Un balcone sulle valli valdesi
Un itinerario in Valle Angrogna che porta al Monte Cialmetta, a cavallo tra la Val Pellice e la Val Chisone
di Pino Riconosciuto
Le valli valdesi, la Pellice, la Chisone e la Germanasca, sono ricche di storia, ma anche di percorsi escursionistici su cui si intrecciano alle meraviglie naturali, riscontri storici sia dei valdesi e delle persecuzioni subite, sia della lotta partigiana.
L’itinerario di oggi è possibile praticarlo scegliendo la lunghezza della tappa e tornando indietro dal percorso compiuto, o ad anello; ci porta su balconi panoramici di grande effetto a cavallo tra le Valli Pellice, di cui quella di Angrogna è una diramazione secondaria, la Germanasca e la Chisone.
Per raggiungere il punto di partenza occorre arrivare nella Valle Pellice, dall’autostrada che porta a Pinerolo da Torino, o dalla statale se si arriva da sud. Una volta imboccata la valle, occorre giungere fino alle porte di Torre Pellice dove si prende la deviazione a destra per Angrogna. Da lì, dopo circa tre chilometri, occorre seguire a destra le indicazioni per Angrogna, il Colle Vaccera e il rifugio Jumarre, che si raggiunge dopo circa 8 chilometri, a quota 1444 metri. Parcheggiata l’auto subito dopo il tornante che si affaccia sul rifugio, si prende la larga sterrata (150a) che parte dall’esterno del tornante. Si prosegue sul tracciato, una carrareccia ben tenuta che collega con le case poste sul versante e permette di arrivare alla Cà d’la Pais (Casa della pace, in lingua occitana), un edificio che nel ’44 ospitava partigiani e venne distrutto dai tedeschi. Dopo 40 anni, la locale comunità valdese lo acquistò con i terreni circostanti per ricostruirlo e trasformarlo in un centro di incontro per la pace e l’unione dei popoli. L’inaugurazione avvenne nel 1986, alla presenza di oltre 2000 persone.
Il nostro itinerario però non arriva fino alla casa. Passata la Rocha de Bizou, uno sperone roccioso che offre una vista straordinaria non solo sulla pianura, ma su gran parte dell’arco alpino fino a quello ligure, si procede proseguendo a destra al bivio che porta alla Casa della pace. In leggera salita la carrareccia attraversa a mezzacosta le pendici meridionali del Monte Servin, fino a giungere al bivio che a sinistra porta a Prà del Torno. Si procede invece sulla destra con un traverso che dirigendosi verso nord segna un semicerchio fino all’Alpe Criulira, dove delle baite ospitano i pastori per la gestione estiva dell’alpeggio. Siamo a 1600 metri, circa un’ora dopo la partenza.
Lasciando a valle gli edifici, si prosegue sul sentiero 150a e AVV che lentamente risale il versante. Dopo poche centinaia di metri si ignora il bivio a sinistra e si prosegue nella risalita in modo più marcato e diretto verso la linea di cresta che si raggiunge a 1810 metri, presso il Colle Souiran. Qui si intrecciano le linee di cresta che collegano la Vaccera con la Valle Germanasca, fino al Laz Arà, spesso utilizzate nel passato dai valdesi prima e dai partigiani poi per transitare da una zona all’altra evitando il fondovalle.
Da qui, proseguendo sulla destra, si arriva in breve al Monte Cialmetta, 1841 metri, un vero e proprio belvedere che permette una vista a 360° dal Monviso fino alla Val Chisone, passando per la pianura di Torino e la cresta che scende al Monte Servin, ultima tappa prima di chiudere l’anello con il rientro. La cresta, che si percorre in discesa sul sentiero sempre in cima, offre una splendida panoramica. Solo qualche tratto si sviluppa su punti più esposti, ma senza difficoltà, a meno che non si soffra di vertigini. Giunti sul monte dopo un breve salita finale tra alcuni massi - siamo a 1756 metri - si può godere un’altra affascinante vista sulla pianura sottostante prima di intraprendere la discesa, piuttosto diretta e ripida in alcuni tratti, che porta al Colle Vaccera e da lì, sull’asfalto in discesa, fino al parcheggio da cui siamo partiti.