Piemonte, che di Comuni ne conta 1.207, di cui 1.077 non arrivano a 5mila abitanti, aumentano le fusioni tra piccoli municipi, grazie anche agli incentivi economici statali e regionali.
Il Consiglio regionale ha recentemente approvato due leggi che, completando l’iter di fusione di quattro municipi, istituiscono, dal nuovo anno, il Comune di Lessona, nel Biellese, nato dalla fusione di Lessona e Crosa, e quello di Borgomezzavalle, nel Verbano Cusio Ossola, risultato dell’unione di Viganella e Seppiana. Il nuovo Comune di Lessona avrà 2.835 abitanti (344 di Crosa e 2.491 di Lessona); quello di Borgomezzavalle 331 (165 di Seppiana e 166 di Viganella). Verranno istituiti il 1° gennaio 2016 e a quella data decadranno sindaci, Giunte e Consigli comunali. Fino a nuove elezioni, le funzioni verranno svolte da un commissario, coadiuvato da un Comitato consultivo formato dai sindaci dei Comuni originari. Tutti i beni mobili e immobili e tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dei Comuni originari confluiranno nel nuovo ente, così come il personale, che manterrà la posizione giuridica ed economica in essere all’atto del trasferimento.
Tra il 1° ottobre e il 15 novembre si tiene invece il referendum consultivo in altri tre Comuni del Biellese, dove l’iter per la fusione è appena all’inizio: si tratta dei Comuni di Campiglia Cervo, Quittengo e San Paolo Cervo, che intendono fondersi in un unico ente. Se istituito, raggiungerà quasi i 550 abitanti.
“È un fatto positivo — ha commentato in Aula dopo l’approvazione della delibera d’indizione del referendum il vicepresidente della Giunta Aldo Reschigna, con delega anche agli Enti locali — e in molte località del Piemonte si sta sviluppando un dibattito in questo senso”.
La fusione di Comuni è normata dalle leggi regionali n. 51 del 1992 e n. 11 del 2012. La procedura inizia con la richiesta alla Regione da parte dei Comuni interessati alla fusione, deliberata dalla maggioranza dei consiglieri assegnati ai rispettivi Consigli, e, successivamente, dalla Provincia interessata. La Giunta regionale presenta un disegno di legge e, con deliberazione del Consiglio regionale, indice il referendum consultivo tra la popolazione. Una volta acquisiti gli esiti del referendum, l’Assemblea approva la legge di istituzione dei nuovi Comuni. Il percorso, però, non arriva sempre a un esito positivo. È successo, per esempio, per la fusione dei Comuni di Mezzana Mortigliengo e Casapinta: al referendum del 14 giugno scorso, tra i cittadini di Casapinta è prevalso il “no” e l’iter del disegno di legge è stato interrotto.
La legge regionale, infine, prevede contributi economici a favore dei Comuni nati dalla fusione che, per un mandato elettorale, sono anche esentati dall’obbligo di gestione associata delle funzioni previsto dalla legge nazionale.

Realtà omogenee, è più facile fare sinergia
intervista a Alberto Preioni

Alberto Preioni è il sindaco di Seppiana, 165 abitanti in Valle Antrona, nell’Ossola. Dal 1° gennaio 2016 il Comune si fonderà con Viganella per costituire il nuovo municipio di Borgomezzavalle, che avrà poco più di 300 abitanti.

Come è nata l’idea della fusione con Viganella?

Ragionavamo su questa idea da un paio di anni. I Comuni non hanno più risorse ed è impensabile puntare ancora su finanziamenti regionali e provinciali e soffriamo lo spopolamento con una popolazione per lo più anziana. In questo quadro abbiamo deciso di unire le forze di due piccoli Comuni, che sono vicini e hanno le medesime peculiarità.

Quali sono i vantaggi?

I risparmi sono reali perché si hanno meno costi in termini di indennità per sindaco, assessori e consiglieri comunali. Con un’unica sede, poi, le spese si riducono anche per le utenze, le pulizie, gli affitti e il personale. Abbiamo stimato risparmi per 50mila euro l’anno, che per un piccolo Comune sono molti. In più, beneficeremo degli incentivi statali e regionali destinati alle fusioni, altri circa 50mila euro l’anno. Con un milione di euro in più in dieci anni, e senza essere soggetti al patto di stabilità, riusciremo a erogare migliori servizi ai cittadini.

Non c’è stato il timore di perdere la propria identità?

I Comuni sono molto vicini e sono simili. Non c’è il rischio, che invece vedo nel caso di fusioni tra piccoli municipi e realtà più grandi, di perdere centralità e identità. Addirittura, in un primo tempo, avevamo pensato di unire i Comuni di tutta la nostra piccola valle. Peraltro le tradizioni e le ricorrenze delle singole realtà verranno mantenute, così come i numeri civici delle strade, Cambierà solo il codice di avviamento postale. Del resto, i cittadini si recano in Comune poche volte l’anno, e non importa se questo dista 500 metri in più, mentre dei servizi hanno bisogno tutti i giorni. (em)

Rispettare le scelte dei cittadini
intervista a Mauro Fangazio

“Rispetto l’idea che i miei concittadini hanno espresso con il loro voto e adotto le decisioni conseguenti”. Così Mauro Fangazio, sindaco di Casapinta, quasi 450 abitanti in provincia di Biella, commenta i risultati del referendum che lo scorso 14 giugno ha bocciato la fusione con Mezzana.

Perché i cittadini di Casapinta hanno votato contro la fusione con Mezzana?

Vede, quando si contrae un matrimonio occorre che entrambi gli sposi portino in dote qualcosa. In questo caso si è scoperto che la situazione dei conti dei due paesi era molto differente e i miei concittadini hanno temuto che i risparmi conseguiti dal nostro Comune finissero per dover coprire i debiti dell’altro. Adesso, alla luce del risultato del referendum, mi sento di difendere quanto hanno decretato i miei abitanti e, alla loro voce, unisco la mia.

Lei credeva in questa scelta?

Ci credevo e certamente ci credo ancora. Da un lato i risparmi conseguiti con la fusione, dall’altro i contributi economici di Stato e Regione, fanno comodo ai nostri piccoli Comuni. Ma ho sentito anche una pesante responsabilità: aver portato all’ipotesi di fusione un Comune sano, con i conti ampiamente in ordine, con una quota annuale di rate mutui pari a 11mila euro, che, nonostante i tagli operati dallo Stato, riesce ancora, seppur faticosamente, a non aumentare i tributi. Tutto questo grazie agli avanzi di amministrazione, realmente disponibili, che derivano da anni in cui, da buon padre di famiglia, ho chiesto sacrifici ai miei cittadini. Oggi, nel nostro piccolo, possiamo dire di essere in grado di realizzare le opere necessarie al territorio.

E ora cosa succede?

Percorreremo altre strade. Certamente adempiremo agli obblighi di gestione associata delle funzioni fondamentali così come ci prescrive la legge ma lo faremo cercando soluzioni che non portino altre tensioni nell’interesse dei miei concittadini. (em)

www.comunelessona.it
www.comune.crosa.bi.it
www.comune.seppiana.vb.it
www.comune.viganella.vb.it
www.comunecasapinta.it
www.comune.mezzanamortigliengo.bi.it
www.comune.campigliacervo.bi.it
www.comune.quittengo.bi.it
www.comune.sanpaolocervo.bi.it

Dalle Comunità alle Unioni montane

ENTRO DICEMBRE IL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE DOVRÀ ESSERE CONCLUSO. PREVISTI 41 NUOVI ENTI, CHE COMPRENDONO 476 COMUNI

E’ quasi concluso il processo di superamento delle Comunità montane previsto dalla legge regionale n. 11 del 2012: da tempo gli enti sono stati messi in liquidazione attraverso la nomina di commissari che, entro la fine di quest’anno, dovranno estinguere le vecchie Comunità e fare il riparto di attività e passività.
Sono 41 le Unioni montane che si sono costituite sino a oggi. Si parla, complessivamente, di 476 Comuni, ammontanti a circa il 92% degli enti coinvolti nella trasformazione verso le nuove figure giuridiche. Cinque le nuove Unioni nate in provincia di Alessandria, una in provincia di Asti, cinque nel Biellese, nove nella “Provincia Granda”, una in provincia di Novara, tredici in quella di Torino, sei nel Verbano Cusio Ossola e un’unica Unione montana in Valsesia. Sono invece 82 i Comuni montani che a oggi hanno scelto di non aderire ad alcuna nuova aggregazione. Come prevede la legge regionale n. 3 del 2014, questi ultimi possono stipulare una convenzione con un’aggregazione esistente al fine di esercitare le funzioni amministrative conferite alle Unioni. La nuova legge sulla montagna ha infatti riconosciuto il ruolo dell’Unione montana quale forma organizzativa dei Comuni idonea a rendere effettive le misure di promozione e sviluppo economico, salvaguardia e valorizzazione dei territori montani e individua nelle Unioni le forme associative destinate a subentrare nel ruolo e nelle funzioni delle Comunità montane in via di liquidazione.
A partire dallo scorso 1° luglio la Giunta ha conferito a tredici Unioni montane le funzioni amministrative che la Regione aveva già attribuito alle Comunità montane.
Altre sette Unioni, anch’esse pronte a partire, i cui territori non corrispondono all’ambito territoriale delle Comunità montane esistenti al 31 dicembre 2007, potranno invece esercitare le stesse funzioni a seguito di specifiche convenzioni con altre Unioni montane appartenenti al medesimo ambito territoriale.
L’iniziativa di Giunta segue all’attestazione, da parte delle venti Unioni oggetto del provvedimento, di essere in grado di avviare l’esercizio delle funzioni amministrative loro conferite.
Per quanto concerne i restanti ventuno nuovi enti sovracomunali che stanno perfezionando l’iter di costituzione, le funzioni sono mantenute transitoriamente in capo alle rispettive Comunità montane, così come le pratiche del settore agricolo che riguardano la programmazione 2007–2013.
La Giunta regionale sta proseguendo nel procedimento di adozione della Carta delle forme associative del Piemonte e a fine luglio ha adottato il terzo stralcio, con l’inserimento delle Unioni che hanno perfezionato il proprio status secondo quanto stabilito dalla normativa statale e regionale. (em)
http://goo.gl/bLuytY
http://goo.gl/jYb5JL

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