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Rigoni Stern dialoga con Marco Paolini

Sergentmagiù, ghe rivarem a baita?

Il sergente nella neve” è il diario autobiografico del sergente maggiore dei mitraglieri Mario Rigoni Stern, alpino del battaglione Vestone

Marco Travaglini

”. Così inizia “ ”, diario autobiografico del sergente maggiore dei mitraglieri Mario Rigoni Stern, alpino del battaglione Vestone, divisione alpina Tridentina.

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Rigoni Stern sull’Altipiano

Il libro uscì sessantasette anni fa, nel 1953 con il sottotitolo “. Era il sedicesimo volume della collana “” pubblicata da Einaudi e diretta da Elio Vittorini nella storica sede torinese al numero 2 di via Biancamano. Il racconto di Rigoni Stern ( la prima stesura di quel suo diario l’aveva scritta nel Lager I B della Masuria, in Prussia Orientale, non molto distante dall’odierna Kaliningrad) colpì immediatamente per la forza e per l’umanità della testimonianza, del tutto priva di retorica, su avvenimenti tragici come la ritirata di Russia dell’Armir.

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La ritirata di Russia

Nell’inverno del 1944, prigioniero dei tedeschi, mentre fuori dalla sua baracca nevicava sempre, Rigoni Stern iniziò a descrivere i fatti che gli erano capitati l’anno prima. “Presi un mozzicone di matita che conservavo nello zaino per quella mania che avevo di scrivere il mio diario, e su pezzi di carta racimolati in fretta incominciai a scrivere”, raccontò in una intervista. Perché lo fece? Lo spiegò così, a metà degli anni ’60: “Dovevo dire quel che era accaduto a migliaia di uomini come me in quel dato periodo della guerra. Volevo narrare solamente una condizione umana.

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Il sergente nella neve

Tutto qui”. Il romanzo, suddiviso in due parti distinte ( “” e “” ) racconta i tre mesi in cui gli alpini italiani,sulle rive del Don, ricevettero l’ordine della ritirata (era il 17 gennaio del 1943) e con fatica e dolore, fame e freddo, s’incamminarono nelle steppe russe “”. Stremati, affamati, consapevoli dell’inutilità della guerra, si mettevano in bocca la neve per simulare la masticazione del cibo; senza più armi né munizioni, sull’orlo del tracollo psicologico e fisico, a rischio di congelamento marciarono nella steppa,incalzati dalle divisioni sovietiche.

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Un giovane Rigoni Stern

Una storia tragica, terribile durante la quale Rigoni Stern e i suoi compagni cercarono di non perdere il senso dell’umanità , come nel caso dell’incontro coi soldati russi in un’isba dove i nemici divisero il cibo con i nemici, in un clima di pace e serenità (“”). Accanto a Mario, protagonista e narratore, ci sono Marangoni e Bodei, Bosio e Pintossi,Tourn, Moreschi e tanti altri che condivisero le stesse ansie e fatiche, ponendosi la stessa domanda, carica di speranza che gli rivolgeva l’alpino Giuanin: “Un libro che ha attraversato i decenni senza perdere un filo di freschezza e autenticità, resistendo all’usura del tempo.

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Un’altra edizione del libro

Al sergente nella neve si è ispirato anche l’attore Marco Paolini che ne fece uno spettacolo teatrale di grande successo. Dal libro è stata tratta la sceneggiatura per un film, mai realizzato, a doppia firma dallo stesso autore e dal registra Ermanno Olmi. Rileggendolo, dodici anni dopo la scomparsa del grande vecchio di Asiago, si coglie ancora il senso del discorso equilibrato e struggente della testimonianza che Rigoni Stern dedicò a chi rimase per sempre nella sacca del Don. Un motivo in più per leggerlo o rileggerlo.

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