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Quando in Alessandria-Milan tutto era a misura d’uomo

di Mario Bocchio

Altri tempi, altro calcio, altre abitudini, altre regole. Ci viene da pensare a il mitico Moccagatta — lo stadio di Alessandria — era non solo in grado di essere teatro legittimo ed austero di certe partite, ma addirittura elemento deterrente della forza di qualsiasi avversario dei Grigi. Uno tra questi il grande Milan che molte volte venne ospitato e messo in difficoltà dall’undici alessandrino non tanto in virtù della propria forza quanto del peso che il pubblico del Moccagatta era capace di esercitare sulla formazione avversaria. Non si può non chiamare in causa le tre partite di campionato dell’ultima serie A che ha visto partecipare l’Alessandria.

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Una vittoria per 3 a 1 con tripletta grigia dell’argentino Tacchi, una sconfitta per 1 a 2 con doppietta rossonera di Altafini ed un pareggio per 0 a 0. Al di là del risultato apparentemente poco significativo, a molti è rimasta particolarmente nella memoria proprio questa partita. Spesso lo 0 a 0 è il risultato che meglio di ogni altro definisce in positivo l’andamento di una gara perché figlio di un’ espressione tattica di equilibrio. Così fu. L’Alessandria era appena tornata nella massima serie, i rossoneri erano i campioni d’Italia con un grande seguito di tifosi e con una formazione di grande qualità dove i capisaldi erano Cesare Maldini, Liedholm e l’argentino Grillo, oltre i soliti numerosi nazionali, più un certo Schiaffino che per fortuna dei Grigi quel giorno era infortunato! L’Alessandria dopo le prime due partite era imbattuta, vittoria casalinga contro la Fiorentina e pareggio a Torino con i granata.

C’era speranza ed un entusiasmo tutto particolare. Era settembre e sugli spalti del Moccagatta erano 22.000 gli spettatori, moltissimi dei quali in fresca ed immacolata camicia bianca perché a quei tempi si andava allo stadio anche vestiti in modo elegante. Non servivano tornelli, termine neppure catalogato nei dizionari dell’epoca, men che meno il congegno elettronico per stabilire se il pallone avrebbe o no oltrepassato la linea di porta. L’arbitro indossava un’ austera divisa nera, da vero giudice, con camicia bianca e spesso ostentava un vezzoso fazzolettino di pizzo nel taschino al posto degli attuali cartellini gialli e rossi. Le partite duravano sempre e solo novanta minuti, non c’era la possibilità di sostituire i giocatori, non c’era l’esigenza di équipe di direttori di gara per vedere quello che succedeva. Il Milan era stato imbrigliato dalla tattica difensiva chiamata “catenaccio” che l’Alessandria sapeva applicare molto bene . Quando dagli spalti si percepiva che il Milan potesse prendere il sopravvento partiva l’incitamento di tutto il pubblica di casa che con il suo ritmato, intenso, emozionante “ForzaGrigi!” intimoriva gli avversari e contribuiva ad aiutare i propri beniamini in difficoltà.

Era il valore aggiunto dello stadio Moccagatta! Valore rimasto imperituro da sempre al di là degli avversari, delle categorie e delle prestazioni. Quel giorno soltanto in tre occasioni il Milan avrebbe potuto fare gol, ma due volte i legni della porta e una il giovanissimo portiere esordiente Nobili non lo hanno permesso. I Grigi con una grinta encomiabile sono sempre riusciti a gestire la partita dove lo spirito di gruppo, l’ abnegazione e la volontà riuscivano a tener botto alla maggior classe e tecnica dei milanisti. Ineccepibile l’arbitraggio di quello che poi sarebbe diventato un’icona dei direttori di gara: Concetto Lo Bello. Non c’era ancora né la diretta radiofonica né ovviamente quella televisiva. Alla radio mandavano in onda solo il secondo tempo della partita più importante della giornata e Alessandrina-Milan non era stata considerata tale. Così chi non era presente avrebbe dovuto aspettare circa due ore per conoscere dai notiziari il risultato della gara. In compenso c’erano però già gli sponsor, pochi ma importanti. Per le partite di calcio ce n’era uno, la Stock di Trieste che ti invitava a brindare con il suo brandy se la squadra del cuore aveva vinto o a consolarti sempre con il suo prodotto se aveva perso. Il pareggio non era stranamente contemplato! Bei tempi davvero, belle emozioni, ogni evento una scoperta. Tutto a misura d’uomo, pochi ed educati sfottò, molta correttezza, tanta serenità. All’uscita dallo stadio idee contrastanti, discussioni civili e tutto finiva lì.

Percezioni discordanti su di un fallo da rigore? La moviola non esisteva e la sentenza indiscutibile era per tutti quella dell’arbitro.

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