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Viaggio nell’enomeccanica e nello spumante, dove la crisi è marginale

La viticoltura, l’enologia e l’enomeccanica sono gli elementi che caratterizzano il panorama economico del sud astigiano ed in particolare del canellese

di Mario Bocchio

Che cosa hanno in comune film come “Tempi Moderni” di Chaplin e “Metropolis” di Fritz Lang con la nascita dello spumante italiano? Molto, anzi moltissimo. Basta visitare il museo della storia dell’enologia e dell’enomeccanica piemontese (Mu.Vi.St.E.P.) di Canelli, realizzato grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea e della Regione Piemonte.

La viticoltura, l’enologia e l’enomeccanica sono gli elementi che caratterizzano il panorama economico del sud astigiano ed in particolare del canellese. “Dalle nostre uve sono nati grandi vini, che già nel XIX secolo avevano favorito la nascita dell’industria enologica, che ha contribuito in modo determinante a fare della nostra città e dei comuni limitrofi i leaders nel settore, con esportazioni e sedi sparse in tutto il mondo”, sottolinea Marco Gabusi, sindaco di Canelli. “A partire dagli anni ’50, si è iniziato un nuovo entusiasmante capitolo che ha proiettato nuovamente l’economia astigiana a livello mondiale: l’industria dell’enomeccanica”, aggiunge. Agli inizi del Novecento, il mercato vitivinicolo conobbe un crescente sviluppo e cominciò a richiedere la fornitura di macchinari e attrezzature sempre più avanzate. Le principali industrie vinicole del territorio per far fronte alla grande richiesta si servirono delle più moderne attrezzature enomeccaniche, prodotte per lo più in Germania e Francia. Man mano che le macchine diventavano più sofisticate ci si dotò di personale tecnico per la loro manutenzione.

Fu proprio uno di questi addetti, Tommaso Culasso, che nel 1945 si mise in proprio e fondò la Omecc (Officina Macchine Enologiche Culasso Canelli), la prima azienda enomeccanica. Pochi anni dopo il settore si arricchì di una nuova importante azienda: la Sirio Aliberti, che a partire dal 1949 iniziò a produrre le prime autoclavi. Curiosa è la sua esperienza: grazie ad una geniale intuizione, acquistò da un ente americano di residuati bellici tre cannoni che mise insieme costruendo con poca spesa una calandra in grado di spianare l’acciaio dandogli le dimensioni e le curvature volute, fu così in grado di realizzare serbatoi e autoclavi. E’ con gli anni Cinquanta che il volume d’affari, nel settore enomeccanico, divenne veramente significativo, anche grazie alla domanda proveniente da tutto il mondo. Nacque così, in modo naturale, sul territorio un polo tecnologico ad alto valore aggiunto.

“Oggi, nel Distretto Industriale di Canelli, sono presenti oltre 70 aziende che occupano più di 1.000 addetti enomeccanici, con un fatturato annuo che supera i 200 milioni di euro”, evidenzia con soddisfazione il sindaco Gabusi.

“Questa realtà, dapprima strettamente legata al prodotto vino, ha saputo proporsi, con ugual successo, per nuove applicazioni, come acque minerali, olii, medicinali, cosmetici e con una produzione enomeccanica davvero completa: autoclavi, nastri trasportatori, sciacquatrici, riempitrici, sistemi di tappatura e chiusura, capsulatrici, gabbiettatrici, etichettatrici, macchine per l’imballaggio. L’80% di queste risorse partono ogni giorno da Canelli per giungere sui mercati di tutto il mondo”, ancora il primo cittadino canellese. Nel museo, oltre all’enomeccanica, c’è anche la sintesi di studi e ricerche, riassunta con gli strumenti del multimediale e del virtuale, sui rapporti tra viticoltura e industria nell’area di produzione dell’uva moscato bianco dove oltre un secolo e mezzo fa nacque il primo spumante d’Italia. C’è la storia della trasformazione delle tecniche grafiche e pittoriche in materia di affiches e di packaging enologico; dell’uso vincente della fotografia come testimone in presa diretta di una rivoluzione eno-industriale in piena evoluzione e, infine, del cinema che, come accadde nello stesso periodo ad Hollywood con le opere di registi e artisti come Chaplin e Lang, riporta fedelmente, con precisione documentaristica, le immagini in movimento di un mondo in sviluppo frenetico, tra innovazione tecnologica e profonde trasformazioni sociali. Il sindaco di Canelli ha ragione quando ricorda che “qui le aziende hanno sofferto meno che altrove e che le performance medie sono state anche superiori a quelle, già ottime, del vino made in Italy nel suo complesso”.

Chiusure e ricorso alla cassa integrazione si sono attestati sui livelli minimi anche dopo il 2008. Ma va anche detto che da queste parti i problemi, nell’ultimo triennio, non sono certo mancati, almeno per quanto riguarda spumante e moscato.

“I volumi sono cresciuti, ma il prezzo medio di vendita all’ingrosso è sceso e con esso i margini”, delinea diplomaticamente il sindaco Gabusi . “Gli sforzi ci sono, ma manca ancora qualcosina a livello politico. In effetti, da queste parti, negli ultimi anni, si è litigato spesso e volentieri, Prima sul disciplinare, che prevedeva la possibilità di trasformare il moscato in Asti Docg ma con il processo inverso, poi sull’ampliamento della zona di origine, poi sui fondi europei per la valorizzazione dei vigneti, poi sulla spartizione di quelli regionali, poi sull’inclusione di questo o di quel comune all’interno della zona d’origine. Infine sul possibile ingresso del distretto all’interno del programma promozionale regionale Enolandia. Alla fine si è deciso per il no, meglio non mischiare le nostre uve con le altre”, conclude. Da queste parti è una ricetta che ha funzionato per quasi due secoli. Bisogna vedere che cosa ne penserà Roustman Tariko, oligarca della vodka, planato sulle colline del Basso Piemonte per bersi anche qualche calice del nostro spumante.

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