Verso un’identità complessa

di Mario Bocchio

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Argentina, Mar del Plata, 1935. Sulla famosa spiaggia i nonni vestiti austeramente di scuro e con cappelli adeguati, i giovani in tenute sportive

Ai primi emigranti bene si adatta la definizione coniata da Oscar Handlin di “sradicati”: nella maggior parte dei casi essi, pur facendo fronte alla diversità che li circondava, se ne difendevano rifiutando di imparare la lingua del paese di accoglienza, al di là del minimo indispensabile, e mantenendo il più a lungo possibile usi ed abitudini di quello di origine.

USA, Illinois, Chicago, 1930. Anita Frediani, figlia di Ugo ed Eugenia emigrati nel 1900, con due amiche. Sembra una vera americana!

La seconda generazione, spesso nata nel nuovo paese, si dibatteva indecisa nella scelta tra il “prima” e il “dopo”, tra un passato che almeno poteva offrire qualche punto di riferimento certo e un futuro forse attraente ma ancora dai connotati imprecisi su cui incidevano profondamente avvenimenti epocali (si pensi alla seconda guerra mondiale e a coloro che, sicuri di far parte ormai di una nuova e stabile realtà, si ritrovarono nei vari paesi d’adozione a essere considerati “nemici”).

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Brasile, San Paolo, 1933. Famiglia Lucchesi in spiaggia

La terza e la quarta generazione risultano ben inserite nella società in cui operano ed emergono nei più diversi campi: dalla ricerca all’imprenditoria, dalla politica alle arti, dalla finanza al cinema.

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USA, anni dieci. Una diversa scelta. Due fratelli gemelli, nati nel 1899, combattono uno, come bersagliere, in Italia e l’altro, come fante degli Stati Uniti, durante la prima guerra mondiale

Via via che le generazioni si integrano, cominciano a sentire il bisogno di riscoprire le radici e cercano di recuperarle perché senza memoria non c’è identità e l’identità deve essere come un “motore di spinta” che mette insieme aspetti prettamente etnici (religione, feste, abitudini alimentari) e nuovi stili di vita (lavoro, famiglia, amicizie).

Non è un cammino semplice, lineare; è piuttosto caratterizzato da tortuosità, da regressioni, da interruzioni vistose nel processo di elaborazione del “vecchio” e di acquisizione del “nuovo”.

(Fonte: Fondazione Paolo Cresci)

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